| CENSIS: CHI VIVE NEI PICCOLI COMUNI RIFIUTA LA CITTA'-RISCHIO DI CORPORATIVISMO LOCALISTICO |
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| 06/06/2008 | |
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06 giu. - Il radicamento territoriale degli
italiani resta molto forte: uno su due non lascerebbe mai il
luogo in cui vive, secondo un'indagine del Censis presentata
oggi nell'ambito di una ricerca sull'affermarsi delle comunita'
di territorio. Dalle elezioni politiche di aprile e'
emersa con chiarezza una domanda di rappresentanza territoriale,
ma esiste il rischio di una deriva verso il ''corporativismo
localistico''.
CHI VIVE NEI PICCOLI COMUNI RIFIUTA LA CITTA' - Il radicamento territoriale degli
italiani resta molto forte: uno su due non lascerebbe mai il
luogo in cui vive, secondo un'indagine del Censis presentata
oggi nell'ambito di una ricerca sull'affermarsi delle comunita'
di territorio.
In particolare, chi vive nei piccoli Comuni non
andrebbe a vivere in una citta'.
Quasi la meta' degli italiani, e' stato spiegato, vive in
Comuni con meno di 20 mila abitanti, piu' di 10 milioni quelli
che vivono in Comuni con meno di 5 mila residenti: si vive
quindi in piccoli centri, ma sempre piu' all'interno di grandi
contenitori metropolitani, dove l'urbanizzazione continua salda
centinaia di comuni vicini.
E anche in questi ''contenitori''
(ad esempio quello milanese-lombardo o l'area metropolitana di
Roma), il radicamento territoriale resta molto forte.
A fronte
del 47% di italiani che non lascerebbe mai il luogo in cui vive,
solo il 17% sogna di abitare invece in una piccola citta', l'8%
in una casa di campagna, il 7% in un piccolo paese, mentre il
10% sceglierebbe una grande metropoli e un altro 10%
preferirebbe una citta' estera.
In particolare, chi vive in una
metropoli, per il 63,7% non cambierebbe, restando dove vive o
spostandosi in un'altra grande citta' italiana o straniera.
Ma
anche i residenti in piccoli comuni per il 78,3% non intendono
cambiare.
IN ITALIA RISCHIO DI CORPORATIVISMO LOCALISTICO
OCCORRE NUOVA STAGIONE ENTI LOCALI 'ILLUMINATI' COME IN ANNI '90 - Dalle elezioni politiche di aprile e'
emersa con chiarezza una domanda di rappresentanza territoriale,
ma esiste il rischio di una deriva verso il ''corporativismo
localistico''.
L'allarme e' del Censis, che oggi ha presentato
una ricerca sulle comunita' di territorio.
Secondo l'istituto questo rischio e' attestato da molti
fenomeni recenti, come la dilagante contrapposizione contro le
grandi opere di interesse nazionale (193 casi nel 2007) o la
''sussidiarieta' rovesciata'' con cui le amministrazioni locali
provano ad affrontare tematiche che rientrano nelle competenze
regionali o statali, ad esempio la sicurezza.
Questa ''involuzione corporativistica'' del localismo
italiano - hanno avvertito stamani il presidente del Censis,
Giuseppe De Rita e il direttore generale, Giuseppe Roma -
rischia di rendere sterile la tradizionale vitalita' del
territorio, e il senso della comunita' rischia di degradarsi
nella ''sindrome del fortino assediato'', con una realta' locale
sempre piu' chiusa in se stessa.
Come se ne esce? ''Occorre - ha
detto Roma - una nuova stagione di enti locali 'illuminati' come
ci fu agli inizi degli anni '90''.
Alcuni buoni esempi gia' ci sono: in tante parti del paese si
sono prodotti sforzi significativi per governare alcune
problematiche pressanti, come lo smaltimento dei rifiuti e
l'energia.
La percentuale della raccolta differenziata e' oggi
in Italia del 26%, ma nei comuni con meno di 5.000 abitanti sale
al 59% e il 51% dei piccoli comuni promuove il compostaggio.
Inoltre, dei 157 comuni che producono energia con impianti
eolici, il 74,5% ha meno di 5.000 abitanti. La ricetta si basa
su due ingredienti: un forte livello di condivisione delle
scelte tra tutti i soggetti locali e la voglia di sperimentare
soluzioni originali, autonome, adatte alla realta'
socio-economica del territorio.
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