| VOTO '08: IL MANIFESTO DEGLI IMPRENDITORI PER RILANCIARE IL MARCHIO ITALIA |
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| 20/03/2008 | |
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20 Mar. - A poche settimane dalle elezioni, hanno deciso di unirsi e scendere in campo anche loro. Sono gli imprenditori italiani, piccoli e grandi, quelli che con le loro aziende trainano l'economia del Paese e con i loro prodotti sono i veri ambasciatori del made in Italy nel mondo.
Nuove idee, presentate tra gli altri dai candidati del Pdl Michela Vittoria Brambilla e Santo Versace, per ridare slancio al Marchio Italia. E per dire chiaro e forte al futuro governo che cosa deve essere fatto affinché il Made in Italy possa risalire la china e uscire dal baratro in cui è finito. L'Italia oggi è il fanalino di coda dell'Unione Europea per crescita ed esportazioni. Soltanto se tra le priorità della politica ci sarà lo sviluppo dell'impresa, il Paese potrà tornare a crescere. Potrà rialzarsi ed essere competitivo. I veri ambasciatori dell'Italia nel mondo sono loro. Loro e i loro prodotti che giorno dopo giorno si fanno spazio nelle vetrine e nei mercati internazionali, costruendo e affermando quell'immagine ei stile e creativitàuniversalmente associata al Made in Italy. Parliamo degli imprenditori piccoli e grandi che costituiscono il nerbo dell'economia italiana e che, a poche settimane dal voto, preoccupati per le carenze di una politica che troppo spesso ha ignorato le loro esigenze, hanno deciso di riunirsi e alzare la voce. Di impegnarsi in prima persona e di scendere in campo con un programma in nove punti. Nove proposte concrete per tutelare e rilanciare il Made in Italy sintetizzate in un manifesto presentato ieri a Roma da un manipolo di rappresentanti della categoria: Michela Vittoria Brambilla, Santo Versace, Enrico Bracalente, Jacopo Biondi Santi, Zeno Soave e Bernabò Bocca. A cui si è unito per un saluto, in apertura dei lavori, l'ex presidente del Senato Marcello Pera. Sei imprenditori che operano nei settori più diversi dell'economia italiana, dalla moda al turismo all'agroalimentare. E che sono accomunati dalla preoccupazione di non farcela, di non riuscire a reggere la concorrenza internazionale e perdere terreno nella gara alla conquista dei nuovi mercati. Già, perché nel mondo globalizzato di oggi correre da soli e vincere, senza una strategia di supporto e un forte sistema paese alle spalle, è impossibile. la politica deve fare la sua parte. Come? "Riducendo il carico fiscale e rafforzando la competitività, semplificando la burocrazia, facendo convergere innovazione, ricerca e investimento nelle imprese. E ancora; rafforzando il rapporto tra imprese e mondo della finanza, sviluppando le infrastrutture, valorizzando il territorio e lavorando per lo sviluppo, promuovendo reti fra i sistemi produttivi". Questi i punti del programma che, spiega Michela Vittoria Brambilla, "sono una condizione imprescindibile per il rilancio dell'economia e sono il frutto di un lavor omolto lungo e di molti incontri". "In questi ultimi due anni - continua l'imprenditrice candidata nelle fila del Pdl - il governo Prodi ha abbandonato le imprese. Di fronte alla crisi bisognava sostenere le esportazioni e rilanciare i consumi ma la politica è restata inerme, ha assistito senza muoversi al tracollo del Paese. Il risultato è che il marchio Italia oggi attraversa una fase di appannamento. Possiamo pensare che sia colpa della concorrenza, della super valutazione dell'Euro, o della recessione. E in parte questo è vero. Ma ci sono anche altre cause, cause endogene, che vanno considerate per capire questo disastro e che spiegano perché siamo cresciuti meno dei nostri partner europei. Oggi siamo il fanalino di coda e di fronte alla prospettiva di una crescita del Pil dello 0,7% c'è poco da scherzare". "Bisogna chiedersi - domanda retorica la Brambilla - quali siano le vere cause di questo tracollo. Il fatto è che le imprese sono state obbligate a correre con una gamba sola, la loro, perché la politica è stata completamente assente. Noi come Pdl ci impegneremo su questi nove punti e siamo certi di riuscire a portare a casa il risultato". Sulla stessa linea Santo Versace, che di tutela del Made in Italy ne sa qualcosa essendo il presidente di Altagamma, organizzazione a cui aderiscono alcune tra le più note imprese italiane e che si prefigge proprio l'obiettivo di tutelare il marchio Italia. "La moda e gli altri prodotti che esportiamo hanno fatto dell'Italia un paese rispettato" esordisce Versace, anche lui candidato del Pdl, che lamenta poi "la carenza della cultura della legalità, della meritocrazia e di un'adeguata educazione", oltre al fatto che i giovani talenti italiani sono costretti a fuggire all'estero. Un esodo drammatico per il paese che vede fuoriuscire alcune delle sue migliori risorse. Brancalente, noto per il marchio Nero Giardini, si rivolge al prossimo governo e chiede di detassare gli investimenti soprattutto di chi, come lui, ha deciso di restare in Italia, producendo centinaia di posti di lavoro. Solo così l'economia si potrà rialzare. (L'Opinione)
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