| L'ALLARME DI SAVE THE CHILDREN: 70 MILIONI DI BAMBINI NON VANNO A SCUOLA |
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| 16/10/2008 | |
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17 ott. - "Mandare a scuola l’1 per cento di bambine in
più fa crescere l’economia dello 0,3 per cento e riduce di 700 mila il
numero dei contagiati di Hiv in un anno" snocciola Valerio Neri,
direttore generale di Save the Children Italia. "Purtroppo però è più facile che i governi spendano soldi in armi leggere piuttosto che in scuole"
La denuncia arriva all’avvio della campagna Riscriviamo il Futuro, con il quale l’Ong punta a raccogliere fondi per garantire l’istruzione nei paesi più fragili e scossi dalla violenza.
Sono almeno 250 mila i minori, di cui il 40 per cento bambine, arruolati come soldati, spie, facchni, concubine dei combattenti in 24 aree del mondo. Piccoli carnefici e vittime obbligate a imbracciare il fucile, condannati a subire abusi. Una sorte che tocca spesso anche agli insegnanti.
L’Unesco ha dimostrato che in tempi di guerra le scuole sono spesso attaccate dalla forze armate e i maestri diventano bersagli, uccisi in quanto simboli del governo che si sta combattendo, costretti fuggire o lasciare le cattedre per unirsi ai militari. L’effetto è devastante: la mancanza di insegnanti qualificati e la distruzione degli edifici scolastici porta al collasso del sistema educativa e cancella la speranza di intere generazioni.
Nel mondo i bimbi che non vanno a scuola sono oltre 70 milioni, la maggior parte dei quali concentrati in 28 stati instabili, i cosiddetti Cafs (Conflict Affected Fragile States) dove, secondo Save the Children, l’anno scorso sono stati investiti 17,8 miliardi di dollari in armamenti. Per mandare alle elementari tutti i piccoli che vivono in quei paesi, sarebbe sufficiente un terzo della cifra. L’Eritrea, ad esempio, spende 412,7 dollari all’anno per ogni bambino in equipaggiamenti militari e solo 72 per l’educazione, la Costa d’Avorio ne spende 84,3 in armi contro 13,8 per la scuola.
Il paradosso è che i paesi del G8, che sono tra i principali donatori di Africa, Asia e America Latina, sono anche esportatori dell’84 per cento degli armamenti e Save The Children punta il dito anche contro l’Italia che tra il 2002 e il 2007 ha venduto armi leggere e di piccolo calibro a nazioni reduci da conflitti o dove i diritti umani sono ancora a rischio quali Afghanistan, Algeria, Burundi, Ciad, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan e Sierra Leone.
“È una questione di coerenza” sottolinea Neri. “ I membri del G8 non possono solennemente impegnarsi a garantire il diritto all’educazione dei bambini e poi esportare armi nei paesi dove questo diritto è calpestato”.
Save the Children dal 2006 ha lanciato una campagna Riscriviamo il futuro che ha lo scopo di garantire entro il 2010 educazione di qualità a 8 milioni di bambini che vivono in paesi in guerra o appena usciti da un conflitto: 815.000 bambini sono andati a scuola per la prima volta, l’equivalente dell’apertura di 2 scuole al giorno. Ma c’è ancora tanto da fare. Per questo fino al 13 novembre sarà possibile contribuire alla campagna, mandando un sms al numero 48545. Con soli 2 euro si possono comprare libri e matite per dieci bambini in Sudan. (panorama.it).
scritto da darling3, ottobre 18, 2008 viva l'onu, viva l'unicef! hanno ottenuto veramente ottimi risultati. scritto da colossium, ottobre 17, 2008 che bello essere DEMOCRATICI!non abbattiamoci viva la Liberta'. scritto da bg, ottobre 17, 2008 questa cifra dovrà essere aggiornata inserendovi anche i bambini delle scuole italiane che grazie a questo governo fascista non avranno più la loro scuola. VERGOGNATEVI! |
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