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Ultimo aggiornamento: 09.01.2009 ore 19:44
VOTO '08 - VELTRONI: EMMA CI FA CRESCERE DI 1 PUNTO Stampa E-mail
22/02/2008
22 Feb. - Alle sette della sera in piazza Cavour, uno slargone a pentagono affollato da quattromila persone, Walter Veltroni ha appena esaurito la sua performance oratoria e, a quel punto - secondo la consueta scaletta voluta dal leader - una banda inizia a suonare a tutto volume l'Inno di Mameli.

emma bonino280x200.jpg Veltroni in cima al palco si avvia a sussurrare: «Fra-tel-li d'Ita-lia...». Ed è a questo punto che scatta la sorpresa: dalla piazza almeno un migliaio di persone, soprattutto donne, cantano a tutta gola l'inno nazionale. Nei comizi precedenti la novità era stata accompagnata con una certa pruderie da parte della gente di Pescara, Teramo, L'Aquila, Campobasso, Isernia, Barletta. Tante bocche che si muovevano ma senza cantare. Ora davanti a quella piazza che asseconda, lassù sul palco anche Veltroni alza il volume della sua voce, è visibilmente soddisfatto, sente di avere fatto "centro" anche con questa nota patriottica, con questo "scippo" dell'Inno alla destra.

Da due settimane - come racconta chi ci vive accanto - Walter Veltroni è gasatissimo, è convinto di averle azzeccate tutte e alla fin fine è stato proprio questo stato di grazia del leader a "piegare" i notabili del partito attorno ad una scelta che molti non condividono: quella di inserire i radicali nelle liste del Partito democratico. In queste ore pochissimi escono allo scoperto ma sotto traccia i malumori sono stati seri e trasversali, in via privata dubbi hanno espresso personaggi tra loro diversi come Piero Fassino e Francesco Rutelli, mentre dall'area degli ex popolari sono arrivati alle orecchie del leader anche dei rotondi no. Ma è stato Walter Veltroni che ha fortemente voluto l'accordo. E' stato Walter Veltroni che due giorni fa ha dato il via libera all'offerta poi avanzata ai radicali, un "pacchetto" politico ed economico al quale era difficile dire di no. Un'offerta allettante perché Veltroni era convinto che fosse giusto farlo l'accordo.

Per tre motivi: «Perché Emma Bonino è una donna apprezzata non soltanto per le battaglie laiche, ma perché è stata un ottimo ministro come sanno tutti gli imprenditori italiani»; «perché dobbiamo essere un partito inclusivo e che non cerca esclusioni pretestuose». Ma alla fin fine - questo Veltroni lo ha spiegato soltanto ai suoi - il motivo più profondo della scelta è che «sul tema della laicità, il Pd deve avere un suo profilo e una sua coerenza», non deve scoprire il fianco (e dunque perdere voti) su questo versante, ma senza cavalcare tigri laiciste, perché nella concezione veltroniana il nuovo partito deve saper accogliere al suo interno sia Emma Bonino che Paola Binetti, proprio come fanno i grandi partiti anglosassoni, capaci di "contenere" confessioni, etnie e pulsioni spesso contrastanti. E a chi gli ha obiettato con forza - i radicali ci faranno perdere voti - Veltroni ha risposto anzitutto con un sondaggio che dimostra il contrario: con la Bonino in lista il Pd ha un valore aggiunto dell'1 per cento, mentre nel caso di un apparentamento o di una corsa solitaria del Pr, per il partito democratico il saldo non sarebbe mai positivo. Anche se alla fin fine il ragionamento - più subliminale che esplicito - da parte di Veltroni, è stato una sorta di "fidatevi di me". Dice il ministro della Pubblica Istruzione Beppe Fioroni, uno dei capofila della corrente cattolica nel Pd: «Il rapporto di forza e di presenza tra i cattolici e i radicali in lista è di uno a dieci, come dimostrerà il convegno che abbiamo organizzato per mercoledì prossimo e che vedrà la presenza di autorevoli personalità del mondo cattolico».

E a vedere le reazioni della folla, Veltroni si deve esser convinto di aver fatto la cosa giusta anche nella esclusione dalle liste di Ciriaco De Mita. Sia a Barletta che a Foggia, i boati più fragorosi sono quelli che hanno "commentato" le parole del leader su questo caso: «Mi preoccupa e fa tristezza - ha detto Veltroni - il gesto di chi sta in un partito soltanto se è candidato», provando a restare ancora in Parlamento «ad occupare una poltrona che si è occupata per troppo tempo!». (La Stampa)

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