| INTERNET: 6% DEI CYBERNAUTI E' INTOSSICATO - PER ADOLESCENTI E' FENOMENO ALLARMANTE |
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| 20/10/2008 | |
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20 ott. - Marco, 22 anni, e' arrivato a
trascorrere su internet 36 ore senza mai staccare la spina.
Risucchiato dalla rete, ossessionato dai download, e' stato lasciato
dalla fidanzata, isolato dagli amici.
Un suo coetaneo, dopo 48 ore
attaccato al computer per un gioco di ruolo, ha iniziato a delirare e
ad avere allucinazioni tanto da essere sottoposto a un intervento
farmacologico.
Sono solo alcuni dei casi di net-dipendenza, sempre
piu' diffusa tra adolescenti e non, con cui si e' ritrovato a fare i
conti il responsabile Area Nuove dipendenze del Centro studi e
ricerche 'Nostos' Giuseppe Lavenia, che da anni insieme alla sua
equipe si occupa dello studio delle nuove patologie legate
all'utilizzo scorretto della rete.
Per Lavenia ben il 6% del 'popolo
di internet', che conta circa 23 milioni di persone, ne e' dipendente.
Dipendenza in cui e' caduto il 7% degli adolescenti utilizzatori.
Patologie diverse perche', con la diffusione di nuove chance e
opportunita' attraverso le nuove tecnologie, anche i pericoli che
vengono dal mondo virtuale si sono differenziati e sono aumentati: dal
gioco d'azzardo, alle aste, al trading on line e, ancora, lo shopping,
i giochi di ruolo, il cybersex.
"Si tratta di una vera e propria
tossicodipendenza e come tutte le
tossicodipendenze c'e' negazione, inconsapevolezza".
Sono soprattutto
i genitori a rivolgersi agli specialisti, preoccupati dall'impatto
sociale che il computer ha sui loro figli, la cui vita virtuale ha
ormai divorato quella reale.
Una settantina i ragazzi, di ogni parte d'Italia, che si sono
rivolti al Centro 'Nostos' per uscire dal vortice di internet ma il
fenomeno e' in crescita, sottolinea Lavenia, e complicato trovare chi
offre informazioni e cure adeguate.
E' per questo che Lavenia e la sua
equipe da tempo lavorano alla creazione di una Clinica sulle net
dipendenze, luogo di prevenzione, studio e cura delle situazioni di
net addiction.
"Abbiamo gia' scelto la sede, nelle Marche - spiega
Lavenia - e preso contatti con una fondazione in particolare, che si
e' mostrata molto interessata. Speriamo di poter arrivare all'apertura
della clinica entro la fine del prossimo anno".
L'obiettivo, pero', e' ancora piu' ambizioso. Il
fenomeno e' "allarmante" sottolinea Lavenia e, "considerata la spinta
all'uso di internet nella societa' di oggi, solo destinato a
crescere": per questo il proposito e' quello di arrivare a far si' che
la cura di questa dipendenza sia riconosciuta come gratuita dal
servizio sanitario.
"Ancora non c'e' abbastanza consapevolezza dei
rischi che vengono da un uso sbagliato della rete", aggiunge Lavenia
che racconta di un suo paziente, di 16 anni, dipendente dal mondo
virtuale di Second Life: "aveva creato 10-12 personaggi, dalle piu'
diverse personalita'. Mi disse: 'Non so piu' se sono una donna o un
uomo quando parlo nella vita di tutti i giorni'".
Un processo di spersonalizzazione in cui rischia di cadere non
solo chi ha problemi o patologie pregresse. "Puo' capitare a chiunque
- sottolinea lo psicologo - c'e' chi usa internet come valvola di
sfogo dalle tensioni, chi come rifugio per le sue difficolta'a
relazionarsi". "Abbiamo condotto una ricerca su un campione di
adolescenti abituali utilizzatori di internet - aggiunge - ben il 70%
degli intervistati ha affermato di aver avuto in rete la prima
esperienza sessuale". Il percorso per uscire dalla dipendenza e'
diverso a seconda dei casi, ma generalizzando, dura circa un anno.
Al di la' dei casi di vera e propria net-dipendenza, che la
realta' virtuale tende ad irrompere prepotentemente in quella reale lo
dimostra anche l'influenza del vocabolario informatico e telematico
sul parlare quotidiano.
Una ricerca nazionale sull'impatto dell'uso di
internet sul linguaggio degli adolescenti, coordinata dallo stesso
Lavenia, e condotta su un campione di 500 giovani tra i 14 e i 18
anni, di cui 358 ragazzi e 142 ragazze, dimostra che termini come
'scrollare' (usato dal 51% degli intervistati), 'hacker' (67%),
'nickname' (93%), 'cliccare' (96,5%), 'crakkare' (55%), 'zippare'
(73%) sono ormai di uso comune anche nelle conversazioni 'off-line'
dei cybernauti.
I dati dicono che su 25 termini del linguaggio
informatico e telematico ben 12 sono utilizzati nel parlare quotidiano
da oltre il 50% degli intervistati.
E sebbene non abusati sono molto
utilizzati nelle conversazioni comuni anche vocaboli come 'smanettare'
(36,5%), 'spam' (30,5%), 'loggarsi' 28,5%), 'bannato' (27%).
Non
sempre chi usa questi termini ne conosce davvero il significato.
Capita infatti che parole vengano usate con significati sbagliati o
non del tutto corretti.
Secondo la ricerca piu' il soggetto e' coinvolto in internet e
piu' tende ad usare i termini dell''internettese' nelle conversazioni
comuni off line.
La net-dipendenza cioe', come la tossicodipendenza,
imporrebbe l'acquisizione e lo sviluppo di un linguaggio gergale
specifico. Secondo l'indagine c'e' infatti una correlazione tra l'uso
del linguaggio telematico e il rischio di dipendenza.
Lo stesso
campione di ragazzi su cui e' stata condotta la ricerca sul linguaggio
e' stato sottoposto a una seconda indagine per verificare il grado di
'intossicazione' nei confronti della rete.
L'1% dei ragazzi intervistati e' stato classificato come 'utente
dipendente' e sono quelli che conoscevano in dettaglio tutti i termini
informatici e li usavano anche nelle conversazioni off line. Il 16% e'
risultato 'abusatore' (e aveva una buona conoscenza dei termini di
internet e li usava discretamente anche nel parlare quotidiano), il
28% e' risultato 'a rischio' (aveva sufficiente conoscenza della
terminologia e assiduo uso), il 42% e' risultato 'problematico'
evidenziando cioe' i primi problemi legati alla rete (aveva discreta
conoscenza dei termini ma scarso uso), il 13% e' risultato 'regolare'
(mediocre conoscenza del vocabolario e uso assiduo nelle conversazioni
off line).
(Adnkronos)
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