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Ultimo aggiornamento: 01.12.2008 ore 19:03
ISTAT-RAPPORTO 2007: ITALIA IN DIFFICOLTA' CON CONSUMI E INVESTIMENTI FERMI Stampa E-mail
28/05/2008
28 mag. - L'Italia e' in un "momento di difficolta' economica, con investimenti e consumi delle famiglie fermi o in regresso. Affinche' gli uni e gli altri tornino a crescere e aumenti il reddito delle famiglie piu' in difficolta', occorrono interventi energici". Lo ha detto il presidente dell'Istat, Luigi Biggeri, presentando il Rapporto annuale 2007. "Siamo prudentemente ottimisti" perche' il sistema delle imprese ha reagito al declino della competitivita' italiana.
istat_280x200.jpgIN ITALIA 1,3 MLN TRASFERIMENTI L'ANNO, MOLTI STRANIERI - La popolazione italiana si distribuisce nei sistemi locali dei comuni di maggior ampiezza demografica o in quelli confinanti e nei sistemi manifatturieri del centro nord; nel Mezzogiorno c'e' meno popolazione urbana.
Oltre i due terzi della popolazione risiede nei sistemi locali con piu' di 100 mila abitanti. E' quanto si legge nel rapporto annuale 2007 dell'Istat.
L'invecchiamento della popolazione e' molto variabile sul territorio: a livello nazionale, al 1 gennaio 2007, si registrano 139,9 anziani ogni 100 giovani.
Il valore piu' alto dell'indice di vecchiaia spetta nell'area del comune di Bobbio, a cavallo tra Emilia Romagna e Liguria; un marcato invecchiamento si osserva anche nel nord ovest e in alcune aree del centro.
L'accentuato invecchiamento della popolazione e' connesso alla bassa natalita' registrata in Italia.
Per quanto riguarda le migrazioni interne, sono tornate a crescere negli anni Novanta: nel periodo 2002-2005 vi sono stati 1,3 mln di trasferimenti l'anno.
Le nuove migrazioni vedono sempre piu' spostamenti di stranieri sul territorio nazionale.
Secondo l'Istat il legame piu' robusto e' quello tra la Campania, regione che registra la maggior parte delle cancellazioni anagrafiche, e l'Emilia Romagna.
Analizzando i dati relativi a iscrizioni e cancellazioni anagrafiche nel periodo 2002-2005 sono le grandi citta' - Milano, Roma, Napoli e Torino - quelle interessate dal maggior numero di migrazioni, subito seguite da citta' minori, come Bergamo, Bologna, Padova.

famiglia_picc.jpgPER 15% FAMIGLIE DIFFICILE ARRIVARE A FINE MESE 50% NUCLEI CON MENO DI 1.900 EURO AL MESE - Il 14,6% delle famiglie italiane arriva ''con molta difficolta' alla fine del mese'', il 28,4% non riesce a far fronte a una spesa imprevista di circa 600 euro e il 66,1% dichiara di non riuscire a mettere da parte risparmi.
E' quanto emerge dal rapporto annuale dell'Istat che, in bas ai dati 2006 (gli ultimi disponibili), sottolinea come la percentuale di famiglie che trova difficile sbarcare il lunario ogni mese sia aumentata anche al Nord (10,7% contro il 9,9% dell'anno prima), area dove i redditi sono in media piu' alti che nelle altre zone del Paese.
Nel rapporto sono evidenziati anche altri segnali di ''disagio'' e ''deprivazione'': il 6,2% ritiene di non potersi permettere un'alimentazione adeguata, il 10,4% un sufficiente riscaldamento per l'abitazione e il 38,7% una settimana di vacanza all'anno.
Inoltre il 61,1% delle famiglie che pagano un mutuo considera pesante il relativo carico finanziario e la meta' degli affittuari giudica onerose le spese per l'affitto.
Sul lato dei redditi, il rapporto evidenzia peraltro che il reddito netto delle famiglie italiane era nel 2005 pari in media a 2.300 euro al mese.
Tuttavia la meta' dei nuclei familiari ha guadaganto tre anni fa meno di 1.900 euro al mese.
mutui_picc.jpg13% ITALIANI HA UN MUTUO; RATA +100 EURO IN 2 ANNI SPESA PER LA CASA ARRIVA A 811 EURO AL MESE - Il 13% delle famiglie italiane ha un mutuo e paga una rata di 559 euro al mese in media. E' quanto si legge nel rapporto annuale dell'Istat che riporta i dati del 2006.
L'istituto di statistica riscontra un andamento in aumento non solo per la percentuale di famiglie che si e' fatta carico di un mutuo per comprare casa (era il 12% nel 2004) ma anche per la rata, lievitata di quasi 100 euro in due anni.
