| VOTO '08: BERLUSCONI PUNTA SUGLI ERRORI ALTRUI. "SE PARLO POCO VINCO" |
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| 07/03/2008 | |
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7 Mar. - Se almeno si potesse fare a meno di quella formalità chiamata
campagna elettorale. Che gran cosa, se gli italiani fossero chiamati
semplicemente a giudicare i due anni di governo della sinistra e a
scegliere di conseguenza la prossima maggioranza in Parlamento.
Se c'è
un cruccio che occupa la mente di Silvio Berlusconi in queste ultime
ore, candidature a parte, è quello che lui ha confidato ieri a due
politici non parlamentari che sono andati a trovarlo in via del
Plebiscito: «Sto contando i giorni da qui alle elezioni. Vorrei
intervenire di meno. Se potessi non parlerei proprio, perché ogni volta
che prendo la parola offro spunti all'avversario e rischio di
agevolarlo nella rimonta. Avete visto cosa è successo con Alitalia? La
ragione per cui io vincerò le elezioni sta negli errori commessi dagli
altri. Devo stare attentissimo a non commetterne io". In fondo, due sere fa a Porta a Porta, il capo del Popolo della libertà l'aveva detto chiaramente:"Perché gli italiani dovrebbero votarmi? Per l'eredità disastrosa lasciata dalla sinistra dopo due anni di governo".
Non: perché con me di nuovo a Palazzo Chigi caleranno le tasse e tutti torneranno a vivere una stagione di benessere. Il concetto per cui la campagna elettorale migliore per lui l'ha fatta la sinistra, e a lui sta solo il compito di coglierne i frutti senza colpo ferire, lo ha ribadito nei conciliaboli di ieri a palazzo grazioli, quando ha osservato che "l'effetto novità di Veltroni è già cominciato a calare, tanto che negli ultimi due giorni il Pd è sceso di mezzo punto".
E nel corso di una breve intervista concessa al Tg5, alla domanda del direttore Clemente Mimun sul low profile sfoggiato in questa campagna elettorale, Berlusconi ha risposto: "E' perché sono consapevole della situazione che ci lascia la sinistra, per cui non esistono ricette miracolistiche in grado di risollevarci, ma solo la buona vecchia ricetta liberale per cui meno tasse vogliono dire più sviluppo". E c'è un altro concetto che in questa strana campagna elettorale sta facendosi largo nella mente del Cavaliere: la sfiducia nei comizi di piazza. "Tutti quelli che vengono ai miei comizi sono già convinti", ha ripetuto ancora ieri Berlusconi ai suoi, "semmai hanno bisogno di essere ulteriormente motivati, ma non servono per prendere voti". Da qui anche il concetto per cui "meglio la più scalcinata delle tv locali che un comizio con diecimila persone".
Infine, il voto cattolico. Qualcuno ieri sosteneva l'idea di un capo del Pdl preoccupato del colpo messo a segno da Casini con la candidatura di Alessandra Borghese, molto gradita in Vaticano. Risposta di Silvio berlusconi: "La garanzia per il Vaticano si chiama Silvio Berlusconi". Dietro le quinte, chi sa come stanno le cose, assicura che "prima di mollare Casini al suo destino, le pare che non si sia assicurato l'appoggio Oltretevere?". (Libero)
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