| "CAOS CALMO": nonostante tutto il 71% degli italiani soddisfatto della propria vita |
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| 18/02/2008 | |
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18 Feb. - Il Newsweek dedica la
copertina all'Italia. Ne emerge un ritratto "tra l'agonia e
l'estasi" titola LA REPUBBLICA: "In questi giorni il film che fa
piu' discutere in Italia e' 'Caos calmo': narra la storia di un vedovo che
non riesce a rimettere in sesto la propria vita e se ne resta seduto su una
panchina a osservare la vita che gli scorre davanti.
La verita' e' che,
al pari del vedovo, buona parte d'Italia se ne resta seduta a
vederle passare davanti il mondo intero. Fino all'inizio degli anni '80,
il pil italiano era pressoche' uguale a quello della Gran Bretagna, e
l'Italia pareva essere una forza trainante di un'Europa unita di recente. Ma
quei giorni sono ormai lontani. Luca Cordero di Montezemolo, presidente della
Fiat e della Ferrari, paragona il governo italiano a 'una vettura cosi'
pesante, cosi' costosa, cosi' difficile da manovrare, cosi' obsoleta, che per
quanto bravo possa essere il pilota non riesce a vincere'. A questo punto il
governo non e' che funzioni male: non funziona proprio. Da quando il governo
di centro-sinistra del Primo ministro Romano Prodi e' caduto a gennaio per
non aver ottenuto la fiducia, si e' in regime provvisorio fino alle prossime
elezioni fissate ad aprile.Dagli ultimi sondaggi risulta che l'Italia tornera' a essere governata dal magnate-showman di centro-destra Silvio Berlusconi. Indipendentemente da come gli italiani ci appaiono, ci sono segni di marciume, sia in senso figurato che letterale. Le strade di Napoli sono sommerse e invase da montagne di spazzatura in putrefazione da mesi, senza che sia in vista una soluzione. Se Napoli puzza, Venezia non e' da meno: grandiosi piani sono stati proposti per salvare la citta', sommersa dalle acque nove mesi l'anno, ma il progetto di lavori decennali e del costo di svariati miliardi di euro proposto da Berlusconi e' stato rimesso nel cassetto da Prodi. Firenze e' presa d'assalto dai turisti, ma invece di migliorare le infrastrutture il consiglio municipale sta pensando di trasferire il David di Michelangelo fuori citta' per "decongestionare" il centro. E poi c'e' l'Alitalia, la flotta della compagnia di bandiera che affoga in debiti immani, emblematici dell'economia italiana che non funziona. Nel 2004 e nel 2005 l'economia del Paese non e' cresciuta per nulla e da un decennio a questa parte ristagna al fondo o in ogni caso agli ultimi posti della classifica dei gia' torpidi tassi di crescita del resto d'Europa (...) Nonostante tutto cio', molti italiani credono che il loro Paese abbia ancora il potenziale di potersi riprendere e vivere un meraviglioso revival. Giulio Sapelli, uno dei piu' illustri storici italiani di economia, elenca soltanto alcune spicciole decisioni cruciali: 'Gli anni Ottanta sono stati un decennio di grandi opportunita' mancate'. Diversamente dalla Francia - che essendosi resa conto dei rischi della penuria energetica si e' costruita una rete elettrica che ormai le fornisce l'ottanta per cento del suo fabbisogno - l'Italia indisse un referendum molto travagliato e sentito che nel 1987 mise la parola fine a qualsiasi possibilita' di progresso nell'industria nucleare tecnologicamente avanzata. E oggi l'Italia dipende in tutto e per tutto dal mercato internazionale per procurarsi a caro costo l'energia che le serve. Poi c'e' il debito pubblico, lievitato a dismisura quando i conti dei programmi sociali istituiti negli anni Settanta sono venuti al pettine e i partiti politici hanno alimentato e gonfiato oltre ogni dire la burocrazia con posti di lavoro distribuiti in base al clientelismo. Infine, negli anni Ottanta c'e' stato il problema della lira italiana: il governo ha spinto e promosso le esportazioni e ammansito il settore privato non incoraggiando la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione, bensi' svalutando la moneta (...). Nel 1992 le rivelazioni degli arresti e dei processi giudiziari legati allo scandalo di Mani pulite hanno messo in piena luce la corruzione nel Partito della Democrazia Cristiana e nel Partito Socialista che da generazioni si avvicendavano al governo. Sono stati entrambi spazzati via, i loro leader sono stati portati in tribunale, perfino costretti a prendere la via dell'esilio, ma la corruttibilita', la ristrettezza di vedute e l'immoralita' sono rimaste. Buona parte del problema italiano e' che troppo spesso l'Italia ha fatto affidamento su forze esterne per risolvere i propri problemi interni che nessuno osava prendere di petto. Quella italiana e' una societa' a tal punto piena di vincoli burocratici e di fratture sociali che benche' gli italiani, come e' risaputo, siano eccellenti imprenditori, e' estremamente difficile aprire un'azienda o crescere e passare da piccole dimensioni aziendali a una societa' in grado di competere sul mercato globale (...) A livello macroeconomico, le riforme strutturali sono sistematicamente e ripetutamente promesse per essere poi dimenticate in un sistema nel quale i partiti politici dell'opposizione per quanto minuscoli siano possono sempre esercitare diritto di veto - e di fatto lo fanno - nei confronti di qualsiasi importante iniziativa del governo. (...). Il grande sprint dell'ottimismo italiano degli anni Ottanta coincise con la fine della guerra al terrorismo, con l'affermarsi dei primi marchi del lusso italiano di portata mondiale, quali Armani, Zegna, Brioni, Valentino, Gucci, Prada e tanti altri. Ma poi l'economia ha toccato il fondo, gli scandali politici dei primi anni Novanta sono coincisi con una stabilita' finanziaria paragonabile soltanto a quella dell'Argentina (...) Non stupisce, dopo quanto detto, che molti italiani paiano alla ricerca spasmodica di una forte leadership e, forse, di un uomo forte. Da un sondaggio condotto l'estate scorsa e' emerso che il 90 per cento degli italiani voterebbe una figura di questo tipo. Ma quando i candidati si presentano nelle vesti di uomini forti risuonano ancora troppo intensi gli echi della dittatura di Benito Mussolini perche' possano trovare vasti supporti e consensi. Nonostante tutte le insoddisfazioni, nella Penisola perdura quello che in Italia potrebbe essere chiamato il 'fattore dolce vita': la gente pensa ancora effettivamente che la vita sia bella. La maggior parte della popolazione (il 74 per cento, secondo u n sondaggio Eurobarometer del mese scorso) si dice preoccupata per l'economia. Un altro 52 per cento ritiene che l'Italia stia andando nella direzione sbagliata, ma ben il 71 per cento degli italiani si dice soddisfatto della propria vita, per cio' che concerne famiglia, lavoro, futuro. Federigo Argentieri, docente di scienze politiche alla John Cabot University di Roma, spiega che 'gli italiani sono abituati a una rigida separazione tra la loro vita privata e cio' che accade a livello pubblico'. E mentre un'assoluta mancanza di senso civico rende questo Paese estremamente difficile da governare, Argentieri osserva che quando - come spesso accade - il governo cade, e' la forza della famiglia a far funzionare la societa': 'È sicuramente sbagliato, eppure e' questo a tenere a galla l'Italia'". (Velino) |
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