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Ultimo aggiornamento: 09.07.2008 ore 07:51
VELINO: Pinocchio (Guarini) scrive all'uomo dell'anno, Benigni. Stampa E-mail
01/01/2008
31 dic. - Gentile signor Benigni - permetta al suo vecchio amico Pinocchio di rivelarle la vera ragione per cui nessun nostro compatriota meritava più di lei il titolo che le è stato appena conferito da quel prestigioso istituto di ricerca che sotto il magico nome di Ekma provvede a osservare, registrare, raccogliere, analizzare e interpretare i dati del presente per prevedere gli scenari del futuro e indicare le vie di accesso all’avvenire.

benigni pinocc.jpg La vera ragione per cui questo titolo - ossia la qualifica di “italiano dell’anno” - spettava a lei di diritto, è il fatto a mio avviso evidente che oggi nessun italiano incarna ed esprime meglio di lei quella che a mio sommesso parere è la principale virtù nazionale: la furberia.

Di quanto lei fosse furbo mi resi conto, come lei sa, quando vidi il film che lei volle dedicarmi, e nel quale, come subito avvertii il bisogno di confidarle, non mi riconobbi affatto. Per carità, quel film è fantastico. Si vede che lei ce l’ha messa tutta per fare una cosa grossa. Ma il suo Pinocchio, mi creda, non sono io. Badi che non lo dico perché la sua età non è esattamente la mia. O perché voi uomini siete incapaci di scimmiottare noi burattini. O perché uno che come me ha sempre sognato il teatro non può amare il cinema. No: il vero motivo per cui il suo Pinocchio non ha niente a che fare con me sono – mi scusi – i suoi occhi.

In suoi occhi sono furbi, troppo furbi. I miei invece non lo sono affatto. I suoi sono gli occhi di un astuto fortunello. I miei invece sono gli occhi di uno sventuratissimo citrullo. I suoi sono gli occhi di un dritto che dell’arte di cavarsela nella vita conosce tutte le astuzie, tanto che nessuno è mai riuscito a raggirarla, e di solito è anzi lei ad abbindolare gli altri con le sue famose pagliacciate similpolitiche e simildantesche. Invece i miei sono gli occhi di un bischerino che di quell’arte non conosce nemmeno l’abbicì, tanto che con tutte le mie leggendarie bugie, manfrine e gherminelle non riesco a ingannare mai nessuno, tanto che non solo i grilli parlanti e le fatine turchine ma persino gli allocchi e i barbagianni, e anche i più scalcagnati imbroglioni riescono facilmente a turlupinarmi, e anzi proprio per essermi fatto fregare da due malandrini da strapazzo come quella volpe e quel gatto che temo siano suoi intimi amici, sono una volta persino finito in galera.

Insomma i suoi sono gli occhi di uno di quegli scaltri malandrini che ostentando verso i potenti modi apparentemente irriguardosi e sfrontati riescono sempre a intrecciare con loro curiosi rapporti di complicità; e perciò mi ricordano quelli di certi miei compagnucci di scuola che proprio con le loro marachelle, birbonate e buffonate riuscivano a conquistare la simpatia dei maestri; coi quali poi non di rado stabilivano strane intese a base di ammicchi e buffetti. Mentre i miei sono gli occhi di uno di quei poveri grullacci che correndo sempre dietro ai loro sogni e miraggi, e inseguendoli ogni volta con cieca e disperata vitalità, non solo non riescono mai a intendersi con le autorità costituite, siano esse comuni gendarmi o magistrati illustri, ma inoltre finiscono sempre piuttosto male.

Ecco perché l’allegria che continuamente sprizza dai suoi occhi è completamente diversa da quella che a volte scintilla nei miei. Giacché mentre in me la contentezza esplode sempre e soltanto allorquando qualche puerile chimera torna di nuovo a eccitare la mia immaginazione, a infiammare il mio desiderio, a riaccendere la mia eterna, indistruttibile voglia di uscire fuori di me per correre incontro a qualche nuovo trastullo, e rimanda perciò all’oscuro, doloroso sentimento della mia radicale insufficienza, la sua ininterrotta, rumorosa, urlata e (me lo lasci dire) monotona e uggiosa euforia è motivata, al contrario, dall’inesauribile piacere che le procura l’idea di essere quello che è. Ciò forse spiega perché, mentre nel mio sguardo vibra sempre, anche quando sono felice, una nota di malinconia, nel suo luccica sempre, anche quando è un po’ depresso, un lampo di vanagloria. E questa è la vera ragione per cui, mentre io sono un tipo piuttosto dinamico, continuamente in fuga da se stesso verso un sempre nuovo altrove, lei invece è un tipo piuttosto statico, giacché più corre, si dimena e zompa più resta incollato a se stesso e alla sua immutabile astuzia.

Affettuosissimi auguri da quel gonzo del vero Pinocchio. (Ruggero Guarini-Velino)

EKMA, sondaggi: L'UOMO dell'ANNO 2007 è BENIGNI.

Benigni uomo dell'anno. Il 2007 l'anno dei comici, ...

 

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