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12 feb. - Giorni di trattative sulle
alleanze per il voto del 13 aprile. Sia Walter Veltroni che Silvio
Berlusconi sono al lavoro per valutare accordi e possibili intese. Per
quanto riguarda il Pd prosegue il dialogo con Antonio Di Pietro che,
dopo l'incontro di ieri al loft, vedra' di nuovo Veltroni nella
giornata di mercoledi' per un supplemento di confronto.
Non e' andato
bene invece il faccia a faccia con Enrico Boselli: "Nessuno puo'
chiederci un accordo che preveda lo scioglimento del nostro partito",
ha detto il leader socialista dopo aver parlato questa mattina con
Veltroni. Un 'no, grazie' piccato e' arrivato anche da Emma Bonino,
invitata ad entrare nel Pd da numerosi esponenti del Partito
democratico da Piero Fassino a Giovanna Melandri. "Non se ne parla
proprio, non sono un'accattona", ha tagliato corto la radicale.
Nell'altro campo, invece, resta da sciogliere, innanzitutto, il
caso Udc ovvero se il partito di Pier Ferdinando Casini entrera'
oppure no nel Popolo delle Liberta' di Silvio Berlusconi. Il Pdl
'corteggia' i centristi anche perche' il loro ingresso allungherebbe
ulteriormente la distanza dal Pd. Ma il Cavaliere sembra stia perdendo
la pazienza con i centristi e ha lasciato intendere che o Casini si
decide ad entrare nel Pdl oppure non vi sara' alcun apparentamento.
Per Gianfranco Fini "sarebbe davvero grave se gli amici dell'Udc non
comprendessero l'importanza di cio' che sta accadendo". Oltre al
nodo-Udc c'e' anche quello legato alla 'Destra' di Francesco Storace
che ha ribadito di "non voler essere trattato come la Lega. Io non
sono uscito da An per finire nel Ppe".
Intanto, si scaldano i motori anche per quanto riguarda le
elezioni amministrative e gli occhi sono puntati soprattutto sulla
partita del Campidoglio che a giorni Veltroni lascera', ma non prima
del via libera al nuovo piano regolatore della Capitale. Per il
centrosinistra a correre sara' quasi sicuramente (si aspetta solo
l'ufficializzazione) Francesco Rutelli. Nell'altro schieramento invece
si e' gia' fatto avanti proprio Storace, mentre si e' tirato indietro
dopo le indiscrezioni degli ultimi giorni, Franco Frattini di Forza
Italia.
DI PIETRO, STA A VELTRONI DECIDERE - BOSELLI, NO ALLE ANNESSIONI - "Spetta ora a Veltroni il compito di passare dalla
parole ai fatti''. Cosi' Antonio Di Pietro ha rilanciato la palla al
Pd commentando l'incontro di ieri con Veltroni al loft. ''Non solo per
condividere il programma -ha aggiunto- ma per riconoscere all'Italia
dei Valori la sua identita' valoriale. Noi siamo pronti ad aiutare il
Partito Democratico a vincere le elezioni e a rappresentare
un'alternativa al centrodestra di Berlusconi. Veltroni deve saper
cogliere questa opportunita' al volo se vuole".
"Se non vuole -ha aggiunto Di Pietro- l'Italia dei Valori c'e' e
ci sara' alle prossime elezioni. Con il Pd, o senza, saremo presenti
col nostro simbolo con una forte spinta e determinazione a far parte
del partito con le 'mani pulite' e libere. Dipende dal Partito
democratico se vuole vincere e governare o se vuole rinchiudersi e
rinunciare''.
Se Di Pietro ha ribadito la propria disponibilita', i Socialisti
hanno confermato che non sono disposti a sciogliersi nel Pd, coem ha
spigato il segretario Enrico Boselli dopo l'incontro stamattina
Veltroni. "Nessuno puo' chiederci un accordo che preveda lo
scioglimento del nostro partito. Noi -ha spiegato il leader
socialista- non abbiamo nessuna intenzione di scioglierci ne' di
essere annessi". Dopo l'incontro le probabilita' di un'intesa si sono
quasi azzerate. Anche perche', come ha spiegato Boselli, il Pd avrebbe
chiesto agli esponenti della Costituente socialista di confluire nelle
liste dei democratici rinunciando, di conseguenza, alla presentazione
del simbolo con la Rosa.
