| VOTO '08: Gli inviti a Casini, le larghe intese, e le corse solitarie |
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| 12/02/2008 | |
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12 feb. - Il leader Pdl conferma la sua volontà di dialogo con
l’opposizione e la disponibilità a trovare larghe intese sulle riforme
e sulle cariche istituzionali. Anche nel caso in cui, spiega
Berlusconi, gli elettori dessero al centrodestra una schiacciante
maggioranza alla Camera e una robusta maggioranza al Senato. «È una
disponibilità che abbiamo manifestato già prima della crisi di governo.
E la rinnoviamo per il futuro. Siamo disposti a dialogare - aggiunge -
a confrontarci, a scrivere insieme le regole e le riforme che debbono
far compiere all’Italia un salto di qualità»
Le trattative con l'Udc e la Destra
sono in corso, anche se Silvio Berlusconi lascia intendere che
o il partito di Pier Ferdinando Casini entra nel Pdl o non
accettera' apparentamenti: "La scelta spetta a loro - spiega
l'ex premier - Conoscono quanto noi il sistema elettorale in
vigore. Come noi fanno parte della famiglia europea del Ppe,
cosi' come anche l'Udeur, che potrebbe rientrare nello
schieramento moderato, cosi' che oggi tutti i partiti italiani
che sono nel Ppe stiamo dalla stessa parte politica. La gente
e' stanca delle divisioni e dei giochetti politici di Palazzo.
E le indicazioni unitarie che ci ha dato il nostro popolo negli
ultimi due anni - conclude Berlusconi - sono chiare, pressanti.
Noi le rispetteremo e andremo avanti su questa strada, senza
tentennamenti".
Sia Gianfranco Fini che Paolo Bonaiuti, pero', confidano
nella 'saggezza' del leader centrista: "Sarebbe davvero grave -
spiega l'ex ministro degli Esteri - se gli amici dell'Udc non
comprendessero l'importanza di cio' che sta accadendo e non
contribuissero a rendere il Popolo della liberta' piu' forte e
credibile nei valori e nella sua capacita' di governo".
Sulla stessa linea il portavoce di Berlusconi che tende la
mano al leader centrista: "Anch'io sono di questa idea - spiega
Bonaiuti -, e spero si riesca a trovare una soluzione in grado
di accontentare tutti". Bonaiuti individua una possibile
soluzione: "il problema e' quello di garantire all'elettore,
per fargli capire che e' una cosa seria, che successivamente
alle elezioni dovremo fare dei gruppi unici, e' un percorso che
si inizia e che deve andare avanti tutti insieme".
Carlo
Giovanardi, dopo l'uscita dall'Udc, propone: "c'e' un modo
molto semplice per provare la sincerita'" di Casini e
Buttiglione: "entrino come noi Popolari-Liberali nella lista
del Pdl ed accettino un solo gruppo parlamentare per gli eletti
in questa lista, rinunciando a perpetuare l'equivoco di piu'
liste e piu' gruppi forieri di sicure nuove liti e divisioni
all'interno della maggioranza che vincera' le elezioni".
" Uniti ma nel rispetto delle diversita'", osserva da parte
sua Pier Ferdinando Casini che giovedi' riunira' la direzione
del partito ed in quella sede si decidera'.
E il giorno dopo
l'incontro ad Arcore con Silvio Berlusconi, Francesco Storace
annuncia la volonta' di candidarsi a sindaco di Roma e torna a
ribadire la volonta' di correre da solo alle politiche: "Noi
vogliamo essere trattati come la Lega. Io non sono uscito da An
per finire nel Ppe", e poi "questa storia dei gruppi unici in
Parlamento non esiste", senza contare che "tutta questa storia
della reazione della comunita' internazionale alla nostra
presenza nel centrodestra sono tutte falsita' fatte uscire da
arte, che per noi sono offese". Storace, quindi, conferma che
"se il Cavaliere rifiuta il simbolo della 'Destra' andremo
avanti per la nostra strada".
Berlsuconi interviene anche in merito all"Election-day, imporlo è un pessimo inizio"
«Voler imporre per decreto l’election day e obbligare gli italiani a votare insieme per le elezioni politiche e per quelle amministrative, mi sembra un pessimo inizio di dialogo. In alcuni casi i cittadini si troveranno in mano fino a sei schede elettorali, con sistemi elettorali diversi e quasi certamente con alleanze politiche diverse. Mi sembra una mossa disperata - afferma Berlusconi - per confondere le acque e nascondere tutte le difficoltà che ci sono tra il Pd e la sinistra».
Silvio Berlusconi rivendica la novità di primogenitura del Pdl rispetto al Pd: «Il Pd è e resta il partito di Prodi».
Quanto al Pdl il leader del centrodestra sottolinea: «Ho sempre lavorato al progetto di creazione di un partito unitario del centrodestra, per dare più potere agli elettori e più stabilità ai governi. Al secondo congresso di Forza Italia, nel 2004 ad Assago, dissi che occorreva giungere ad un partito del 51 per cento, perchè il cambiamento in Italia è tanto necessario quanto difficile e occorre unire le forze in un progetto credibile da perseguire con determinazione, senza riserve e veti di minoranze. All’epoca non si parlava nemmeno del Partito democratico; anzi il presidente del Pd, Romano Prodi, lavorava alla creazione dell’Unione, nata contro e non "per". Perchè l’Unione nasce ed è tenuta insieme solo dallo spirito dell’antiberlusconismo».
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