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07 gen. - La guerra del gas torna a mettere
paura all'Europa. Dopo la rottura delle trattative, e il conseguente
drastico taglio da parte di Gazprom delle quantita' immesse nel
sistema gestito da Naftogaz, la compagnia energetica ucraina ha
annunciato il blocco totale del transito di metano verso l'Europa.
Con
conseguenze dirette anche per l'Italia. La notte scorsa c'e' stato uno
stop totale al flusso di gas russo, che rappresenta circa un quinto
del totale importato, verso il nostro Paese. E nella giornata di oggi
solo il 10% dei 45 mln di metri cubi richiesti e' giunto a
destinazione. La situazione e' comunque tenuta sotto controllo dal
Governo e dall'Eni, grazie soprattutto alle riserve accumulate dopo la
crisi russo-ucranica dell'inizio del 2006.
Nonostante le difficolta' dell'importazione di gas dalla Russia,
la situazione per l'Italia non "presenta particolari preoccupazioni".
assicura il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola,
annunciando che in seguito alle recenti evoluzioni della crisi ha
firmato il decreto che assicura la massimizzazione degli
approvvigionamenti dagli altri Paesi nostri fornitori, come Libia,
Algeria, Norvegia, Gran Bretagna e Olanda, ed ha predisposto la
convocazione del comitato per l' emergenza e il monitoraggio del
sistema del gas, formato dai rappresentanti del Ministero dello
Sviluppo economico, dell'Autorita' per l'Energia elettrica e il gas,
di Snam, gestore del dispacciamento, di Stogip ed Edison, titolari
degli stoccaggi, di Terna, per la rete elettrica, e delle societa' di
shippers.
Compito del Comitato e' di monitorare e valutare, sulla base di
simulazioni tecniche, la necessita' di adottare le eventuali misure
anticrisi.
Il Ministro sta inoltre accentuando tutte le iniziative in
corso in sede europea per risolvere il problema e assicurare la
normalita' degli approvvigionamenti dalla Russia.
La tranquillita' del governo, spiega il ministro,
si fonda sugli "altissimi livelli di stoccaggio (si calcola oltre il
90% della capacita' massima) che possono assicurare riserve per alcune
settimane, ed ai consumi relativamente bassi, dovuti tra l'altro ad un
inverno inizialmente mite".
Questo, anche considerando che tra qualche
settimana entrera' in funzione il rigassificatore di Rovigo, che
immettera' nella rete italiana gas proveniente principalmente dal
Qatar, e che assicurera' a regime la copertura del 10% dei consumi
nazionali.
Sulla stessa linea l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo
Scaroni. "Possiamo guardare alla crisi in corso tra Russia e Ucraina e
alle sue ripercussioni nelle prossime settimane sulla sicurezza
energetica dell'Italia con serenita', sempre sperando che la disputa
venga risolta a breve", afferma alla fine della riunione del comitato
di crisi che si e' riunito oggi, per oltre sette ore, nella sede di
San Donato.
"Questa nostra fiducia si basa su quanto da noi fatto
dalla prima crisi russo-ucraina di inizio 2006. Da allora Eni ha messo
in atto una politica di diversificazione degli approvvigionamenti e il
potenziamento degli stoccaggi che permette all'Italia di avere una
sicurezza energetica in linea ed anche superiore a quella di altri
paesi europei", aggiunge Scaroni.
Decisa la presa di posizione dell'Unione Europea. "Le forniture
di gas verso alcuni Stati membri dell'Ue sono state sostanzialmente
tagliate senza preavviso ed in totale contraddizione con le
rassicurazioni fornite all'Unione europea dalle piu' alte autorita' di
Russia e Ucraina. Questa situazione e' completamente inaccettabile",
ammoniscono in una nota congiunta la presidenza ceca e la Commissione
Ue. L'Europa resta quindi "in allerta", in attesa che venerdi'
prossimo a Bruxelles si riunisca il gruppo di coordinamento europeo
sul gas per "fare il punto" sulla crisi energetica tra Mosca e Kiev ed
adottare eventuali misure straordinarie per garantire gli
approvvigionamenti nell'Ue.
I riflettori restano dunque puntati sul negoziato
fra Kiev e Mosca, che potrebbe gia' ripartire l'8 gennaio, come
annunciato dal capo di Naftogaz Ukraini Oleg Dubina, che si e' detto
disponibile a trattare.
Disponibilita' che e' arrivata, seppure con
toni polemici, anche da Gazprom, che e' "pronta a riprendere le
trattative in qualsiasi momento". Alla base della guerra in corso, ci
sono il debito di Kiev verso Gazprom e, soprattutto, il negoziato sul
nuovo contratto con il monopolista russo. Un conflitto che si
riaccende dopo la crisi acuta dell'inverno del 2006. L'Europa, che
importa una parte consistente del suo fabbisogno proprio da Mosca
attraverso il gasdotto ucraino, finisce cosi' per pagare il prezzo di
una contesa che rischia di diventare un muro contro muro.
L'Ucraina ha restituito 1,5 miliardi degli oltre due miliardi di
dollari di debito accumulato con Gazprom ma non vuole pagare le
sanzioni sui ritardi previste dal contratto 2008. Gazprom ritiene
invece indispensabile il saldo di queste pendenze.
Centrale anche il
nodo del prezzo previsto per il nuovo contratto. I 250 dollari per
1.000 metri cubi di gas proposto da Mosca e' ritenuto eccessivo da
Kiev, alla luce dei 179,5 pagati attualmente. Un protocollo firmato ad
ottobre prevedeva l'impegno di Gazprom a vendere il gas con uno sconto
del 30% nel 2009, per ridurlo al 20% nel 2010, fino a farlo pagare a
prezzo intero nel 2011.
Uno schema legato, pero', al pagamento del
debito e delle sanzioni.
Altro scoglio e' quello relativo al costo di transito del gas,
nel 2008 fissato a 1,7 dollari per 1000 metri cubi per 100 chilometri
di gasdotto. Naftogaz, il monopolista ucraino, vorrebbe un rialzo
sopra i 2 dollari. Le trattative sono naufragate il 31 dicembre. Da
qui, la decisione di Gazprom di tagliare le forniture di gas, a
partire dal 1 gennaio. Come sta puntualmente avvenendo.
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