| Vergogna americana, GORE: «Anticipiamo i nuovi tagli alla CO2 al 2010. Avanti anche senza gli Usa» |
|
|
||
| 13/12/2007 | |
|
14 dic. - L'accusa: «Il mio Paese responsabile dello stallo». A Bali, Al Gore piomba a Bali dopo avere ritirato il premio Nobel per la Pace a Stoccolma e, con il suo entusiasmo da profeta dell’effetto serra tenta, all’ultimo momento, di sottrarre la tredicesima conferenza mondiale sul clima a un fallimento quasi completo:
«Il pianeta minacciato dal riscaldamento globale si
aspetta che da questa conferenza escano impegni chiari sulla riduzione
dei gas serra. Spero che ci sia un mutamento di atteggiamento da parte
dei alcuni Paesi, e soprattutto da parte del mio che è il principale
responsabile dello stallo di ogni progresso qui a Bali».
In ogni caso
Al Gore ha chiesto ai partecipanti di anticipare al 2010 i termini per
un accordo di riduzione dei gas terra «anche senza l'intesa con gli
Stati Uniti». «Facciamo in modo che il nuovo, più stringente regime per
il taglio delle emissioni ella CO2 cominci nel 2010» e non nel 2012
quando scade il Protocollo di Kyoto, è l'appello lanciato dal Nobel a
Bali.
Ma il carisma di Gore non sembra più sufficiente a imprimere una
svolta ai negoziati e ad assicurare un futuro al travagliato Protocollo
di Kyoto, oltre la sua scadenza del 2012.
PAESI DIVISI - A ventiquattro ore dalla fine del lungo negoziato di
Bali le posizioni fra i vari gruppi in cui si è frammentata la
conferenza appaiono inconciliabili. L’Europa e la maggioranza dei Paesi
in via di sviluppo sono determinati a chiedere che il documento finale
contenga un obiettivo vincolante per i Paesi industrializzati: entro il
2020 le emissioni dei gas serra dovranno essere ridotte di una
percentuale variabile tra il 25 e il 40%, rispetto ai livelli del 1990.
Dunque un obiettivo ben più impegnativo e oneroso rispetto a quello
attuale del 5%. Nettamente contrari a questa ipoteca sul futuro non
solo gli Stati Uniti, ma anche Giappone e Canada: «Ogni accordo a lungo
termine dovrà essere flessibile, in modo da permettere ai vari Paesi di
scegliere le politiche più adatte alla loro realtà economiche», invoca
il ministro dell’Ambiente canadese John Baird, ricordando che il suo
Paese, pur avendo aderito a Kyoto, è contrario come gli Stati Uniti a
quote di riduzione capestro.
RISULTATO - L’esito più probabile di queste contrapposizioni che, almeno
per ora, non lasciano prevedere spazi di mediazione, sarà un documento
conclusivo che affida a una nuova fase negoziale, della durata di due
anni, l’elaborazione di un nuovo accordo mondiale per la riduzione dei
gas serra. Se questo sarà ancora simile al Protocollo di Kyoto, nel
senso che conterrà date e quote di riduzioni vincolanti, come chiede
l’Europa; oppure se sarà molto più flessibile e affidato soprattutto ad
azioni volontarie, come pretendono gli Stati Uniti, lo sapremo soltanto
al futuro vertice di Copenaghen del 2009.
(Franco Foresta Martin CdS)
|
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Ambiente, altre notizie
Fai tu la notizia
Hai qualcosa da raccontarci? Ti sei imbattuto in un fatto che pensi meriti l'attenzione dei media? Scrivi il tuo pezzo e invialo a Clandestinoweb, la redazione ti contatterà per pubblicarlo sul sito





Segnalo
OKNOtizie
Smarking
Spurl
del.icio.us
Digg
Furl
Netscape
Yahoo! My Web
Google Bookmarks
Technorati
BlinkList
Newsvine
ma.gnolia
reddit
Tailrank








81 visitatori online

.jpg)


