Sondaggi politici, elettorali, sondaggi d'opinione. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione

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Ultimo aggiornamento: 09.01.2009 ore 19:44
VOTO '08: NEI DIBATTITI TELEVISIVI VINCE CHI SI ALZA E SE NE VA Stampa E-mail
18/03/2008
18 Mar. - Alcuni sintomi dovrebbero forse far pensare al ruolo della centralità della tv in campagna elettorale. Già non è un bel segno se i teledibattiti funzionano meglio quando qualcuno si alza e se ne va. Giorni fa Francesco Turiglliatto, ospite a "Porta Porta", lasciò lo studio e la trasmissione si impennò del 6%.

Ne beneficiarono Fiore e Ferrando in studio. Una settimana prima circa anche Enrico Boselli fece lo stesso beau geste; così andò bene a Santanchè, De Vita e D'Angeli. Venerdì sera a Primo Piano invece Berlusconi guadagna un ascolto medio di poco superiore a quelli ottenuti da Casini (6 marzo) e Santanchè-Crazi (10 marzo). Potrebbe essere un monito per tutti a gettare il fard alle ortiche, magari per tornare a suscitare il fremito passionale dei comizi di piazza. In parte qualche sintomo di rigetto si avverte, anche nei due maggiori leader di partito. Entrambi, solo di riflesso, vedono la tv come protagonista.

Berlusconi ha solo ripetuto il rito già visto della scrivania da Vespa e ora affida più alle folle del palalido e alla tecnica "call and response" dei grandi concerti, che alle riprese patinate. Veltroni sembra impegnatissimo nel suo tour porta a porta, ma inteso non in senso "vespesco", ma di reale incontro con l'elettorato nel suo giro d'Italia. persino disposto a spostare i comizi alla notte purché lapiazza sia vivace.

Ad aggravare la crisi matrimoniale tra politica e televisione invece è anche scattata la fase della par condicio. Per le sue limitazioni il passaggio in tv è sempre più austero, salvo naturalmente i colpi di scena: "E' una campagna elettorale noiosissima - afferma Luigi Crespi, forse con nostalgia per i bei tempi della sua invenzione del contratto con gli italiani-. La Tv ha bisogno di drammatizzazioni, non possono esserci quando un leader si presenta da solo. Parlano di modello americano solo quando fa comodo, la Clinton e Obama hanno già fatto 23 duelli".

Non è forse un caso che l'attenuarsi mediatico di questa campagna elettorale segna a ruota la più clamorosa debacle del Festival di Sanremo, da sempre cerimonia più solenne dell'anno liturgico televisivo. Su questa reciproca caduta di sostegno tra politica e tv è d'accordo Mario Abis a capo della Makno & Consulting: "E' una campagna fondamentalmente debole, ma riflette la debolezza della politica post moderna basata sulla comunicazione". Secondo Abis "è finita quell'epoca in cui la politica viene giudicata innovativa per la sua capacità comunicativa, ma è anche vicina la fine dei mass media tradizionali come strumento classico della formazione lineare dell'opinione pubblica".

I primi a disinteressarsi della tv sono gli indecisi; è l'elettorato stabile che ha un rapporto liturgico con gli apparati storici della comunicazione politica in tv, da Jader Jacobelli a Vespa e Mentana. L'elettorato più giovane è quello che viene più colpito dal linguaggio della combinazione tra un medium e l'altro, dalla tv alla rete al cellulare: questi secondo Abis, sono coloro che stanno portando maggiormente la politica dagli studi alle piazze. Un momento fatale per il politologo professor Edoardo Novelli: "Questa è la prima campagna elettorale in cui usciamo da linguaggi, comportamenti e formule propri del '900. Fino ad allora il modello era stato la campagna per le elezioni del '48. La contrapposizione tra De Gasperi e Togliatti generò stereotipi per demonizzare l'avversario che, in maniera più o memo cosciente, sono andati avanti fino alle ultime campagne. Oggi per la prima volta ivece assistiamo a una campagna post-novecentesca, ma proprio perché così soft e sfumata non va bene nemmeno per la tv". (Gianluca Nicoletti)

Commenti (1) >>
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scritto da Il principe delle tenebre, marzo 18, 2008

Si concordo. Siamo schifati da questo buonismo da babbo natale !!!!!!!!!!!!!

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