| "VELIVOLI BLU" DAL 2005 AL 2007 RIDIMENSIONATI I VOLI DI STATO MA NON I COSTI |
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| 07/04/2008 | |
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7 Apr. - Non pochi, secondo quanto appare sul Corriere Economia, i politici che hanno utilizzato i voli di stato per i loro trasferimenti, prima che Enrico Micheli, sottosegretario alla presidenza con delega ai servizi segreti a ai voli di stato, rendesse loro la vita più difficile.
Che tempi, quelli in cui i politici scorrazzavano su e giù per la penisola a bordo degli aerei blu della Presidenza del Consiglio.
Quando i jet dei servizi segreti erano parcheggiati a Ciampino pronti per essere usati come taxi da segretari di partito e portaborse.
O quando gli elicotteri e le motovedette della Guardia di Finanza servivano per accompagnare le personalità, con relativi familiari, s'intende, sulle spiagge delle isole più belle e inaccessibili.
Poi, a Palazzo Chigi è arrivato Enrico Micheli: sottosegretario alla presidenza con delega ai servizi segreti ma anche ai voli di Stato.
E allora tutti hanno avuto la vita più dura: si chiamasse pure Fausto Bertinotti, di cui è rimasto celebre un volo blu a Parigi per il ricevimento in occasione del matrimonio di Clotilde d'Urso, nipote del banchiere Mario, con Arthur de Kersuason de Pennendreff, nobile francese pronipote nientemeno di un condottiero delle Crociate.
Volavano, volavano, e non si fermavano mai.
Più di 37 ore al giorno, stavano in cielo i dieci aerei statunitensi, più i cinque della Compagnia dell'aeronautica italiana (quella dell'intelligence) e i due velivoli "d'appoggio" (quando gli aerei non bastavano alle esigenze) che erano stati affittati da un paio di società: una, per inciso, era del gruppo Eni. Nel 2005 si raggiunse il record: i jet del trentunesimo stormo volarono, soltanto per esigenze "di Stato", per la bellezza di 7.723 ore. Quelle dalla Cai, per altre 1.964 ore.
Il massimo, però, fu toccato nei primi tre mesi del 2006, durante la scorsa campagna elettorale.
Fra gennaio e marzo del 2006 i cinque Falcon dei servizi segreti volarono, soltanto per esigenze di stato e di governo, 757 ore: 8 ore e mezzo al giorno.
Per avere un'idea, nei tre mesi dell'anno precedente, le ore di volo erano state 341, meno della metà.
E nei tre mesi successivi, 455, nel trimestre ancora seguente 190, poi 151, quindi 114, nel primo trimestre del 2007. Proprio cos': zero.
Perché da qualche tempo la Cai non è più adibita al servizio taxi dei politici e delle altre figure "istituzionali". E non a caso dei cinque aerei che possedeva, due sono stati messi in vendita.
Micheli tuttavia ha dovuto faticare non poco. Arduo contare le richieste che ha rifiutato. Ancora più difficile fare il conto delle volte che ha invitato il politico di turno a non esagerare, e a salire su un aereo di linea come tutti i comuni mortali.
Taglia di qua e taglia di là si è probabilmente fatto più nemici in questi 24 mesi, l'ex direttore generale dell'Iri, amico di Romano Prodi, che nei decenni passati in Via Veneto a combattere con padrini politici di boiardi e boiardini.
Nè con gli aerei di Palazzo Chigi e degli 007, e neanche con gli elicotteri e le motovedette della Guardia di Finanza e di altri corpi, che sia pure nel rispetto delle norme erano utilizzati troppo frequentemente per trasferte non proprio legate ai loro compiti.
Il ministro delle attività produttive Antonio Marzano gentilmente accompagnato su qualche isola dell'arcipelago campano, il ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri solertemente trasportato su qualche isola siciliana.
E i loro colleghi con residenza fuori Roma, uno per tutti il ministro delle infrastrutture Pietro Lunardi, parmigiano, trasportati a casa (e poi riportati nella capitale) con l'aereo di stato al fine settimana.
Ma l'acquolina in bocca, sarebbe inutile negarlo, era venuta anche a chi era arrivato al governo dopo di loro.
Con un rischioi in più, legato al numero ancora maggiore di ministri e sottosegretari.
Così Micheli ha preferito mettere in chiaro subito le cose, facendo prima appello al senso di responsabilità.
Poi, quando è scoppiato il caso della trasferta ministeriale per il Gran Premio di Monza di Formula 1 dello scorso settembre, ha tirato fuori dal cassetto una direttiva che aveva già preparato con cui si impedisce ai membri del governo di usare l'aereo di Stato se non per dimostrata necessità e si introduce una specie di tariffa per i giornalisti al seguito.
Il risultato è che dal 2005 al 2007 le ore di volo della Cai si sono azzerate e quelle del trentunesimo stormo sono state quasi dimezzate, da 7.723 a 3.902.
Peccato però che non sia dimezzata la spesa.
Nel 2005, per i soli dieci aerei dell'Aeronautica, considerando anche i voli sanitari e umanitari (che però erano un quinto di quelli per esigenze di stato) si era arrivati a 49 milioni 321.173 euro.
Nel 2007 ci si è fermati a 556.446. Con una riduzione non proporzionata a quella delle ore di volo: 19,8% contro 49,5%.
Che cosa è successo? Sono aumentati di molto i costi degli addestramenti dei piloti, saliti del 143%.
Poi il prezzo del carburante. Infine, sembra un paradosso, ma meno un aereo vola, più sale il prezzo unitario del volo, perché i costi fissi sono fissi.
Fatto sta che se due anni fa un'ora di volo blu ci sostava 5.321 euro, adesso ce ne costa invece 7.228. Quasi duemila euro di differenza, il 35,8% in più. Forse si potrebbero ridurre anche questi di aerei.
scritto da E.Jacoboni, aprile 08, 2008 Per caso sono capitato nel vs sito, che vorrebbe apparire disinteressato, apolitico e obiettivo...... effettivamente è cosi; mi è bastato leggere l'articolo sui "velivoli blu" per rendermene conto !!!! Non una parola sui voli di Pecoraro Scanio, di Diliberto,e degli attuali governanti ma solo sarcasmi sui ministri dell'ex governo Berlusconi !?!? Avete proprio ragione !!! La vostra parte politica, dall'alto della propria superiorità morale, fa bene ad impartire lezioni di etica a tutti....e così perderà di nuovo le elezioni perchè gli italiani (non schierati) non ne possono più della supponenza di un certo giornalismo a senso unico ( vedi Repubblica per tutti). |
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