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Ultimo aggiornamento: 19.11.2008 ore 15:35
CENSIS: CHI VIVE NEI PICCOLI COMUNI RIFIUTA LA CITTA'-RISCHIO DI CORPORATIVISMO LOCALISTICO Stampa E-mail
06/06/2008
06 giu. - Il radicamento territoriale degli italiani resta molto forte: uno su due non lascerebbe mai il luogo in cui vive, secondo un'indagine del Censis presentata oggi nell'ambito di una ricerca sull'affermarsi delle comunita' di territorio. Dalle elezioni politiche di aprile e' emersa con chiarezza una domanda di rappresentanza territoriale, ma esiste il rischio di una deriva verso il ''corporativismo localistico''.
censis_280x200.jpgCHI VIVE NEI PICCOLI COMUNI RIFIUTA LA CITTA' - Il radicamento territoriale degli italiani resta molto forte: uno su due non lascerebbe mai il luogo in cui vive, secondo un'indagine del Censis presentata oggi nell'ambito di una ricerca sull'affermarsi delle comunita' di territorio.
In particolare, chi vive nei piccoli Comuni non andrebbe a vivere in una citta'. Quasi la meta' degli italiani, e' stato spiegato, vive in Comuni con meno di 20 mila abitanti, piu' di 10 milioni quelli che vivono in Comuni con meno di 5 mila residenti: si vive quindi in piccoli centri, ma sempre piu' all'interno di grandi contenitori metropolitani, dove l'urbanizzazione continua salda centinaia di comuni vicini.
E anche in questi ''contenitori'' (ad esempio quello milanese-lombardo o l'area metropolitana di Roma), il radicamento territoriale resta molto forte.
A fronte del 47% di italiani che non lascerebbe mai il luogo in cui vive, solo il 17% sogna di abitare invece in una piccola citta', l'8% in una casa di campagna, il 7% in un piccolo paese, mentre il 10% sceglierebbe una grande metropoli e un altro 10% preferirebbe una citta' estera.
In particolare, chi vive in una metropoli, per il 63,7% non cambierebbe, restando dove vive o spostandosi in un'altra grande citta' italiana o straniera.
Ma anche i residenti in piccoli comuni per il 78,3% non intendono cambiare.
IN ITALIA RISCHIO DI CORPORATIVISMO LOCALISTICO OCCORRE NUOVA STAGIONE ENTI LOCALI 'ILLUMINATI' COME IN ANNI '90 - Dalle elezioni politiche di aprile e' emersa con chiarezza una domanda di rappresentanza territoriale, ma esiste il rischio di una deriva verso il ''corporativismo localistico''.
L'allarme e' del Censis, che oggi ha presentato una ricerca sulle comunita' di territorio.
Secondo l'istituto questo rischio e' attestato da molti fenomeni recenti, come la dilagante contrapposizione contro le grandi opere di interesse nazionale (193 casi nel 2007) o la ''sussidiarieta' rovesciata'' con cui le amministrazioni locali provano ad affrontare tematiche che rientrano nelle competenze regionali o statali, ad esempio la sicurezza.
Questa ''involuzione corporativistica'' del localismo italiano - hanno avvertito stamani il presidente del Censis, Giuseppe De Rita e il direttore generale, Giuseppe Roma - rischia di rendere sterile la tradizionale vitalita' del territorio, e il senso della comunita' rischia di degradarsi nella ''sindrome del fortino assediato'', con una realta' locale sempre piu' chiusa in se stessa.
Come se ne esce? ''Occorre - ha detto Roma - una nuova stagione di enti locali 'illuminati' come ci fu agli inizi degli anni '90''.
Alcuni buoni esempi gia' ci sono: in tante parti del paese si sono prodotti sforzi significativi per governare alcune problematiche pressanti, come lo smaltimento dei rifiuti e l'energia.
La percentuale della raccolta differenziata e' oggi in Italia del 26%, ma nei comuni con meno di 5.000 abitanti sale al 59% e il 51% dei piccoli comuni promuove il compostaggio. Inoltre, dei 157 comuni che producono energia con impianti eolici, il 74,5% ha meno di 5.000 abitanti. La ricetta si basa su due ingredienti: un forte livello di condivisione delle scelte tra tutti i soggetti locali e la voglia di sperimentare soluzioni originali, autonome, adatte alla realta' socio-economica del territorio.
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