«Non è
un'invettiva. È una constatazione, amara, di fatto». Riguarda il Pd, che «ha
un'istanza sostanzialmente moderata», riguarda l'Idv, «populista e
giustizialista», ma riguarda soprattutto la cosiddetta sinistra radicale, che
«dopo la sconfitta elettorale ha subìto una divisione neoidentitaria che l'ha
resa impotente»
Nel suo studio di presidente della Fondazione Camera dei
deputati parla a lungo della crisi economica «che chiederebbe la presenza della
sinistra», della «giusta indifferenza» del movimento della scuola per tutte le
forze di opposizione, del «deserto politico che ha circondato lo sciopero
generale della Cgil». Di Rifondazione comunista non vuole parlare. Almeno, non
direttamente. Ma alla vigilia dell'assemblea di Chianciano in cui Vendola e i
suoi annunceranno la scissione, l'ex segretario Prc lancia un messaggio
piuttosto chiaro: «La sinistra, così com'è, accentua la sua crisi e la sua
scomparsa. L'attuale assetto è non solo inadeguato ad affrontare la realtà, ma
impedente per una rinascita. E quindi va spezzato. Solo così può esserci un vero
Big bang, il nuovo inizio di cui c'è bisogno».
Eppure ci sono diverse
forze che si dichiarano di sinistra.
«Si può essere morti senza saperlo. Per
capire se sei vivo o morto bisogna vedere la reattività di fronte agli eventi.
Oggi assistiamo alla crisi del capitalismo finanziario globalizzato. Questo è un
terreno proprio della sinistra perché richiede una riflessione sul modello di
sviluppo, sull'intervento pubblico, sul lavoro trattato come variabile
dipendente, sulla questione redistributiva tra salari, profitti, rendita e anche
sulla questione ambientalista».
Lei non le vede queste
riflessioni?
«A parte che non le vedo perché la sinistra non riflette più, ha
fatto come la cattiva industria, ha cancellato la ricerca. Se ci fosse una
sinistra si farebbe portatrice di un'innovazione del modello economico e sociale
in direzione dell'uguaglianza e di uno sviluppo ecologicamente sostenibile. Ma
non c'è. La sinistra come tale è assente, o perché fuori da questa sfida,
irretita dall'adesione sostanziale alla cultura neoliberale, o perché ridotta
all'impotenza dal carattere assolutamente minoritario delle sue
formazioni».
Parla della sinistra politica ma poi ci sono anche i
movimenti, o no?
«Ma i più recenti movimenti hanno mostrato che vogliono
essere indipendenti. Sono un fenomeno inedito. Il movimento della scuola ha
rifiutato il codice dei fratelli maggiori e dei padri. Non ha cercato né
l'alleanza né la collisione, semplicemente ha ignorato la sinistra politica».
Il perché, secondo lei?
«Perché la sinistra politica non esiste nella
dimensione di vita di queste forze sociali, siano studenti o docenti. La
sinistra non significa nulla nella loro esistenza concreta».
Resta il
sindacato: anche questo non è più caratterizzabile come di sinistra?
«Guardi,
abbiamo assistito a un evento clamoroso, mai successo nella storia d'Italia del
dopoguerra. La Cgil ha indetto uno sciopero generale e per la prima volta è
stato agito senza il consenso esplicito e partecipato del principale partito di
opposizione. Stiamo parlando della più grande organizzazione sociopolitica del
Paese e dell'arma più classica del movimento operaio. Intorno si è creato il
deserto politico. Un vuoto che ha spinto persino il più politicizzato dei
sindacati a una manifestazione di indipendenza».
L'indifferenza
dell'Onda, la Cgil: cos'è, un contagio?
«No, è che si difendono. I movimenti,
compreso quello più classico dei lavoratori, si difendono dalla inesistenza
della sinistra e da una contaminazione che allo stato non può che essere
negativa, foriera di divisioni e/o di subalternità».
Questa indipendenza
però avvantaggia la destra.
«Ma chi ne è il responsabile? È chiaro che se
manca una proposta di alternativa, il vuoto viene coperto, per quanto
contraddittoriamente, da esponenti di destra. Per cui Tremonti può apparire
portatore di una tesi di sinistra quando critica la globalizzazione e nessuno è
efficace nella critica ai suoi proponimenti perché nessuno è in grado di
costruire un'alternativa complessiva al suo pensiero. Per cui un po' di
capitalismo compassionevole rischia di soppiantare un riformismo
inesistente».
Lei non fa distinzione tra forze interne ed esterne al
Parlamento: sono tutte responsabili di questa mancanza di proposta alternativa
alla destra?
«Il Pd ha un'istanza sostanzialmente moderata, l'Idv
sostanzialmente populista e giustizialista. Quindi entrambi non sono in grado di
alimentare una reale dialettica parlamentare. Un'opposizione emendativa potrebbe
esistere in un sistema politico ad alta densità parlamentare, che affida agli
emendamenti una possibilità di articolare diversamente lo schieramento
decisionale. Ma in un sistema tendenzialmente bipartitico, che ha svuotato il
Parlamento della sua forza decisionale, un'opposizione che oscilla tra la
moderazione dei contenuti e il populismo dell'invettiva è totalmente inidonea a
valorizzare il Parlamento».
E le forze della cosiddetta sinistra
radicale? Non potrebbero loro, benché fuori dal Parlamento, farsi portatrici di
questa proposta alternativa?
«No perché si stanno rinchiudendo in ipotesi
prevalentemente identitarie e quindi condannate all'impotenza. Ci sono al loro
interno segmenti di proposte che mostrano una posizione concettualmente reale,
ma allo stato sono soltanto dei brandelli».
Cosa ci vorrebbe, secondo
lei, per modificare la situazione?
«Ci sarebbe bisogno di un vero Big bang,
un ricominciare, perché questo non è il tempo della manutenzione».
Questo
Big bang sa un po' di attesa...
«Nelle culture messianiche c'è l'attesa
attiva e partecipe. E comunque si può concorrere a maturare i tempi. Ad esempio
mostrando di aver imparato la lezione dei nuovi movimenti, che hanno dentro di
loro una cifra che non avevano quelli precedenti e che possiamo chiamare codice
dell'indipendenza. Un modo per accelerare l'arrivo del Big bang è cioè quello di
evitare soluzioni fondate sull'autosufficienza, di produrre una sorta di
arcipelago di esperienze che innervino le basi della costruzione di questa
sinistra e che mostrino nel loro prodursi tutta l'inadeguatezza dell'attuale
assetto organizzato della sinistra politica italiana. Anzi, questo assetto è non
solo inadeguato ma anche impedente, e quindi va spezzato».
Tra breve ci
saranno le europee, e a seconda delle scelte che si compiono il Big bang può
essere accelerato o rallentato...
«C'è il tempo della semina e della
raccolta. Questo è il tempo della semina».