| FISCO - UE: SU 1.000 SIGARETTE ACCESE VANNO IN FUMO 165 EURO |
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| 20/07/2008 | |
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20 lug. - Il fumo? Senza dubbio un lusso e con le
nuove proposte avanzate dalla Commissione Ue in materia di
accise sul tabacco potrebbe diventare addirittura un vizio
inavvicinabile per molti.
Nell'Unione Europea, si legge sul sito fisconelmondo.it, su
1.000 sigarette accese in media vanno in fumo 165 euro di cui
96 in tasse.
L'Italia si colloca nell'area bassa della
classifica insieme a Grecia e Spagna, esibendo un listino
prezzi dove per mille bionde l'esborso e' di 175 euro, di cui
102 euro sono destinati a raggiungere l'erario.
Quasi nulla
rispetto ai vertici della graduatoria: al primo posto il Regno
Unito dove con mille sigarette vanno in fumo oltre 400 euro. Di
questi, circa 250 sono proprieta' del fisco. Naturalmente,
l'Irlanda non poteva restare indietro e cosi' si parla di un
esborso di 372 euro, la cui comproprieta' con l'erario si
risolve in un gettito pro-quota di accise pari a 227 euro.
Nella parte alta anche Svezia e Germania rispettivamente con
una spesa di 258 euro (134 al fisco) e 235 (140 al fisco). Agli
ultimi posti Bulgaria (63 euro) e Lettonia (59).
Proprio per
questo Bruxelles ha elaborato un progetto che mira a colpire le
accise. Questo determinera' un incremento percentuale medio nel
costo del pacchetto di sigarette di almeno il 5%, ma con punte
che in alcuni Paesi potrebbero arrivare a una doppia cifra. In
Italia, per esempio, l'aumento medio per pacchetto potrebbe
rivelarsi pari al 18%, contribuendo di fatto ad allontanare dal
mercato della sigaretta l'8% dei fumatori.
Ma il primato nel
crollo della domanda al consumo e' previsto in Polonia, dove il
costo delle sigarette potrebbe quasi raddoppiare con un
+46%,con un impatto sul consumo di tabacco che dovrebbe far
battere in ritirata il 20% dei fumatori. Anche nel Belgio si
parla di un crollo stimato nel 15% dei consumatori.
Comunque,
si legge su fisconelmondo.it, si tratta di previsioni, il cui
fondamento e' riconducibile a uno studio della Banca mondiale
che considerava un aumento del prezzo pari al 10% sufficiente a
causare un indietreggiamento della domanda complessiva di
tabacco di circa il 4%. (Agi)
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