| DOLLY NEL PIATTO? SOLO 1 su 10 dice Si |
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| 12/01/2008 | |
12 gen. - Se la netta contrarieta' dei
consumatori americani ha costretto le principali industrie
alimentari statunitensi come la Dean Food ad impegnarsi
formalmente a non utilizzare il latte prodotto da mucche
clonate, secondo un sondaggio, in Italia meno di uno su dieci
(8 per cento) ritiene che la scienza abbia dimostrato che
questi alimenti sono perfettamente equivalenti agli altri ed e'
quindi necessario consentirne la vendita senza alcun tipo di
indicazione.
E' quanto afferma la Coldiretti, sulla base di un
sondaggio on line sul proprio sito, nell'annunciare per voce
del presidente Sergio Marini che 'siamo pronti ad una forte
mobilitazione per impedire che arrivi sulle tavole una
allucinante realta' di cui ne' le imprese, ne' i consumatori
europei avvertono certamente il bisogno'.
Si tratta -
sottolinea la Coldiretti - di una azione resa urgente dopo la
pubblicazione del progetto di parere dall'Autorita' europea per
la sicurezza alimentare (EFSA) che sostiene che non ci sono
differenze in termini di sicurezza per questi alimenti che
presentano componenti nutrizionali nella normalita' rispetto a
quelli ottenuti dagli altri animali, dando un sostanziale via
libera alla vendita di latte e carne provenienti da maiali e
mucche clonate e dalla loro progenie.
Se dal progetto di parere
dell'Autorita' europea per la sicurezza alimentare (EFSA), sul
quale e' stata aperta una consultazione ma che si allinea con
preoccupazione nei tempi e nei contenuti a quello della Food
and Drug Administration (FDA) statunitense, e' arrivato un
sostanziale via libera scientifico alla vendita di latte e
carne e formaggi provenienti da animali clonati o da loro
progenie, secondo una indagine descrittiva on line condotta sul
sito www.coldiretti.it si evidenzia che una netta maggioranza
del 55 per cento e' fortemente contraria alla quale si aggiunge
- continua la Coldiretti - ben il 36 per cento dei rispondenti
che chiede una etichettatura obbligatoria in Italia e in Europa
che permetta ai consumatori di distinguerli mentre solamente
l'8 per cento ritiene che la scienza abbia dimostrato che
questi alimenti sono perfettamente equivalenti agli altri ed e'
quindi necessario consentirne la vendita senza alcun tipo di
indicazione.
Secondo la Coldiretti, la commercializzazione di
carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati e' un
rischio inaccettabile che oltre ad un problema di scelta
consapevole da parte dei consumatori e di rispetto della
biodiversita' pone evidenti perplessita' di natura etica che
occorre affrontare prima che sia troppo tardi.
Per questo la
Coldiretti auspica che al pari di quanto avvenuto negli Stati
Uniti anche i grandi gruppi dell'industria alimentare nazionale
si impegnino formalmente a non utilizzare prodotti derivanti da
animali clonati anche adottando le necessarie precauzioni nei
confronti delle importazioni. (AGI)
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