| VOTO '08: LE PAGELLE DEI POLITICI IN TV. CETTO LAQUALUNQUE IL MIGLIORE |
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| 10/03/2008 | |
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10 Mar. – Aldo Grasso, sul Corriere della Sera, a circa un mese dalle elezioni, si chiede quale impatto mediatico abbiano avuto finora i candidati e dà le pagelle ad alcuni dei nostri politici. S'intravede qualcosa di nuovo oppure è tutto come prima? È vero che la tv premia il già visto e
respinge ogni tipo di novità? I candidati più inesperti devono mantenere la
loro spontaneità o imparare in fretta qualche regola televisiva? Le pagelle
sono un gioco e tale devono restare. Con alcune indicazioni molto importanti.
L'impatto mediatico non corrisponde necessariamente alle proposte di un partito o dei singoli candidati. Quello che in video sembra un’ingenuità, dal vivo, nel contatto personale con gli elettori, può tramutarsi in un effetto positivo. L’audience televisiva, che in questo primo scorcio di campagna elettorale ha già fornito le sue indicazioni, non corrisponde all’elettorato. Il pubblico televisivo è più tradizionale, più popolare, più «vecchio» di quello che va a votare. Il candidato spesso appare come il conduttore vuole farlo apparire o è ingabbiato dalle logiche della «par condicio». Certo, la tv è ancora il mezzo di comunicazione più potente e pervasivo, ma non è più al centro del Paese: la sovrapposizione fra telespettatori e cittadini è una opinione errata. C’è chi la tv la guarda molto, chi l’attraversa per brevi istanti, e persino chi la ignora. C’è chi ama ancora avere un contatto diretto con la politica o averlo con nuovi mezzi di comunicazione. Walter Veltroni: 7. È giovane (relativamente al Competitor), sa parlare in pubblico, è convincente. Per gli indecisi, ha più appeal dell’Avversario. Si è presentato come l’Obama di Trastevere e il suo asso nella manica è la voglia di cambiamento. Dice: Berlusconi è già stato premier due volte e i risultati non si sono visti. Veltroni è molto bravo a piacere e ad aprire i cuori alla speranza; appare un po' troppo solo Antonio Di Pietro: 6. Nonostante i bisticci con la sintassi, non si sottrae mai alle dispute verbali. Per metterlo in imbarazzo hanno tirato fuori anche la storia della raccomandazione per la figlia. Lui rilancia sempre: per la sua lista vuole soltanto candidati con la fedina penale pulita. Mani e piedi puliti. Si lamenta per il poco spazio concesso ai partiti minori ma è sempre in televisione Silvio Berlusconi: 6. Usato sicuro. Pareva rassegnato al fair play, una tattica che non lo premia. Poi il colpo di scena milanese: Silvio strappa il programma del Pd e lo definisce «carta straccia». Su Veltroni non si risparmia: «Un sindaco moderno, invece di laurearsi si è diplomato in fiction». Un messaggio molto chiaro, forse un’ossessione: nonostante l’anagrafe, Silvio deve apparire più «giovane» di Walter. I sondaggi lo danno vincente ma per ora ha fatto corsa sull’avversario Gianfranco Fini: 5 e mezzo. Il ruolo di eterno numero due gli ha nuociuto parecchio. È come se avesse perso identità e ruolo. Tanto che Viviana Beccalossi si è presentata al Palalido avvolta nella vecchia bandiera di Alleanza Nazionale. Infelice la battuta su Obama. Ha fatto una scommessa: fare un passo indietro per succedere a Berlusconi. Ma per ora è costretto nel ruolo di secondo Fausto Bertinotti: 7. Ormai è più a suo agio nel salotto di Vespa che davanti ai cancelli di una fabbrica. Da quando ha capito che lo stato di leader «di lotta e di governo» ha il fiato corto, bivacca furbescamente in tv. Lo abbiamo visto in grande spolvero alle «Invasioni barbariche», al Tg5, al Tg2, a «Otto e mezzo», a «Primo Piano», a RaiTg24, a «Matrix», a «Uno mattina», due volte a «Porta a porta», all’«Infedele», allo «Speciale Tg1». E non è finita Enrico Boselli: 5. Per avere visibilità fa gesti da disperato della comunicazione. Si batte contro l’egemonia mediatica di Berlusconi e di Veltroni. Quando a «Porta a porta» si è alzato e ha abbandonato la trasmissione per protesta a seguirlo c’erano quasi due milioni di persone. Il suo slogan preferito è «questa è una campagna che si svolge con regole truccate». Per far parlare di sé ha offerto persino la candidatura a Mastella, poi declinata Daniela Santanchè: 6+. La cuneese è una delle poche sorprese di questa campagna elettorale, così poco frontale. Non tradisce e non si tradisce: vendicatrice dei piccoli partiti, ha strappato a «Porta a porta» uno share superiore a quelli di Berlusconi e di Veltroni (che però avevano contro le partite di Champions). «Gli italiani hanno capito che votare Berlusconi o Veltroni è la stessa cosa. Ho avuto la soddisfazione di vedere Fini trasformato in una valletta» Pier Ferdinando Casini: 5/6. Anche Casini è alla disperata caccia di visibilità per uscire dalla morsa del duopolio. Per protesta ha abbandonato lo studio di «Otto e mezzo»: «Volevo parlare delle mie idee, mi avete costretto a gossip continui su Mastella». Sostiene di non avere complessi di inferiorità, ma intanto continua a denunciare la disparità di cui godrebbero i piccoli partiti in tv
Cetto La
Qualunque: 8. Il politico che in questo momento ha più
successo in tv è un non politico. In tutti i sensi. Il personaggio interpretato
da Antonio Albanese mette a nudo le molte ipocrisie di questa campagna
elettorale. È il politico più scorretto che ci sia e non se ne vergogna. È un irresponsabile
verbale. Conduce un’esistenza assillata da troppi problemi; proprio per questo,
a suo modo, è in grado di risolvere ogni problema
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