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Ultimo aggiornamento: 10.01.2009 ore 01:00
ACQUA SEMPRE PIU' CARA: + 32% DAL 2002. AD AGRIGENTO COSTA 445 € L'ANNO Stampa E-mail
07/10/2008

7 ott. - Acqua sempre piu' cara: +4,6% rispetto al 2006, con aumenti del 50% a Novara e 45% a Verbania. Presentata una indagine di Cittadinanzattiva: Centro piu' caro, con Toscana in testa, mentre il Sud e' sprecone. Chiesto al Governo il blocco delle tariffe fino a dicembre 2009.

acqua_01_280x200.jpgAgrigento e' la citta' in cui l'acqua e' piu' cara (445 euro annui), 4 volte superiore al costo di Milano che, con una spesa annua di 106 euro, e' la citta' meno cara. La Toscana si aggiudica il primato di regione piu' costosa per il servizio idrico, con ben sette citta' nella lista delle dieci piu' care. Mentre fra le dieci meno care, otto sono capoluoghi di provincia del Nord. I dati sono elaborati dall'Osservatorio prezzi e tariffe di 'Cittadinanzattiva', che ha preso in esame, per tutti i capoluoghi di provincia italiani, il servizio idrico integrato (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, e quota fissa o ex nolo contatori). Il riferimento e' dato dal costo annuo sopportato da una famiglia di tre persone che consuma all'anno 192 metri cubi di acqua, come calcolato dal Comitato di vigilanza sull'uso delle risorse idriche.

"Al Governo e al Parlamento chiediamo il blocco delle tariffe dell'acqua fino a tutto il 2009- spiega il responsabile nazionale delle politiche dei consumatori, Giustino Trincia, che ha consegnato l'indagine al ministro Scajola- E' indispensabile, inoltre, l'istituzione di un'Autorita' di regolazione del settore idrico dotata di reali poteri d'intervento per mettere fine alla scandalosa giungla di tariffe, contratti e bollette fotografata dal nostro Rapporto".

Per Trincia si tratta di una "giungla che penalizza almeno tre diritti fondamentali dei consumatori, come quelli all'accessibilita', alla continuita' del servizio e alla comprensibilita' dei contratti e delle bollette. E' pero' indispensabile che Comuni e Regioni facciano la loro parte visto che i servizi pubblici locali, come quello idrico, determinano da soli un tasso d'inflazione di circa il 7%, rispetto al tasso medio nazionale che e' di circa il 4%".

Complessivamente, in media, in un anno una famiglia sostiene una spesa di 229 euro per il servizio idrico integrato, con un aumento del 4,6% rispetto alla spesa sostenuta nello corso del 2006 ed un aumento del 32% da gennaio 2002 ad agosto 2008. "Il dato immediatamente evidente- si legge in una nota dell'associazione- e' la differenza tariffaria tra le diverse regioni". Le regioni centrali si contraddistinguono in media per le piu' elevate tariffe applicate al servizio idrico integrato (267 euro annuali).

Le tariffe regionali piu' elevate (al di sopra della media nazionale) si riscontrano, nell'ordine, in Toscana, Puglia, Umbria, Emilia Romagna, Marche, Sicilia, Liguria e Sardegna. Ma le differenze non mancano anche all'interno della stessa regione. Ad esempio, in Sicilia tra Agrigento e Catania la differenza di spesa annua per il servizio idrico e' addirittura di 269 euro. Ancora, in Veneto, tra Rovigo e Venezia intercorre una differenza di 185 euro. Altri esempi simili si possono riscontrare in Piemonte, Lombardia, Toscana e Friuli.

Scendendo nello specifico nel 2007 sui 104 capoluoghi monitorati, 70 hanno registrato variazioni all'insu', 33 sono rimasti invariati e solo la citta' di Benevento ha subito una riduzione della spesa pari al 24% rispetto al 2006, grazie alla decisione del Comune di ridurre del 70% la tariffa relativa al canone di depurazione a carico dell'utente. A Novara l'aumento piu' consistente (+50%), seguita da un'altra citta' piemontese Verbania (+45%), quindi Agrigento (+38%). Dal confronto con l'anno 2006 emerge che la principale variazioni in aumento (+6,5%) e' avvenuta nell'area settentrionale, seguita da quella avvenuta nell'area centrale (+4,5%) e da quella avvenuta nell'area meridionale (+3%).

Complessivamente in Italia il 35% dell'acqua immessa nelle tubature va persa. Il problema, come segnala Cittadinanzattiva, e' particolarmente accentuato nelle regioni meridionali, che presentano percentuali di perdite superiori alla media (49%); al Centro va persa il 32%, al Nord il 26%. Tra le criticita' l'associazione segnala il caso della Puglia che presenta la seconda spesa piu' elevata ed una percentuale di perdita di acqua ben superiore alla media. Altri casi del genere si verificano in Sicilia e Sardegna.

Cittadinanzattiva ha proposto al ministro Scajola alcune misure per contenere la spesa:

-L'adozione immediata di una norma che preveda la sospensione di ogni possibile aumento del costo del servizio fino al 31.12.2009

-L'istituzione dell'Autorita' di regolazione del servizio idrico (eventualmente accorpandone le funzioni con quella dell'Energia Elettrica e Gas)

-L'adozione di un piano industriale triennale per il servizio idrico italiano, basato sulla manutenzione e il rinnovamento della rete idrica, al fine di ridurre drasticamente le perdite, la lotta agli sprechi e la promozione dell'uso consapevole e razionale delle risorse idriche da parte di imprese, amministrazioni pubbliche e cittadini.

-La promozione e la vigilanza da parte delle istituzioni pubbliche per la piena attuazione del comma 461 dell'articolo 2 della Legge Finanziaria 2008 (la n. 244 del 2007), in materia di tutela dei diritti dei cittadini utenti e di partecipazione civica, investendo sulla formazione dei diversi soggetti coinvolti e sull'avvio di forme di valutazione civica del servizio ed introducendo idonee sanzioni, per la mancata attuazione della legge. (Dire).

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