| VOTO '08. CASINI: "Da soli, non siamo in vendita" |
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| 17/02/2008 | |
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17 Feb. - Pier Ferdinando Casini resiste sorridente all'assalto dei cronisti: «Abbiate pazienza, dirò tutto tra poco». Ma basta guardarsi attorno, nei corridoi dell'albergo alla periferia di Mestre dove l'Udc veneta si lancia in campagna elettorale, per capire che il fatidico annuncio atteso dall'Italia ansiosa è un segreto di Pulcinella.Appesi dappertutto i grandi manifesti con la faccia seria di Casini, il tanto discusso marchio bianco rosso e azzurro, lo scudo crociato, la scritta Libertas, il nome del leader e i primi slogan: «È ora di un'Italia più sicura», «È ora di aiutare le famiglie», «È ora di premiare chi merita», «Asili nido per tutti». Non li hanno stampati negli
ultimi dieci minuti. Nemmeno le bandiere. Neppure il fondale del palco,
tappezzato di scudicrociati come uno spogliatoio per le interviste del
dopopartita. Altro che nodo da sciogliere, il dado era già stato tratto.
Dunque, la notizia non è che l'Udc va da sola al voto e che Casini si candida a fare il presidente del Consiglio. Il fatto davvero nuovo sono i toni usati dall'ex presidente della Camera per comunicare l'evento. Parole durissime con Silvio Berlusconi: «Non tutti in Italia sono in vendita, il Popolo della libertà è un partito populista e demagogico, un'arca di Noè che può comprare i marchi ma non gli uomini e le idee». Dunque, gli alleati del centrodestra sono dei venduti chiusi come bestie in un caravanserraglio. «Una cosa chiara e semplice», la chiama il leader dell'Udc. C'è da chiedersi come abbia fatto lui a farsi imprigionare nell'arca per 14 anni. La sala Dogi dell'hotel Russott scoppia, quella più grande ospita un convegno di E-Bay University. Casini dice che darà l'annuncio alla fine, ma tutto il suo discorso (durato poco più di mezz'ora) è un fuoco di fila in crescendo contro il suo nuovo nemico. «Ho visto che i giornali hanno calcolato i costi dei due programmi elettorali: cifre pazzesche. Non si fa campagna elettorale con promesse di fumo, da anni le ascoltiamo e non le vediamo attuate»: riferimento al contratto con gli italiani. «L'unico messaggio dato oggi ai giovani è: fate i soldi oppure le veline»: guarda caso, Berlusconi è ricco e fa l'imprenditore televisivo. «Non ho nulla contro chi ha i soldi, l'Italia ha bisogno di tanti piccoli e medi imprenditori»: non di magnati come il Cavaliere.
Su quello che ha combinato il
governo Prodi nemmeno una parola: «Sappiamo che ha fatto tutti i guai
possibili, non c'è bisogno di ricordarli». Deve sgolarsi il senatore Antonio De
Poli, finito il comizio, a ripetere: «Siamo alternativi alla sinistra». Casini
se ne era dimenticato, ma a Berlusconi non ne perdona una. «Il punto più basso
di strumentalizzazione e mercimonio nella scorsa legislatura è stato toccato
quando nel centrodestra qualcuno ha negato il voto a sostegno delle nostre
missioni militari all'estero sperando di far cadere Prodi. E poi mi ritrovo in
tv un candidato premier che difende le missioni senza averle votate». |
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