FRANCESCHINI, NON SI COMPRENDE PERCHE' SOCIALISTI NON POSSANO
RICOMPORSI CON NOI
- Un punto di incontro tra Socialisti avrebbe potuto
essere quello di collegare le liste del Pd con quelle di Boselli, ma
evidentemente il proposito non e' andato a buon fine. "Ci hanno
chiesto di entrare nelle loro liste -ha riferito Boselli- noi invece
ci saremmo aspettati un accordo sul programma riformista. Invece
l'alternativa e' stata 'o vi sciogliete o niente'". Pd e Socialisti si
sono presi una pausa di riflessione di 24 ore, prima di dare una
risposta definitiva. Boselli pero' si e' detto certo che i Socialisti
"andranno con loro simbolo. Faremo nostre liste e vedremo se ci
saranno accordi con altre forze".
Il numero due del Pd, Dario Franceschini, ha spiegato che
l'offerta ai Socialisti e' stata quella di "un accordo politico e la
loro entrata nelle liste del Pd. Del resto, negli ultimi anni, lo
hanno gia' fatto con Verdi e Rosa nel Pugno, e non si comprende
perche' non possano ricomporsi ora con il partito che ha dentro di se'
la maggior parte della famiglia dei Socialisti".
Intanto, e' stato fissato il vertice del Partito socialista,
come preannunciato da Enrico Boselli e Gavino Angius al termine
dell'incontro con Veltroni. I Socialisti si riuniranno domani alle 11
per sciogliere definitivamente il nodo delle alleanze in vista delle
elezioni politiche di aprile.
IL CAVALIERE, LA GENTE E' STANCA DI DIVISIONI - CESA RITORCE, E'
VERO BASTA GIOCHETTI
- Nel centrodestra restano tesi i rapporti tra
Berlusconi e l'Udc che ancora non ha sciolto la riserva sull'entrare o
meno nel Pdl. Il Cavaliere in un'intervista ha lasciato intendere che
o l'Udc entra nel Pdl o non accettera' apparentamenti: "La scelta
spetta a loro -ha detto Berlusconi- Conoscono quanto noi il sistema
elettorale in vigore. Come noi fanno parte della famiglia europea del
Ppe, cosi' come anche l'Udeur, che potrebbe rientrare nello
schieramento moderato, cosi' che oggi tutti i partiti italiani che
sono nel Ppe stiamo dalla stessa parte politica".
Quindi l'affondo: "La gente e' stanca delle divisioni e dei
giochetti politici di Palazzo. E le indicazioni unitarie che ci ha
dato il nostro popolo negli ultimi due anni -ha sottolineato
Berlusconi- sono chiare, pressanti. Noi le rispetteremo e andremo
avanti su questa strada, senza tentennamenti". arriva a brevissimo la
replica di Lorenzo Cesa: ''e' ora di finirla con i giochetti'',
ritorce piu' o meno con le stesse parole usate da Berlusconi. E
scandice: "L'Udc e' disponibile ad una alleanza vincolante e
programmatica con il centrodestra, nel rispetto della propria
autonomia e identita'. Ci dispiacerebbe se questa convergenza non si
realizzasse, ma non sara' certo per colpa nostra".
Il Cavaliere ha poi spiegato come il Pdl sia l'unica vera'
novita' del panorama politico perche' il Pd "e' e resta il partito di
Prodi", mentre Berlusconi ha rivendicato la primogenitura dell'idea di
dar vita a "un partito unitario del centrodestra. All'epoca non si
parlava nemmeno del Partito democratico; anzi il presidente del Pd,
Romano Prodi, lavorava alla creazione dell'Unione, nata 'contro' e non
'per'. Perche' l'Unione nasce ed e' tenuta insieme solo dallo spirito
dell'antiberlusconismo". (segue)
CAVALIERE, ELECTION DAY PESSIMO INIZIO - SU RIFORME SI' A LARGHE
INTESE - Secondo Berlusconi anche la scelta del Pd di
correre solo non rappresenterebbe altro che una scelta obbligata: "Un
tentativo di prendere le distanze dal governo Prodi, governo che ha
lavorato male secondo otto italiani su dieci e formato per l'80 per
cento da ministri e sottosegretari del Partito democratico. Lo stesso
partito che oggi promette di governare diversamente da come ha fatto
fino a ieri. Ma come possono pensare che gli italiani ci credano? Il
Partito democratico e' e resta il partito di Prodi".
