| VERONESI: I NOSTRI RICERCATORI TRA I MIGLIORI IN EUROPA COSTRETTI AD EMIGRARE |
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| 07/04/2008 | |
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7 Apr. - E' dalle pagine del Corriere della Sera che Umberto Veronesi lancia un allarme sui giovani ricercatori italiani costretti ad emigrare a causa del fatto che in Italia solo l'1% del Pil è destinato alla ricerca, quota ben al di sotto di quella destinata dagli altri paesi occidentali.
Umberto Veronesi, ricercatore internazionale, è d'accordo con Severino, sempre però che si punti ai giovani e si cambi la politica della ricerca. Spiega "L'Italia può dare il via ad un moderno umanesimo, al Rinascimento europeo. Grazie ai nostri giovani scienziati. Punto di forza dirompente, ma fortemente ostacolato. In tantissimi mi scrivono ogni giorno: "Ma lei come ha fatto a dedicarsi alla ricerca? Forse ai suoi tempi era diverso, ma noi non cela facciamo". I miei tempi, nel dopoguerra, erano ben più duri e più poveri: io ho avuto la mia prima borsa di studio, molto esigua, a 34 anni. Oggi invece le risorse ci sarebbero ma la distribuzione è inadeguata e c'è un disinteresse generale verso la scienza. Cominciamo ad innalzare la quota del Pil all'1,5". A vantaggio dei giovani? Veronesi insiste: "Hanno talento, merito e idee. E sono tra i migliori in Europa". Ecco le prove. Qiualche mese fa il Consiglio europeo della ricerca ha diffuso i dati preliminari del primo bando relativo al budget di 7,5 miliardi di euro per i giovani ricercatori. I risultati finali a novembre. Il bando era basato sul valore delle idee: andava presentato il curriculum e un progetto di ricerca, indicando anche il Paese dove realizzarlo. Le domande sono state 9.716, la prima selezione ha portato a 570 finalisti: 250 saranno i vincitori (a ognuno andranno 2 milioni di euro per il loro progetto). All'inizio, 1.600 domande erano italiane. Più della Francia e della Germania messe insieme. Fra i 570 finalisti, il 14% è italiano. La Germania ci ha sorpassato con il 17% dei finalisti. Nota negativa: solo il 4% degli italiani ha chiesto di realizzare il progetto in Italia, il 25% ha scelto la Gran Bretagna. E un solo straniero realizzerebbe il suo progetto in Italia. "Un norvegese. E il sospetto è che, uomo o donna che sia, non sia proprio attratto dall'Italia per la scienza...", dice Veronesi. La Gran Bretagna attira, l'Italia no. Di qui l'allarme: "I nostri ragazzi sanno che per lavorare in ricerca devono cercare finanziamenti all'estero. Sono bravi, ma consapevoli che in Italia non c'è spazio. I migliori "emigrano". Allora, dobbiamo recuperare la nostra antica capacità di attrazione culturale. A parte che non ci sono concorsi internazionali (come in Francia per esempio), il problema è che in Italia chi vuole fare ricerca non ha il percorso di carriera definito. Ci vuole un piano strategico e a lungo termine per i giovani che oggi spesso hanno il dubbio di poter sopravvivere se fanno i ricercatori. Non parliamo poi se vogliono mettere in piedi una famiglia". Che fare allora? "Un finanziamento dello Stato solo per i giovani, che sia costante e soprattutto sicuro - è la ricetta di Veronesi-. E creare in Italia le basi per un polo scientifico internazionale. Il progetto Cerba, che creerà a Milano una Nih euroopea, è il seme del rinascimento". Italia "faro" europeo della scienza. (mps) |
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