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Ultimo aggiornamento: 07.01.2009 ore 21:36
VOTO '08: IL PROGRAMMA "SHOCK" DEL PDL IN 11 PUNTI Stampa E-mail
21/02/2008

21 Feb. - Un programma "shock", lo definiscono gli strateghi del Popolo della Libertà. Con riduzione della pressione fiscale (due punti), pareggio di bilancio anticipato di un anno e mezzo rispetto al 2011, taglio dell'Ires (cinque punti), abolizione dell'imposta di registro, abolizione dell'Irap e tassazione «secca e definitiva» al 10% degli straordinari.

berlusconi_pdl_280x200.jpg E poi il recupero della gerarchia nel settore pubblico, l'abolizione del valore legale del titolo di studio, il buono università.
Dopo l'affondo di Walter Veltroni, il centrodestra si prepara al contrattacco. Primo passo, il varo del programma elettorale del PdL, mai come stavolta centrale agli occhi di Silvio Berlusconi vista l'assenza sulla scheda dei vecchi simboli della Casa delle Libertà. Di fronte allo sforzo innovativo di Veltroni, è il ragionamento degli uomini più vicini al Cavaliere, «occorre presentare un programma che dia al tempo stesso l'idea della continuità con l'ultimo governo Berlusconi e quella della "rottura" con il centrosinistra, causa del declino in cui è "precipitata l'Italia".
I lavori sono a buon punto. Presente Giulio Tremonti, ieri gli studiosi dei tre principali "think tank" del nuovo soggetto unitario del centrodestra (la fondazione Magna Carta diretta dal senatore forzista Gaetano Quagliariello; la fondazione Free di renato Brunetta e l'Ircocervo diretto dal vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto) si sono riuniti a porte chiuse per elaborare una prima bozza del programma.
La parola d'ordine è una sola; "Shock". Uno "shock positivo" per correggere entro i primi venti mesi del biennio 2008-2009 i "guasti provocati dal governo Prodi. La terapia d'urto prevede di raggiungere almeno un anno prima del 2011 l'obiettivo del pareggio di bilancio. Il galleggiamento non serve. Ecco, quindi, la proposta di utilizzare -se le previsioni di cassa saranno confermate- l'intero extragettito di dieci miliardi di euro per la riduzione del deficit di bilancio sotto il 10% del rapporto debito/PIL.
Poi ci sono le tasse. "Dobbiamo alleggerire la mano del fisco ovunque sia possibile", ha tirato le somme Benedetto Della vedova, economista e leader dei Riformatori Liberali. Nel programma del Pdl ci sarà spazio per un abbattimento di "almeno due punti della pressione fiscale": dal 44% al 42-43%. Il tutto finanziato dal taglio della "cattiva spesa pubblica". Il piano prevede già in fase di assestamento del bilancio (a giugno), "una prima riduzione della pressione fiscale per sette-dieci miliardi di euro". nelle proposte elaborate dagli esperti c'è spazio anche per la riduzione dell'imposta sulle società (Ires). Secondo il piano, l'aliquota, passata con la Finanziaria 2008 al 27,5%, scenderebbe di altri 5 punti percentuali nel corso del prossimo quinquennio. Cancellata, invece, l'Irap, l'imposta regionale sulle attività produttive. Sorte che il PdL ha in animo di riservare anche all'imposta di registro sul trasferimento degli immobili: l'intenzione è quella di lasciarla allo 0,5-1%. Confermata l'eliminazione dell'ICI sulla prima casa.
A occuparsi delle politiche sul mercato del lavoro è stato chiamato Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare del governo Berlusconi. Anche qui l'obiettivo è quello della liberazione dal "fisco ingiusto". Il primo passo sarà quello di salvaguardare dalla progressività del prelievo fiscale "tutte le parti variabili del salario". Ovvero quelle collegate a straordinari, premi e incentivi. La proposta è di fissare una tassa "agevolata, secca e definitiva" del 10%. Sul modello di quanto teorizzato in Francia da Nicolas Sarkozy, poi, il PdL per combattere le sacche di inefficienza nel settore pubblico pensa di "recuperare il valore di gerarchia". Completano il quadro l'abbattimento dell'Iva sull'Adsl (dal 20 al 10%), l'istituzione di un'aliquota unica sugli affitti e l'abbattimento delle tasse su responsabilità civile per gli autoveicoli, mutui e concessioni governative per telefoni cellulari.
Un capitolo a parte lo meritano scuola, università e ricerca scientifica, definiti da Quagliariello "i settori di maggiore sofferenza del governo di Romano Prodi". Tre le proposte principali avanzate dal tavolo dei saggi del centrodestra: recupero del ruolo del docente, mai come adesso svilito; abolizione del valore legale del titolo di studio; "attribuzione a ciascuno studente universitario di un buono università che possa essere liberamente speso in uno qualsiasi degli atenei riconosciuti dallo stato italiano". (Libero)
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