Berlusconi e' tornato poi a dire no all'ipotesi di eletion day
caldeggiata dal centrosinistra: "Voler imporre per decreto l'election
day e obbligare gli italiani a votare insieme per le elezioni
politiche e per quelle amministrative, mi sembra un pessimo inizio di
dialogo. In alcuni casi i cittadini si troveranno in mano fino a sei
schede elettorali, con sistemi elettorali diversi e quasi certamente
con alleanze politiche diverse. Mi sembra una mossa disperata per
confondere le acque e nascondere tutte le difficolta' che ci sono tra
il Pd e la sinistra".
Detto questo, pero', il leader Pdl ha confermato la sua volonta'
di dialogo con l'opposizione e la disponibilita' a trovare larghe
intese sulle riforme e sulle cariche istituzionali. "E' una
disponibilita' che abbiamo manifestato gia' prima della crisi di
governo. E la rinnoviamo per il futuro. Siamo disposti a dialogare a
confrontarci, a scrivere insieme le regole e le riforme che debbono
far compiere all'Italia un salto di qualita. Noi siamo pronti a
scrivere le regole comuni della partita, ma vorremmo vedere la stessa
disponibilita' da parte dei nostri avversari, mentre invece il loro
comportamento e' stato sinora del tutto opposto".
BUTTIGLIONE, NON CAPIAMO PATTO FI-AN E NO A GRUPPO UNICO -
PEZZOTTA, SI' A DIALOGO CON UDC - Prima della anticipazione dell'intervista di
Berlusconi, il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione, aveva ribadito
le perplessita' dei centristi ad entrare nel Pdl: "Noi vogliamo unire
i moderati. I nostri alleati hanno stretto un rapporto piu' stretto
tra di loro. Noi non vogliamo entrare in questa alleanza perche' in
questo momento non la capiamo. Noi guardiamo ad un patto di coalizione
forte e non ad un gruppo parlamentare unico".
In attesa della decisione dell'Udc, c'e' anche la Rosa Bianca
che guarda alle mosse di Casini. Savino Pezzotta ha spiegato che non
c'e' "nessuna preclusione" anzi "piena disponibilita' al dialogo" con
l'Udc ma con un punto fermo: "La Rosa Bianca non entra in nessun
schieramento ne' di sinistra, ne' tantomeno di destra. Non sappiamo
che cosa voglia fare Casini, ma se sceglie di entrare nel Pdl, e'
ovvio che le nostre posizioni sono incompatibili", ha detto
all'ADNKRONOS.
Un altro co-fondatore della Rosa Bianca, l'ex-Udc Mario Baccini
si e' detto convinto che alla fine Casini entrera' nel Pdl: "Accordi
con Casini? Siamo aperti a tutti, ma credo che ritornera' all'ovile.
Anzi, sta gia' ritornando da Berlusconi, contrariamente al mandato che
aveva ricevuto dal congresso nazionale, che voleva un Udc
indipendente".
STORACE, NO A LISTA CINICA CHE PUNTA SOLO AL POTERE - CORRERO'
PER CAMPIDOGLIO
- Se l'Udc non ha ancora scelto, sembra invece che
si stia definendo la posizione de 'La Destra' di Francesco Storace che
restara' fuori dal Pdl. "Se non ci vogliono e' un problema loro ma io
dico 'no simbolo, no voti'. Io non dimentico quello che e' successo,
con le accuse reciproche di essere un ectoplasma e con i ricatti sulla
riforma Gentiloni. E' una lista cinica che punta al potere", ha
scandito Storace
Storace ha denunciato "lo scandalo" per cui "avremmo dovuto
accontentarci del rancio che ci veniva offerto, buttando a mare la
nostra storia e la nostra gente. Ma noi siamo usciti da An perche' non
volevamo entrare nel Ppe, non vedo perche' dovremmo entrarci con
Berlusconi". E ne ha anche per il leader del Pd: "A Spello ha messo
dietro di se delle immagini belle, non certo il traffico caotico di
Roma o la debolezza delle periferie sterminate e buie. In realta'
Veltroni finge. La gente se ne accorge. Le immagini non portano voti,
ci vogliono i contenuti".
Detto questo, Storace ha annunciato la sua intenzione di correre
per il Campidoglio: "Ho intenzione di candidarmi a sindaco di Roma.
Sono pronto alla sfida. Credo di conoscere la citta' di Roma e mi
affascina la sfida con un personaggio di ritorno, con Francesco
Rutelli che torna come nel gioco dell'oca. Mentre il centrodestra
sfoglia la margherita per cercare un candidato, 'La Destra' e' pronta:
io mi candido al Comune, Teodoro Buontempo alla Provincia e Daniela
Santanche' e' la nostra candidata premier".
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