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Ultimo aggiornamento: 10.01.2009 ore 01:00
Welfare, referendum al via Diritto di voto per 15 Mln, ma voteranno in 5 Mln Stampa E-mail
08/10/2007
Epifani: «Politica ascolti lavoratori» Da oggi a mercoledì sono circa 15 milioni tra lavoratori dipendenti e autonomi, pensionati, co.co.pro e disoccupati gli italiani chiamati a votare sul protocollo del welfare. Quasi 30 mila seggi aperti con il turno della mattina nelle fabbriche più le sedi dei sindacati.

 

Si sono tenute più di 50 mila assemblee su tutto il territorio nazionale con un incremento di oltre il 20 per cento rispetto alla consultazione del 1995 sulla riforma Dini.

I sindacati si aspettano almeno 5 milioni di voto con l'obiettivo di superare il 64 per cento di "sì" ottenuti nel 1995.

lavoratori.jpg «Come in tutti gli accordi, ci sono dei compromessi, ma gli accordi si rispettano e se si cambiano, si cambiano tra i contraenti dell'accordo», ha affermato il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, tornando a invitare le forze politiche a fare un passo indietro nella discussione sul protocollo sul welfare e invitando ad ascoltare la posizione che i lavoratori esprimeranno con il referendum dell'8-10 ottobre.

«Avevo chiesto alle forze politiche mezzo passo indietro -ricorda Epifani - perché quando votano lavoratori e pensionati è giusto che loro autonomamente decidano. Bisogna aspettare l'esito del voto, dopo si potrà vedere cosa fare. In ogni caso è un accordo fatto tra governo, sindacati e parti sociali».

«Sul referendum credo che la maggioranza dei lavoratori sarà favorevole», ha previsto il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa.

«Il tempo è scaduto, l'accordo è fatto. Non vedo ragioni per ricominciare da capo su questa storia»: così il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, riferendosi al protocollo sul welfare. «In questa storia - ha sostenuto Bonanni - ci sono più che altro interessi di coesione partitiche. È stucchevole che si continuino ancora ad accampare questioni che nulla hanno a che fare con le vicende del lavoro e sindacali». Secondo il segretario della Cisl «se si vogliono rispettare i lavoratori si stia lontani da questo». «Se si vuole sostenere - ha aggiunto - il movimento dei lavoratori lo si faccia ascoltando le realtà più rappresentative del sindacato e la stragrande maggioranza degli orientamenti che ci sono dentro. Attestarsi su posizioni minoritarie significa non rispettare la volontà generale, dei lavoratori e dei sindacati».

«I diritti dei lavoratori si difendono meglio votando "no" al referendum. E noi ci batteremo per questo»: così il segretario del Pdci, Oliviero Di liberto.

Non è certo dietro l'angolo, ma l'accordo nel centrosinistra sul protocollo sul welfare sembra più vicino. Alla vigilia del referendum tra i lavoratori, con le urne aperte da domani fino al 10 ottobre, un certo ottimismo ha cominciato a trapelare nella coalizione. La sinistra radicale continua a chiedere cambiamenti, ma il segretario di Rifondazione Comunista Franco Giordano ha detto che «ci sono tutte le condizioni per modificare l'accordo di luglio». Gli ha fatto eco, dall'altro estremo della coalizione, Lamberti Dini, che, senza rinunciare alla polemica con la sinistra radicale, si è pronunciato in favore di un «maquillage» dell'accordo.

Il clima favorevole nasce dalla disponibilità del ministro del Lavoro Damiano ad alcune modifiche sui lavori usuranti e sui contratti a termine, venendo incontro alla richiesta della sinistra.

Il nodo dovrà essere sciolto venerdì prossimo, nella riunione del consiglio dei ministri. La posizione di Rifondazione Comunista, illustrata dal ministro Paolo Ferrero, si basa sulla necessità di «andare avanti» rispetto all'accordo siglato. «Non è che bisogna cambiare il protocollo, ma nella sua attuazione in legge dobbiamo cercare una mediazione tra quello che è scritto lì e il programma dell'unione». I Verdi riprendono l'apertura di Damiano e sostengono, con Pecoraro Scanio , che sul precariato e i lavori usuranti il protocollo può essere modificato. Sulle barricate , almeno per ora, resta il Pdci: Diliberto non solo chiede di votare no al referendum, ma sostiene che il protocollo «attenta ai diritti dei lavoratori». (Unità)

 

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