| VERTICE FAO: I 183 DELEGATI DIVISI SULLA BOZZA - LE CRITICHE DELLE ONG |
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| 05/06/2008 | |
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05 giu. - Nella giornata conclusiva del vertice Fao, i
rappresentanti delle 183 delegazioni presenti tardano a trovare un
accordo sulla dichiarazione finale. La trattativa è serrata al punto
che la conferenza stampa finale del direttore generale Jacques Diouf,
prevista per le 17.00, è slittata alle 18.30. Secondo indiscrezioni
trapelate in ambienti Fao, i nodi che ancora non sarebbero stati
sciolti riguarderebbero gli accordi sulle politiche commerciali, il
protezionismo ed i sussidi dei paesi ricchi alle proprie agricolture.
Nell'ambito del negoziato in corso - sempre secondo le stesse fonti - un altro degli scogli da superare in fase di negoziazione è quello legato alla produzione cerealicola argentina e ai conseguenti riflessi sui prezzi.
Su alcuni temi però esisterebbe già un accordo di massima.
Tra questi, ci sarebbero gli aiuti immediati per la crisi alimentare e l'invito affinché i prodotti alimentari non siano uno strumento di pressione politica.
Alla fine, sul tema dei biocombustibili, dalle dichiarazioni finali potrebbe venire fuori una mera raccomandazione generale alla comunità internazionale sull'uso e gli investimenti futuri.
I biocarburanti diventano un'opportunità, invece, per Josette Sheeran, direttore esecutivo del Pam, "quando il petrolio supera gli 80 dollari a barile anche se - aggiunge - occorre valutarne prima l'ecocompatibilità". Anche l'Africa è ancora al centro dell'attenzione del vertice.
ONG, LA DICHIARAZIONE FINALE NON RISOLVE LA FAME
- La dichiarazione finale non risolve il problema della fame. Questa in sintesi la posizione delle organizzazioni non governative, in una conferenza stampa nel Palazzo dell'agenzia Onu, dopo aver visto la bozza del documento conclusivo.
Le stesse ong che hanno organizzato 'Terra preta', il Forum parallelo al summit, proprio per dare voce alla richiesta di realizzare sovranità alimentare e il diritto al cibo per i milioni di affamati del Pianeta.
Due le accuse principali nei confronti dei lavori della conferenza: quella di non essere stati coinvolti nel processo decisionale e il fatto di ripetere gli stessi impegni del passato, delegando la questione dell'emergenza cibo alla task force Onu, senza quindi un coinvolgimento diretto dei governi nella gestione della crisi.
"La dichiarazione finale non riempirà nessun piatto" afferma Maryam Rahmanian, dell'organizzazione iraniana Cenesta.
"I nostri 4.700 partecipanti sono stati ignorati - ha detto Fabio Valente, brasiliano, di Fian International - quando anche noi, insieme ai produttori, siamo parte della soluzione. Per questo vogliamo la costituzione di una commissione sulla sovranità alimentare che analizzi le vere cause della crisi e possa trovare soluzioni concrete". "Indigeni, agricoltori, pescatori: non siamo stati minimamente considerati nel documento finale" ha aggiunto Herman Kumara, il rappresentante dallo Sri Lanka del Forum mondiale dei pescatori. A guadagnare dalla gestione dell'emergenza, secondo le ong, saranno le multinazionali, visto che "la voce speculazione, nella bozza, non è nemmeno menzionata" ha detto Rahmanian.
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