Nel 2004 la rata media mensile era infatti di 469 euro, contro i 559 del 2006 e l'incidenzia sul reddito e' cosi' salita dal 16,5% al 19,2%. La casa e' del resto una delle voci principali del bilancio familiare, con o senza mutuo da pagare.
Nel 2006 la spesa media per le famiglie italiane tra condominio, riscaldamento, gas, acqua, telefono, elettricita' e manutenzione era infatti di 315 euro al mese, quasi il 14% su un reddito di 2.300 euro netti (la percentuale scende all'8,5% per le famiglie piu' ricche ma sale al 31,1% per le piu' povere).
Per chi ha un mutuo l'ammontare complessivo per mantenere un'abitazione sale a 811 euro al mese (da 702 nel 2004) con un'incidenza sul reddito passata in due anni dal 24,7% al 27,9%. A sopportare i costi piu' rilevanti, sottolinea l'Istat, sono generalmente lo coppie piu' giovani
export_picc.jpgECONOMIA RALLENTA, GIU' INDUSTRIA ED EXPORT - Nel 2007 l'economia italiana ha mostrato segnali di rallentamento, divenuti sempre piu' evidenti nell'ultima parte dell'anno. La fase ''sembra immediatamente superata nel primo trimestre 2008'', tuttavia la crescita del pil acquisita per l'anno in corso rimane bassa, perche' ''con il 2007 che si e' chiuso male, il 2008 parte da un'eredita' di crescita minima''.
Lo hanno sottolineato i tecnici dell'Istat presentando il rapporto annuale dell'istituto.
Il rallentamento, hanno spiegato, e' stato sentito in particolar modo dall'industria e anche l'export, dopo un 2006 positivo, ha registrato una frenata.
Dopo il +0,4% messo a segno dal pil nel primo trimestre, la crescita acquisita per l'anno in corso, cioe' quella che corrisponde a un livello invariato nei trimestri successivi, e' pari a +0,2%
denaro_picc.jpgCROLLO PRODUTTIVITA' TRASCINA REDDITI, SCESI SOTTO UE - Il calo della prooduttivita' ha trascinato al ribasso anche i redditi e gli italiani, un tempo piu' ricchi della media europea, sono scesi in sette anni sotto il livello medio, colpiti da un generale impoverimento.
La crisi di produttivita' dell'economia ''non solo ha frenato la crescita del reddito degli italiani ma, dato che gli altri paesi europei nel frattempo hanno continuato a crescere a ritmi piu' elevati, ha provocato un netto ridimensionamento del suo posizionamento a livello internazionale'', sottolinea l'istituto.
A causa dell'insufficiente dinamica della produttivita', infatti, l'Italia ha subito tra il 2000 e il 2006 un grave quanto unico impoverimento complessivo rispetto ai paesi dell'Ue: ''il valore del reddito per abitante che nel 2000, misurato in parita' di potere d'acquisto, era di 4 punti percentuali superiore alla media dell'Ue15, e' caduto nel 2006 a un valore di 8 punti inferiore alla media''. Eurostat stima inoltre che nel 2007 si sia perso un altro punto percetuale.
''In altri termini, l'impoverimento medio degli italiani rispetto all'insieme degli abitanti dell'Ue15 si puo' oggi quantificare in circa 13 punti percentuali''.
Tra il 1995 e il 2006, sottolinea ancora il rapporto, le retribuzioni orarie reali in Italia sono aumentate del 4,7%, ''incremento decisamente inferiore a quello registrato in altri paesi europei'' (in Francia e in Svezia la crescita e' stata di 5 o 6 volte superiore).
Lo sviluppo della produttivita' del lavoro e' stato altrettanto ''particolarmente contenuto''.
Negli stessi anni, l'aumento e' stato ''di appena il 4,7%'' mentre la media Ue15 segna un incremento del 18%.
Secondo il rapoprto le cause dell'attuale crisi di produttivita' vanno ricercate ''nel concorso di vari elementi, quale l'uso piu' intenso del fattore lavoro (legato anche alla diffusione di forme di lavoro piu' flessibili) e dalla prevalenza di comportamenti di imprese volte a perseguire obiettivi di redditivita' piuttosto che di produttivita'''
disoccupato_picc.jpgCALA DISOCCUPAZIONE, MA AUMENTANO RINUNCIATARI CONOSCENZE E SEGNALAZIONI ESSENZIALI PER TROVARE UN POSTO - Il tasso di disoccupazione continua a diminuire in Italia tanto che nel 2007 i disoccupati sono scesi a 1,5 milioni di persone (circa un milione in meno di dieci anni fa). Tuttavia al calo non corrisponde un aumento significativo dell'occupazione bensi' ''un allargamento dell'inattivita', dovuto alla rinuncia a cercare attivamente un lavoro''. E' quanto segnala l'Istat nel rapporto annuale.
