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GAS: BLOCCO FORNITURE - TAGLI ANCHE PER ITALIA -SCAJOLA: SITUAZIONE NON PREOCCUPA

mercoledì 07 gennaio 2009
07 gen. -  La guerra del gas torna a mettere paura all'Europa. Dopo la rottura delle trattative, e il conseguente drastico taglio da parte di Gazprom delle quantita' immesse nel sistema gestito da Naftogaz, la compagnia energetica ucraina ha annunciato il blocco totale del transito di metano verso l'Europa.
gas_280x200.jpgCon conseguenze dirette anche per l'Italia. La notte scorsa c'e' stato uno stop totale al flusso di gas russo, che rappresenta circa un quinto del totale importato, verso il nostro Paese. E nella giornata di oggi solo il 10% dei 45 mln di metri cubi richiesti e' giunto a destinazione. La situazione e' comunque tenuta sotto controllo dal Governo e dall'Eni, grazie soprattutto alle riserve accumulate dopo la crisi russo-ucranica dell'inizio del 2006.
Nonostante le difficolta' dell'importazione di gas dalla Russia, la situazione per l'Italia non "presenta particolari preoccupazioni". assicura il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, annunciando che in seguito alle recenti evoluzioni della crisi ha firmato il decreto che assicura la massimizzazione degli approvvigionamenti dagli altri Paesi nostri fornitori, come Libia, Algeria, Norvegia, Gran Bretagna e Olanda, ed ha predisposto la convocazione del comitato per l' emergenza e il monitoraggio del sistema del gas, formato dai rappresentanti del Ministero dello Sviluppo economico, dell'Autorita' per l'Energia elettrica e il gas, di Snam, gestore del dispacciamento, di Stogip ed Edison, titolari degli stoccaggi, di Terna, per la rete elettrica, e delle societa' di shippers. Compito del Comitato e' di monitorare e valutare, sulla base di simulazioni tecniche, la necessita' di adottare le eventuali misure anticrisi.
Il Ministro sta inoltre accentuando tutte le iniziative in corso in sede europea per risolvere il problema e assicurare la normalita' degli approvvigionamenti dalla Russia. La tranquillita' del governo, spiega il ministro, si fonda sugli "altissimi livelli di stoccaggio (si calcola oltre il 90% della capacita' massima) che possono assicurare riserve per alcune settimane, ed ai consumi relativamente bassi, dovuti tra l'altro ad un inverno inizialmente mite".
Questo, anche considerando che tra qualche settimana entrera' in funzione il rigassificatore di Rovigo, che immettera' nella rete italiana gas proveniente principalmente dal Qatar, e che assicurera' a regime la copertura del 10% dei consumi nazionali.
Sulla stessa linea l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni. "Possiamo guardare alla crisi in corso tra Russia e Ucraina e alle sue ripercussioni nelle prossime settimane sulla sicurezza energetica dell'Italia con serenita', sempre sperando che la disputa venga risolta a breve", afferma alla fine della riunione del comitato di crisi che si e' riunito oggi, per oltre sette ore, nella sede di San Donato.
"Questa nostra fiducia si basa su quanto da noi fatto dalla prima crisi russo-ucraina di inizio 2006. Da allora Eni ha messo in atto una politica di diversificazione degli approvvigionamenti e il potenziamento degli stoccaggi che permette all'Italia di avere una sicurezza energetica in linea ed anche superiore a quella di altri paesi europei", aggiunge Scaroni.
Decisa la presa di posizione dell'Unione Europea. "Le forniture di gas verso alcuni Stati membri dell'Ue sono state sostanzialmente tagliate senza preavviso ed in totale contraddizione con le rassicurazioni fornite all'Unione europea dalle piu' alte autorita' di Russia e Ucraina. Questa situazione e' completamente inaccettabile", ammoniscono in una nota congiunta la presidenza ceca e la Commissione Ue. L'Europa resta quindi "in allerta", in attesa che venerdi' prossimo a Bruxelles si riunisca il gruppo di coordinamento europeo sul gas per "fare il punto" sulla crisi energetica tra Mosca e Kiev ed adottare eventuali misure straordinarie per garantire gli approvvigionamenti nell'Ue. I riflettori restano dunque puntati sul negoziato fra Kiev e Mosca, che potrebbe gia' ripartire l'8 gennaio, come annunciato dal capo di Naftogaz Ukraini Oleg Dubina, che si e' detto disponibile a trattare.
Disponibilita' che e' arrivata, seppure con toni polemici, anche da Gazprom, che e' "pronta a riprendere le trattative in qualsiasi momento". Alla base della guerra in corso, ci sono il debito di Kiev verso Gazprom e, soprattutto, il negoziato sul nuovo contratto con il monopolista russo. Un conflitto che si riaccende dopo la crisi acuta dell'inverno del 2006. L'Europa, che importa una parte consistente del suo fabbisogno proprio da Mosca attraverso il gasdotto ucraino, finisce cosi' per pagare il prezzo di una contesa che rischia di diventare un muro contro muro.
L'Ucraina ha restituito 1,5 miliardi degli oltre due miliardi di dollari di debito accumulato con Gazprom ma non vuole pagare le sanzioni sui ritardi previste dal contratto 2008. Gazprom ritiene invece indispensabile il saldo di queste pendenze.
Centrale anche il nodo del prezzo previsto per il nuovo contratto. I 250 dollari per 1.000 metri cubi di gas proposto da Mosca e' ritenuto eccessivo da Kiev, alla luce dei 179,5 pagati attualmente. Un protocollo firmato ad ottobre prevedeva l'impegno di Gazprom a vendere il gas con uno sconto del 30% nel 2009, per ridurlo al 20% nel 2010, fino a farlo pagare a prezzo intero nel 2011.
Uno schema legato, pero', al pagamento del debito e delle sanzioni. Altro scoglio e' quello relativo al costo di transito del gas, nel 2008 fissato a 1,7 dollari per 1000 metri cubi per 100 chilometri di gasdotto. Naftogaz, il monopolista ucraino, vorrebbe un rialzo sopra i 2 dollari. Le trattative sono naufragate il 31 dicembre. Da qui, la decisione di Gazprom di tagliare le forniture di gas, a partire dal 1 gennaio. Come sta puntualmente avvenendo.
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