| IL 38% DELLE DONNE CHIEDE IL PARTO CESAREO MA NE IGNORA I RISCHI |
|
|
||
| 07/05/2008 | |
|
07 mag. - Sempre piu' italiane preferiscono il parto
cesareo, a quello naturale. Le donne del nostro Paese che
scelgono il ricorso alla chirurgia per far venire alla luce il
proprio bambino sono, infatti, oggi il 38% (rispetto all'11%
della nascite totali degli anni '80) piu' del doppio della soglia
stabilita dall'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms), che
e' del 10-15% e della media presente in altri paesi (dati Iss).
Grandi le differenze di percentuali tra le Regioni: 23% a
Bolzano, 60% in Campania. Dei motivi di questo trend in salita e
delle differenze geografiche si e' parlato oggi al Forum
organizzato dall'agenzia Dire sul tema 'Troppe cicogne con il
bisturi?'.
All'incontro hanno partecipato Giorgio Vittori,
presidente della Societa' italiana ginecologi e ostetrici (Sigo),
Massimo Moscarini, presidente dell'Associazione italiana
ginecologi universitari italiani (Agui), Maria Vicario,
Federazione nazionale dei collegi delle ostetriche, Francesca
Anzidei, specialista in psicologia della salute e Francesca
Moccia, del coordinamento del Tribunale del malato.
"Assistiamo sempre piu' ad un aumento dei cesarei su richiesta
della paziente- spiega Giorgio Vittori, presidente Sigo-, un boom
di consumo con grandi differenze tra regione e regione, indotto
dal contesto sociale, con richieste alle quali il ginecologo non
si sottrae, pena contenziosi non facili da gestire e dagli esiti
imprevedibili".
Ma quali sono le ragioni di queste differenze
geografiche? Strutture e modelli culturali hanno la loro
responsabilita'.
"Basterebbe prendere un napoletano e
portarlo a Torino- sottolinea Maria Vicario, rappresentante delle
ostetriche-, cambierebbe idea, e farebbe tranquillamente un parto
naturale. E' il modello culturale che va rivisto.
Le ultime
indagini dell'Istituto superiore di sanita' indicano che le donne
che seguono un corso di preparazione alla nascita sono meno
esposte alla scelta del cesareo". Il momento del parto, aggiunge
Vicario, "oggi unico nella vita di una donna, perche' la media e'
di 1,4 figli a testa, e' critico e deve essere premiante, per
questo e' fondamentale lavorare su una maggiore integrazione tra
territorio e ospedale e sulla continuita' assistenziale".
Per
Massimo Moscarini, presidente dell'Agui, la scelta del cesareo e'
sbagliata a priori, perche' "la donna non viene posta nelle
condizioni di poter dire che il cesareo e' meglio". La scelta
avviene "su influenze esterne, e non possiamo colpevolizzare le
donne che lo richiedono".
Perche' il cesareo, aggiunge Moscarini,
"ha la sua prescrizione medica e se il 15-30% del ricorso al
bisturi puo' essere accettabile al di sopra di questa percentuale
significa che c'e' qualche altro problema".
Per la psicologa
Anzidei, la donna predilige il bisturi "perche' ha bisogno di
essere aiutata a partorire, ma di mantenere il controllo
sull'evento. E, con il cesareo, mantiene il rapporto di fiducia
con il suo medico, ma sceglie dove farlo, quando e con
chi".
Per Moscarini, il problema e' delle
strutture, della formazione dei medici, ma anche della non
sufficiente informazione: "Continuare a far vivere reparti con
meno di 500 parti all'anno e' un errore. Nelle piccole strutture-
sottolinea Moscarini- le carenze sono tante e i medici non si
possono formare nella maniera adeguata. L'eperienza invece e'
fondamentale, se paragonata con quella che si accumula in
ospedali dove si effettuano 5-6 mila parti all'anno".
Francesca
Moccia del Tribunale del malato pone l'accento sulla necessita'
di dare un'informazione corretta alla donna: "E' giusto che la
donna sappia che con il cesareo corre piu' rischi rispetto al
parto naturale: nel 2007- sottolinea Moccia- 1 persona su 5 ci ha
segnalato un errore medico e tra gli errori al 4°posto ci sono i
problemi nati in seguito ad interventi di ginecologia ed
ostetricia, aumentati del 14% dal 2006 al 2007. Tra quelli
seguiti a parto cesareo si indicano complicazioni quali garze
dimenticate, emorragie interne o del neonato".
Il parto cesareo, aggiunge a questo proposito il presidente
Sigo "non determina un miglioramento della morbilita' e
mortalita' del neonato. Anzi- sottolinea Vittori-, ci sono rischi
maggiori per il neonato, ma soprattutto per la madre. Aumenta il
rischio, per esempio, di isterectomia e di emorragie nella
partoriente. Il cesareo, un tempo, era un intervento di
salvataggio, ora si e' trasformato in una procedura fisiologica
che tale non e' per niente.
Anche Vittori, inoltre, pone l'accento
sulla necessita' dell'informazione: "Le variabili che portano ad
una richiesta del cesareo sono tante, una e' la qualita'
dell'informazione: se non viene data non e' possibile convogliare
i giusti messaggi. E il concetto dell'informazione e' un valore
tutto da raggiungere nella formazione di medici e ostetriche e
nella prassi".
Per affrontare il problema nella giusta dimensione basterebbe
che le Regioni, conclude il presidente Sigo, "facessero
riferimento, come gia' accade nella Regione Lazio, ai criteri
scientifici, per capire cosa porta al cesareo messi a punto nel
2001 dal ricercatore clinico di Dublino Michael Robson. E'
un'evidenza scientifica di cui si tiene conto molto poco. Perche'
invece- conclude Vittori- questi criteri non si possono tradurre
in buone azioni quotidiane? Dobbiamo impegnarci tutti in questa
direzione".
|
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Qualità della vita, altre notizie
Fai tu la notizia
Hai qualcosa da raccontarci? Ti sei imbattuto in un fatto che pensi meriti l'attenzione dei media? Scrivi il tuo pezzo e invialo a Clandestinoweb, la redazione ti contatterà per pubblicarlo sul sito





Segnalo
OKNOtizie
Smarking
Spurl
del.icio.us
Digg
Furl
Netscape
Yahoo! My Web
Google Bookmarks
Technorati
BlinkList
Newsvine
ma.gnolia
reddit
Tailrank








65 visitatori online

.jpg)