Gli inattivi, ''non sono statisticamente disoccupati - spiegano all'istituto - perche' in quest'ultima definizione rientra chi cerca lavoro attivamente e non lo trova. L'inattivo e' invece chi non compie alcuna azione di ricerca''.
Il fenomeno dello ''scoraggiamento'', sottolineano ancora i tecnici, e' ''crescente'' nelle regioni meridionali e si riflette sui redditi familiari e sulle differenze tra Nord e Sud del Paese. Per chi continua a cercare, comunque, conoscenti, amici e parenti sono in assoluto i canali preferenziali. A ricorrere alle vie informali e' il 76% contro il 58% della media Ue. Del resto, sottolinea l'Istat, anche i datori di lavoro sembrano preferire la conoscenza diretta o la segnalazione, visto che un imprenditore su due le sceglie come modalita' di selezione.
immigrato_02_picc.jpg3,5 MLN GLI STRANIERI RESIDENTI, IN UN ANNO +450 MILA - I cittadini stranieri residenti in Italia sono 3,5 milioni (il 5,8% del totale dei residenti), secondo le stime riferite al primo gennaio 2008.
Nel 2007 si e' assistito ad un loro consistente incremento, grazie ad un saldo migratorio con l'estero stimato in oltre 454 mila unita', il valore piu' alto finora registrato nel nostro Paese.
L'incidenza della popolazione straniera in Italia si sta allineando ai valori registrati in paesi di piu' consolidata tradizione immigratoria. Tra quelli di piu' recente immigrazione, solo il saldo migratorio della Spagna (circa 685 mila unita') e' superiore a quello dell'Italia nel 2007.
I dati sui permessi di soggiorno confermano che, dopo l'impennata dell'aumento di presenze regolari per lavoro verificatasi a seguito dei provvedimenti di regolarizzazione del 2002, nel periodo 2004-2007 l'incremento della presenza straniera regolare e' dovuto prevalentemente ai flussi di ingresso per ricongiungimento familiare (+164 mila per le donne e +54 mila per gli uomini).
immigrazione_01_picc.jpgIMMIGRATI SONO GIOVANI, ALBANESI, MAROCCHINI, ROMENI - Gli stranieri residenti sono prevalentemente giovani e in eta' attiva: uno su cinque e' minorenne, uno su due ha un'eta' compresa tra 18 e 39 anni.
Gli stranieri risiedono prevalentemente nelle regioni del Nord e del Centro: il 36,3% nel Nord-ovest, il 27,3 nel Nord-est, il 24,8 nel Centro e 1'11,65 nel Sud.
Uno straniero su 4 e' residente in Lombardia, mentre proporzioni superiori al 10% del totale degli stranieri residenti si registrano in Veneto, Emilia-Romagna e Lazio.
Albanesi, marocchini e rumeni sono presenti in modo significativo in tutte le aree del Paese.
Prosegue la stabilizzazione delle comunita' immigrate nel nostro Paese, testimoniata dal crescente numero di famiglie residenti in cui almeno un componente e' straniero: si stima che ammontino al 3,7 per cento del totale delle famiglie al primo gennaio 2007.
Si e' raggiunto anche l'equilibrio tra i sessi per il complesso dei cittadini stranieri residenti, anche se permangono sostanziali differenze tra le comunita'.
I cittadini provenienti da Ucraina, Moldova, Ecuador e Peru' sono a netta prevalenza femminile, mentre tra i residenti africani e asiatici il rapporto e' rispettivamente di 160 e 120 uomini per 100 donne.
Nel 2006 i nati da coppie di genitori stranieri sono quasi 58 mila, pari al 10,3% del totale. Questa proporzione sale al 14,3 per cento se si considerano anche i nati da coppie miste.
bandiera_romania_picc.jpg IMMIGRAZIONE: NEL 2007 ROMENI AUMENTATI 3OOMILA UNITA' - I cittadini romeni sono aumentati di quasi 300 mila unita' nel 2007 raggiungendo quota 640 mila e rappresentano la comunita' prevalente nel Lazio (76mila, pari al 23%).
E' quanto emerge dall'ultimo rapporto Istat sulla situazione del Paese secondo il quale al primo gennaio 2008 i residenti provenienti dai paesi dell'Est europeo, neocomunitari o meno, contano per circa la meta' di tutti gli stranieri residenti.
Tra gli occupati presso le imprese i romeni sono i piu' numerosi e le donne di questa nazionalita' prevalgono nei servizi alle famiglie accanto alle cittadine ucraine.
