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20 Mag. - Gioca su due tavoli, Nichi Vendola, nella sua corsa alla leadership di Rifondazione comunista che si deciderà al congresso di luglio. Sul tavolo interno, ovviamente, dove deve battere il suo antagonista Paolo Ferrero.
Ma anche su quello esterno, ossia il Partito democratico, i suoi leader e le sue correnti. E su questo tavolo, negli ultimi giorni, non sono mancate telefonate e incontri segreti tra l'ex segretraio Giordano, D'Alema e Bersani.
Ieri a Roma, in una famosa discoteca di periferia che sorge accanto al Gazometro immortalato nei quadri di Renzo Vespignani, Vendola ha presentato la sua mozione. Che è stata sottoscritta da gran parte della vecchia guardia del partito, a cominciare da Bertinotti e Giordano.
La sala era strapiena, discorsi per spiegare cosa sarà la rifondazione di Nichi, in sostanza un qualcosa che esca dal proprio recinto per diventare il motore di una sinistra più larga. E che si butti con un piede nel "sociale", infatti c'era Tarzan (al secolo Andrea Alzetta), l'occupatore di case più votato a Roma. E un piede nella politica: e qui, visto il disastroso risultato (3%, zero parlamentari) è obbligatorio il gioco di sponda.
La sponda è il Pd, ma non Veltroni. Non a caso ieri il leader in pectore ha dichiarato che non pensa "di incontrare il leader del Pd. La sua ambizione è trasformare il sistema politico bipolare in bipartitico, e questo -sia chiaro- è il nostro principale obiettivo polemico perché in Italia il pluralismo non può subire una simile mutilazione". E allora? "E allora l'interlocuzione con il Pd è fondamentale ma solo con l'auspicio che questo possa spostare l'asse della politica di Veltroni a sinistra. Oggi invece il rapporto è quello di una contesa e di un conflitto molto aspri". Non è dello stesso avviso Claudio Fava che ha preso il posto di Mussi alla guida della Sinistra democratica: ieri ha incontrato Veltroni e i due hanno deciso di consultarsi spesso.
Invece Vendola e i suoi consultano qualcun altro. Tanto per dirne uno, è stato D'Alema in persona a telefonare a Giordano il giorno prima dell'incontro tra il segretario del Pd e Berlusconi. Per avvertirlo che i due stavano mettendo a punto una bella trappolona: uno sbarramento alto alle elezioni europee che avrebbe tenuto fuori la sinistra radicale anche da Strasburgo, mettendo di nuovo gli elettori difronte al dilemma del voto utile. Giordano si è subito mobilitato e Veltroni ha dovuto fare marcia indietro: la soglia non deve superare il 3% (anche se rimane in campo l'ipotesi di aumentare le circoscrizioni, il cui effetto sarebbe egualmente deleterio per i piccoli). Ma una telefonata non è bastata. D'Alema ha anche voluto vedere Giordano, così come si sono visti Giordano e Bertinotti. Il tutto ovviamente senza che finora se ne sapesse nulla.
La speranza di Vendola, Giordano e lo stesso Bertinotti, è che Veltroni venga costretto a cambiare linea, gettando nel cestino quella dell'autosufficienza. Per questo puntano su Bersani e D'Alema. Il primo perché già da tempo ha fatto sapere all'allora segretario di Rifondazione che, nel caso riuscisse a prendere il posto di veltroni, tenterebbe di costruire un partito classicamente socialdemocratico. Moderato magari ma comunque socialdemocratico, e che guardi a sinistra. Il secondo perché da settimane ha aperto le ostilità, spinge sul tasto delle alleanze, non nasconde le sue critiche alla linea dell'ex amico Walter e si costruisce la sua corrente.
Certo ci vorrà tempo, adesso nessuno pensa di mettere in discussione il leader. Ma D'Alema e Bersani lavorano sul medio termine: aspettano le elezioni europee e la probabile seconda sconfitta del progetto veltroniano per aprire la resa dei conti. Ecco perché bisogna evitare sbarramenti: se infatti Rifondazione siprendesse un po' di elettori finiti al Pd, per loro due si tratterebbe di un voto piuttosto utile. (Riccardo Barenghi)
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