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Ultimo aggiornamento: 01.12.2008 ore 19:03
INCHIESTA: IL SERVIZIO SANITARIO CI COSTA 100 MILIARDI L'ANNO Stampa E-mail
27/07/2008
27 lug. - Oggi è in cronaca l'Abruzzo. Un mese fa c'era la Lombardia. Prima il Piemonte, la Puglia, il Lazio, la Calabria: da almeno 15 anni, decine di indagini giudiziarie documentano migliaia di truffe, sprechi, clientelismi, favoritismi, disservizi, frodi criminali, corruzioni e infiltrazioni mafiose. La salute degli italiani muove un giro d'affari di oltre 100 miliardi di euro.
sanita_01_280x200.jpgChe molti vedono come una torta da spartire. E i pm di Milano che indagano sulla Santa Rita e le altre "cliniche degli orrori", in un'audizione segreta al Senato, finiscono col descrivere la sanità come «un sistema che fa diventare i reati una prassi».
Come è potuto succedere? Da un lato c'è un flusso continuo, e da decenni in crescita, di denaro pubblico a disposizione per appalti, convenzioni con strutture accreditate, gente da assumere. Dall'altra ci sono i partiti alla guida delle Regioni, che stringono la morsa su ospedali e Asl attraverso il loro plenipotenziario, il direttore generale.
Dopo la legge Bindi di riforma del Servizio sanitario nazionale del 1999, il manager è nominato dal governatore, quindi dalla politica, ed è lui che decide tutto: dai contratti alla scelta dei primari. In mezzo ci sono i medici, che maledicono quella legge che ha tolto loro tutto il potere e li ha messi nelle mani della politica; e i malati, che in molte parti d'Italia fanno sentire la loro voce e minacciano chi li governa, ma in molte altre no. Su di loro contava Rosy Bindi quando firmò quella legge, nella convinzione che i governatori avrebbero fatto le cose per bene perché la sanità è uno snodo cruciale del consenso.
Ma così non è andata: le mani della politica sulla torta si sono trasformate, spesso, in un reticolo di tangenti, appalti truccati, nomine incongrue. Perché la legge di depenalizzazione dell'abuso d'ufficio con finalità politiche del 1997 aveva reso praticamente impunibile chi spadroneggiava. Così il sistema è saltato, fatte salve le solite isole felici.
I reati, come dicono i pm, sono prassi. Da un lato le nomine, poltrone troppo spesso occupate da incapaci, ma dall'altra i denari. Oltre 100 miliardi, di cui la metà cash, a disposizione dei privati. Che forniscono beni e servizi agli ospedali, ma anche prestazioni sanitarie che il pubblico non riesce a erogare. È questo il ventre molle del sistema che crea consenso distorto per politici rapaci e che arricchisce manager disonesti. Perché sono gli uomini della politica a decidere chi e in quale misura può partecipare al business. E magari su chi si può chiudere un occhio nei controlli.
Ottaviano Del Turco Così, stando alle accuse dei giudici di Pescara, il re delle cliniche abruzzesi Vincenzo Maria Angelini ha gonfiato i conti e il presidente Ottaviano Del Turco ha intascato in contanti, tra cucina e salotto, la sua fetta dei 15 milioni di tangenti confessate dall'imprenditore. L'ex sindacalista del Pd va considerato innocente fino alla sentenza definitiva, ma resta il fatto che la sua giunta e quella precedente di centrodestra hanno lasciato, tra il 2001 e il 2006, un buco nei bilanci sanitari di 908 milioni, scesi a 800 solo grazie ad aiuti statali d'emergenza. Di certo il costo del sistema, in Abruzzo, è impazzito. Solo nella stagione elettorale 2004-2005, la spesa pro capite è schizzata da 1.515 a 1.729 euro. Come dire che, da un anno all'altro, il debito di ogni abruzzese è aumentato di oltre 200 euro. E così è più o meno ovunque: i bilanci della sanità seguono una variabile politica, la spesa esplode negli anni più vicini alle elezioni.
Il primato italiano è della giunta Storace, che ha governato il Lazio fino al 2005: nel suo ultimo biennio la sanità regionale è andata in rosso di ben 3,4 miliardi. Spesi per che cosa? Tutta buona sanità? Non proprio tutta se, negli stessi mesi le ammissioni (parziali) dell'imprenditrice Anna Iannuzzi, detta Lady Asl, hanno rivelato mazzette, imbrogli e rimborsi falsi e provocato 70 arresti, inguaiando anche tre assessori regionali: Giulio Gargano, Marco Verzaschi e Giorgio Simeoni, che è diventato deputato di Forza Italia. (da espresso.repubblica.it).
Commenti (4) >>
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scritto da ale p., luglio 28, 2008

fermo restando che la gestione esclusivamente privata della sanità sarebbe disastrosa..... il servizio sanitario americano è l'emblema di quello che di fatto non è un servizio..... e tra l'altro, nonostante il fatto che è soggetto alle presunte regole di mercato i costi sono altissimi; in termini di pil assorbe il 15% (in italia è l'8%).... e tutto per avere un sistema che rende gli usa il paese con la più alta mortalità infantile nei paesi occidentali..... certo se hai i milioni il problema dell'efficenza non si pone;
per quanto riguarda l'italia le soluzioni sono diverse e i sistemi possono eseere vari...... il rischio del sistema di accreditamento comporta il rischio che il privato accreditato fornisca prestazioni assolutamente inutili con loscopo di ottenere i rimborsi (e quindi i profitti), e la cosa avviene piuttosto spesso...... in ogni caso si tratta di una materia delicata dove trovare una soluzione non è assolutamente facile e dove le opinioni possono e devono essere necessariamente diverse.

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scritto da Lello, luglio 28, 2008

Basterebbe far scegliere tra pubblico e privato e vedreste come il pubblico dovrebbe mettersi in riga e tagliare gli enormi sprechi per continuare a vivere. Spero che Sacconi ci garantisca la libertà di scelta.

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scritto da la finestra azzurra, luglio 27, 2008

purtroppo, fin che ci sarà la politica e il sistema sanitario sarà gestito dal pubblico, questo sistema di illegalità continuerà a macinare soldi....

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scritto da ale p., luglio 27, 2008

si ma il problema sono i giudici....... tutti gli interessati sono brave persone..... a chi verrebbe mai da pensare che in uno stato dal debito pubblico incalcolabile i politici non siano onesti? suvvia saranno i soliti giustizialisti o forcaioli di turno.....

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