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Ultimo aggiornamento: 09.01.2009 ore 01:00
INTERNET: 6% DEI CYBERNAUTI E' INTOSSICATO - PER ADOLESCENTI E' FENOMENO ALLARMANTE Stampa E-mail
20/10/2008
20 ott. - Marco, 22 anni, e' arrivato a trascorrere su internet 36 ore senza mai staccare la spina. Risucchiato dalla rete, ossessionato dai download, e' stato lasciato dalla fidanzata, isolato dagli amici.
internet_dipendenza_280x200.jpgUn suo coetaneo, dopo 48 ore attaccato al computer per un gioco di ruolo, ha iniziato a delirare e ad avere allucinazioni tanto da essere sottoposto a un intervento farmacologico.
Sono solo alcuni dei casi di net-dipendenza, sempre piu' diffusa tra adolescenti e non, con cui si e' ritrovato a fare i conti il responsabile Area Nuove dipendenze del Centro studi e ricerche 'Nostos' Giuseppe Lavenia, che da anni insieme alla sua equipe si occupa dello studio delle nuove patologie legate all'utilizzo scorretto della rete.
Per Lavenia ben il 6% del 'popolo di internet', che conta circa 23 milioni di persone, ne e' dipendente. Dipendenza in cui e' caduto il 7% degli adolescenti utilizzatori.
Patologie diverse perche', con la diffusione di nuove chance e opportunita' attraverso le nuove tecnologie, anche i pericoli che vengono dal mondo virtuale si sono differenziati e sono aumentati: dal gioco d'azzardo, alle aste, al trading on line e, ancora, lo shopping, i giochi di ruolo, il cybersex.
"Si tratta di una vera e propria tossicodipendenza e come tutte le tossicodipendenze c'e' negazione, inconsapevolezza".
Sono soprattutto i genitori a rivolgersi agli specialisti, preoccupati dall'impatto sociale che il computer ha sui loro figli, la cui vita virtuale ha ormai divorato quella reale.
Una settantina i ragazzi, di ogni parte d'Italia, che si sono rivolti al Centro 'Nostos' per uscire dal vortice di internet ma il fenomeno e' in crescita, sottolinea Lavenia, e complicato trovare chi offre informazioni e cure adeguate.
E' per questo che Lavenia e la sua equipe da tempo lavorano alla creazione di una Clinica sulle net dipendenze, luogo di prevenzione, studio e cura delle situazioni di net addiction.
"Abbiamo gia' scelto la sede, nelle Marche - spiega Lavenia - e preso contatti con una fondazione in particolare, che si e' mostrata molto interessata. Speriamo di poter arrivare all'apertura della clinica entro la fine del prossimo anno".
L'obiettivo, pero', e' ancora piu' ambizioso. Il fenomeno e' "allarmante" sottolinea Lavenia e, "considerata la spinta all'uso di internet nella societa' di oggi, solo destinato a crescere": per questo il proposito e' quello di arrivare a far si' che la cura di questa dipendenza sia riconosciuta come gratuita dal servizio sanitario.
"Ancora non c'e' abbastanza consapevolezza dei rischi che vengono da un uso sbagliato della rete", aggiunge Lavenia che racconta di un suo paziente, di 16 anni, dipendente dal mondo virtuale di Second Life: "aveva creato 10-12 personaggi, dalle piu' diverse personalita'. Mi disse: 'Non so piu' se sono una donna o un uomo quando parlo nella vita di tutti i giorni'".
Un processo di spersonalizzazione in cui rischia di cadere non solo chi ha problemi o patologie pregresse. "Puo' capitare a chiunque - sottolinea lo psicologo - c'e' chi usa internet come valvola di sfogo dalle tensioni, chi come rifugio per le sue difficolta'a relazionarsi". "Abbiamo condotto una ricerca su un campione di adolescenti abituali utilizzatori di internet - aggiunge - ben il 70% degli intervistati ha affermato di aver avuto in rete la prima esperienza sessuale". Il percorso per uscire dalla dipendenza e' diverso a seconda dei casi, ma generalizzando, dura circa un anno. 
Al di la' dei casi di vera e propria net-dipendenza, che la realta' virtuale tende ad irrompere prepotentemente in quella reale lo dimostra anche l'influenza del vocabolario informatico e telematico sul parlare quotidiano.
Una ricerca nazionale sull'impatto dell'uso di internet sul linguaggio degli adolescenti, coordinata dallo stesso Lavenia, e condotta su un campione di 500 giovani tra i 14 e i 18 anni, di cui 358 ragazzi e 142 ragazze, dimostra che termini come 'scrollare' (usato dal 51% degli intervistati), 'hacker' (67%), 'nickname' (93%), 'cliccare' (96,5%), 'crakkare' (55%), 'zippare' (73%) sono ormai di uso comune anche nelle conversazioni 'off-line' dei cybernauti.
I dati dicono che su 25 termini del linguaggio informatico e telematico ben 12 sono utilizzati nel parlare quotidiano da oltre il 50% degli intervistati.
E sebbene non abusati sono molto utilizzati nelle conversazioni comuni anche vocaboli come 'smanettare' (36,5%), 'spam' (30,5%), 'loggarsi' 28,5%), 'bannato' (27%).
Non sempre chi usa questi termini ne conosce davvero il significato. Capita infatti che parole vengano usate con significati sbagliati o non del tutto corretti. Secondo la ricerca piu' il soggetto e' coinvolto in internet e piu' tende ad usare i termini dell''internettese' nelle conversazioni comuni off line.
La net-dipendenza cioe', come la tossicodipendenza, imporrebbe l'acquisizione e lo sviluppo di un linguaggio gergale specifico. Secondo l'indagine c'e' infatti una correlazione tra l'uso del linguaggio telematico e il rischio di dipendenza.
Lo stesso campione di ragazzi su cui e' stata condotta la ricerca sul linguaggio e' stato sottoposto a una seconda indagine per verificare il grado di 'intossicazione' nei confronti della rete. L'1% dei ragazzi intervistati e' stato classificato come 'utente dipendente' e sono quelli che conoscevano in dettaglio tutti i termini informatici e li usavano anche nelle conversazioni off line. Il 16% e' risultato 'abusatore' (e aveva una buona conoscenza dei termini di internet e li usava discretamente anche nel parlare quotidiano), il 28% e' risultato 'a rischio' (aveva sufficiente conoscenza della terminologia e assiduo uso), il 42% e' risultato 'problematico' evidenziando cioe' i primi problemi legati alla rete (aveva discreta conoscenza dei termini ma scarso uso), il 13% e' risultato 'regolare' (mediocre conoscenza del vocabolario e uso assiduo nelle conversazioni off line). (Adnkronos)
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