| Vespa/Craxi: "L’amore e il potere" il 10° libro di Vespa, un esempio di giornalismo parassitario |
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| 29/10/2007 | |
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Da Vittorio Lussana 29 ott. - Il giornalismo parassitario di Bruno Vespa
‘L’amore e il potere’ di Bruno Vespa, edito da Mondatori, è l’esempio
classico di un giornalismo parassitario che da troppo tempo, ormai,
infesta il panorama editoriale italiano:
raccontare gli amori
‘segreti’, “quelli da non dire” come direbbe Ivano Fossati, di alcuni
personaggi politici, significa semplicemente continuare a cercare la
morbosità dei lettori senza fornirgli risposte reali intorno ad
importanti questioni sociali di questo Paese.
Nel caso particolare
di
Bettino Craxi, non tenere in debita considerazione quei danni morali
che determinate rivelazioni possono avere sulla sua famiglia dimostra
non soltanto un’autentica mancanza di rispetto nei confronti di fatti e
persone, ma la totale truculenza di un ambiente in cui vige ormai,
imperituro ed immodificabile, il motto: “Passata la festa, gabbato lo
Santo”!
Ciò risulta una questione ormai determinante per comprendere
molte cose. Ad esempio, come, nella vita, possa essere più affidabile
un nemico leale rispetto ad un amico che, appena volti le spalle, ti
pugnala senza scrupoli. E’ questo il grave fenomeno degenerativo che
sta causando il malessere, anche e soprattutto psicologico, di questo
Paese.
Tanti amici di Bettino Craxi, dopo la sua uscita di scena si
sono giovati delle sue stesse disgrazie giudiziarie, politiche ed
umane. E continuare ad ‘ammazzarlo’ rimane la metodologia principale
per sponsorizzare se stessi, infangando, indirettamente, l’immagine di
un leader che la Storia, invece, si sta incaricando di recuperare con
sincerità. La qual cosa significa sostanzialmente ‘sbattersene’ della
questione di come il suo esilio ‘forzato’ in Tunisia abbia finito col
distruggere la politica italiana, costringendola a ricorrere alle sue
terze e quarte fila o, addirittura, a vedere la discesa in campo di un
imprenditore – editore con un’eccessiva influenza sull’intero panorama
dell’informazione politica nazionale. Di qui, tutto il resto: giornali
diretti dagli editori anziché dai direttori, vallette e attricette di
‘mezza tacca’ mandate in Parlamento, legittimazione dei più variegati
metodi ‘premiali’ delle distinte professionalità, lontani intere
galassie da ogni ‘straccio’ di meritocrazia.
Il tutto, naturalmente, da
intestare, implicitamente od esplicitamente, a Bettino Craxi in quanto
principale capostipite di tali fenomeni degenerativi, richiamandolo
ipocritamente come grande leader libertario. Peccato, però, che il
messaggio sotteso nel lavoro di Vespa - e che ogni lettore coglie
immediatamente - non è affatto quello di un Craxi impegnato a
smascherare le ipocrisie del ‘familismo’ cattolico-borghese italiano,
bensì quello di un ‘libertinismo’ bello e buono, di una liceità
comportamentale anarcoide e qualunquista al di fuori di ogni verità,
nonché teso a dimostrare come, in Italia, tutto funzioni tramite
raccomandazioni o relazioni sessuali che infangano persino la
profondità di quei sentimenti che una qualche ‘sbandata’ – eventualità
che può sempre capitare - ti permette di provare. Inveire contro Bruno
Vespa significa fargli della pubblicità involontaria? Fa niente: almeno
lasciatemi la soddisfazione di scrivergli, a chiare note, che un
giornalismo di tal genere provoca solamente l’indegnità, morale e
professionale, di chi lo fa e di chi lo edita. Vittorio Lussana
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