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Ultimo aggiornamento: 07.01.2009 ore 20:23
VOTO '08: 160 I SIMBOLI DEPOSITATI AL VIMINALE MA SI ATTENDONO LE LISTE... Stampa E-mail
02/03/2008
02 mar. - Entro le 4 di oggi pomeriggio dovranno essere presentati al Viminale tutti i simboli elettorali. Ieri sera si era giunti a quota 160. Con ben tre Dc scudocrociate, di cui due - quelle di Angelo Sandri e Giuseppe Pizza - divise da una controversia legale sfociata in una denuncia. Ma anche le falci e martello sono tre.
elezioni_03_280x200.jpgAltri simboli, va detto, sono stati depositati solo per evitare che doppioni o emuli potessero trarre in inganno.
Si vanno definendo, invece, specie nel Pd (il Pdl è più in ritardo), le candidature di peso, tra cui spicca quella del generale Mauro Del vecchio, comandante del Coi (l’organismo della difesa preposto alle missioni all’estero) dopo aver guidato i contingenti italiani a Kabul e in Kosovo.
Una candidatura «prestigiosa» per l’ambientalista del Pd Realacci e «inopportuna» per l’ambientalista della sinistra arcobaleno Bonelli.
Ma tant’è, e Veltroni gongola per aver imbarcato un uomo d’armi dopo aver reclutato un superpoliziotto come Achille Serra.
Alla candidatura di quest’ultimo, il centrodestra ha replicato cooptando il prefetto Raffaele Lauro, fino a due settimane fa (quando si è dimesso per andare in pensione) ai vertici dell’Antiracket.
Continua da parte di Berlusconi anche il pressing sull’ex leader di Confindustria Antonio D’Amato, da schierare in Campania, mentre è certo che capolista per il Senato in Lombardia sarà il presidente della Regione, Roberto Formigoni.
Resta invece in balia delle polemiche la candidatura con Veltroni del presidente di Federmeccanica Massimo Calearo.
«Meglio un politico in meno e un imprenditore in più» ha detto Luca di Montezemolo, dando così più che un consiglio all’interessato, il quale si è sottratto alle insistenze dei cronisti che lo interrogavano sulle sue decisioni, dicendo di aver bisogno di un weekend per riflettere.
Sulla sua discesa in campo, peraltro, se i «suoi» sono perplessi, la Sinistra Arcobaleno lo è ancora di più: «La candidatura di una espressione di Confindustria - ha detto Bertinotti con riferimento, evidentemente, a Matteo Colaninno - mi aveva fatto dire “uno di troppo”.
Ma quella di un dirigente di Federmeccanica mi fa dire due e mezzo di troppo».
Oliviero Diliberto, poi, è critico sull’impostazione complessiva delle liste di Veltroni: «Se dovessi iniziare a giudicare le candidature del Pd dovrei dirne di tutti i colori - ha commentato -; in quelle liste c’è di tutto: da Serra, a Calearo, fino a Del Vecchio e alla Binetti».
E comunque Veltroni tira dritto. In Piemonte, per esempio, si sa già che, oltre ai nomi già noti (Fassino, Damiano, l’operaio Thyssen Antonio Boccuzzi, la dipendente Asl Franca Biondelli), Antonello Soro dovrebbe essere capolista in Senato e Mario Barbi in uno dei collegi della Camera.
Ma sono dati per possibili anche i ritorni di Furio Colombo e Rocco Larizza.
Nel Lazio, invece, il Pd ha il suo bel da fare. Due assessori della Giunta regionale Marrazzo - Massimo Pompili e Francesco De Angelis - dovrebbero correre per un seggio parlamentare, innescando un effetto domino su liste e assessorati.
Non ci sarà invece un posto per il leader dell’Arcigay Sergio Lo Giudice, e questo ha riacceso gli attriti tra il Pd e l’Associazione che, a Roma, ha giurato di non poter votare «mai e poi mai» per Francesco Rutelli considerato «il vero nemico», stando alle parole del presidente onorario Aurelio Mancuso.
Fuori dalle polemiche il Partito radicale che nove candidature doveva fornire al Pd e nove ne ha date: il ministro Emma Bonino prima di tutti, poi Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina, vedova di Luca Coscioni, Matteo Mecacci, Marco Perduca, Donatella Poretti, Maurizio Turco ed Elisabetta Zamparutti.
In Umbria resta, infine, da chiarire il presunto ostracismo contro Maria Prodi, nipote del premier uscente, che si è trovata - a suo dire all’improvviso - estromessa dalle liste: «Prima mi accusavano di essere supportata da mio zio, adesso non vorrei che avere questo cognome attirasse delle punizioni» (LaStampa)
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