Tra gli stranieri che si sono sposati dopo la regolarizzazione (oltre 88 mila), i romeni hanno mostrato una elevata propensione al matrimonio: 24 mila, pari al 41% dei non coniugati al primo gennaio 2004.
studenti_stranieri_2._picc.jpgIMMIGRAZIONE: ALUNNI STRANIERI SFONDANO QUOTA 5OO MILA - Dopo essere piu' che raddoppiati negli ultimi cinque anni scolastici, nel 2006-2007 gli studenti stranieri hanno superato quota 500 mila, pari al 5,6% del totale degli studenti.
La presenza straniera - evidenzia l'ultimo rapporto Istat sulla situazione del Paese - e' piu' elevata nei primi ordini scolastici, con 5,7 alunni non italiani ogni 100 iscritti nelle scuole dell'infanzia, quasi 7% nelle primarie e 6,5% nelle secondarie di primo grado.
L'incidenza degli immigrati nelle scuole secondarie di secondo grado, seppure contenuta (3,8%) e' comunque in forte crescita, essendo triplicata negli ultimi cinque anni.
fedi_picc.jpgIMMIGRAZIONE: IN AUMENTO MATRIMONI MISTI, SPOSE DA EST - Aumentano i matrimoni con almeno uno sposo straniero celebrati in Italia: oltre 34 mila nel 2006, pari al 14% del totale dei matrimoni.
Tra i matrimoni misti la tipologia piu' frequente e' quella in cui e' la donna a essere straniera (oltre 19 mila nozze celebrate nel 2006).
Nella meta' dei casi gli uomini italiani sposano prevalentemente cittadine dell'Europa dell'Est, specialmente romene, ucraine, polacche, russe, moldave e albanesi. Nel 22,5% dei casi, invece, la sposa proviene dall'America centro-meridionale, prevalentemente da Brasile, Ecuador, Peru' e Cuba.
Meno numerosi i matrimoni misti in cui e' lo sposo a essere straniero (circa 5 mila): avvengono per lo piu' tra donne italiane e uomini di origine Nord-africana (circa il 25% dei casi) o proveniente dall'Europa centro-orientale (21,4%).
scippo.jpg100MILA STRANIERI DENUNCIATI, BORSEGGI E FURTI TOP - Anche se la maggioranza degli immigrati ha intrapreso percorsi di integrazione, negli anni piu' recenti e' in aumento il contributo degli stranieri alla criminalita': lo sottolinea l'Istat nel suo rapporto annuale, sottolineando che nel 2006 gli stranieri denunciati sono stati oltre 100 mila. La quota di stranieri sul totale dei denunciati varia molto in base al tipo di reato commesso ed e' maggiore per borseggi, furti e contrabbando.
La maggior parte dei denunciati stranieri risulta non essere in regola con il permesso di soggiorno e, verosimilmente, non l'ha neppure richiesto.
Ad esempio e' in condizione di irregolarita' 1'80 per cento dei denunciati stranieri per reati contro la proprieta' (soprattutto borseggio, furto di automobile o in appartamento).
Il tasso di devianza degli stranieri regolari, cioe' la quota di stranieri regolari denunciati sul totale degli stranieri regolari, e' pari al 2 per cento, un valore di poco superiore a quello dei cittadini italiani.
BIGGERI: SIAMO IN DIFFICOLTA', MA OTTIMISTI CON PRUDENZA - ''No vi e' dubbio che siamo in un momento di difficolta' economica con investimenti e consumi delle famiglie che sono fermi o in regresso. Affinche' tornino a crescere e aumenti il reddito disponibile delle famiglie, occorrono interventi energici''. Lo ha sottolineato il presidente dell'Istat Luigi Biggeri, presentando alla Camera l'ultimo rapporto annuale dell'Istituto di statistica. Pur essendo una delle economie piu' avanzate del mondo, ha continuato Biggeri, l'Italia ''e' frenata nel suo sviluppo da vincoli strutturali che richiedono interventi di ampio respiro'', anche perche' gli aumenti di petrolio e cereali ''hanno un impatto forte sui margini delle imprese e sul potere di acquisto delle famiglie''.
Secondo Biggeri ''e' importante riuscire a migliorare i conti della pubblica amministrazione, riducendo come e' necessario la pressione fiscale''.
Bisogna ''spezzare le spirali del ritardo di sviluppo, favorire la diffusione dei comportamenti virtuosi soprattutto a livello di sistema locale del lavoro e accelerare i processi che stanno ridisegnando la geografia economica e sociale del Paese''.
Il rapporto dell'Istat sottolinea infatti non solo il dualismo nord-sud, ma anche quello tra le imprese che hanno saputo reagire al declino e che consentono di essere ''prudentemente ottimisti'' dal punto di vista economico, e le aziende che ancora non investono su prospettive di crescita e che non colgono gli stimoli della modernizzazione.
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