| LO SPORT DA GIOVANI FA INVECCHIARE MEGLIO MA GLI ITALIANI NE FANNO POCO |
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| 05/05/2008 | |
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5 Mag. - Un po' di sport con regolarità quando si è giovani garantisce una vecchiaia più in salute. A rimarcare l'importanza dell'attività fisica come importante investimento a lungo termine, per gli anni delle tempie grigie, sono oggi gli specialisti della Federazione associazione dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi) che insieme all'Istituto superiore di sanita' (Iss) hanno condotto uno studio presentato oggi a Firenze.
Lo studio si era posto l'obiettivo di valutare se, e in che misura, un po' di moto in età adulto-giovanile riduce il rischio di malattie cardio-vascolari, metaboliche e neoplastiche in età avanzata. "Il dato più interessante - rilevano i ricercatori - riguarda l'osteoporosi, patologia che interessa soprattutto le donne dopo la menopausa. L'aver usato la bicicletta a 20-30 anni, o aver camminato per più di un'ora al giorno in quel periodo della vita si è rivelato in grado di ridurre del 50% le probabilità di sviluppare l'osteoporosi da anziani. Le percentuali risultanti dallo studio parlano chiaro: si passa da un'incidenza del 24% nei 'sedentari' ad appena il 13% in coloro che hanno praticato attività fisica/motoria". I benefici non finiscono qui. "Mezz'ora al giorno di pedalate, in particolare, sembra essere un'arma vincente contro l'ipertensione. L'attività motoria - commenta Antonino Mazzone, presidente nazionale Fadoi - sembra essere di grande importanza per ridurre l'incidenza di queste patologie in età anziana. L'analisi dei dati statistici ha infatti evidenziato un trend di progressiva riduzione in rapporto alla durata e alla quantità di attività motoria svolta". Se lo sport fa bene, resta da scegliere quale attività fisica sia la più indicata. "Cinquant'anni fa il 57% degli italiani camminava regolarmente per più di un'ora al giorno, e il 40% andava in bicicletta per più di 30 minuti al giorno. I recenti dati Istat invece rilevano che oggi i ventenni-trentenni vanno a piedi o in bicicletta solo saltuariamente. E comunque solo in una percentuale del 20%". Troppo poco dunque. "Tra i nostri intervistati - prosegue Mazzone - erano in pochi a praticare attività sportiva: il 24% giocava a calcio, o faceva attività ricreative e solo il 3 % praticava attività agonistica. Oggi i giovani tendono a fare attività sportiva piuttosto che semplicemente 'motoria', anche se la percentuale complessiva non supera il 43%". Altro problema riguarda il continuo aumento di peso della popolazione. "Oggi - ricorda la Fadoi - il 22% degli uomini e il 26% delle donne sono obesi (dati sensibilmente superiori a quelli registrati dall'Istat che parlano di 14% e 15% rispettivamente). In particolare - rilevano gli esperti - quando si tratta di obesita' medio-grave le percentuali nelle donne sono addirittura doppie rispetto agli uomini. Se 40-50 anni fa, inoltre, risultava obeso solo l'1,8% della popolazione ventenne, oggi in base ai dati dell'Istituto nazionale di statistica, a essere obeso nella stessa fascia di eta' e' il 4,3% dei ventenni. E i dati dello studio confermano quanto gia' noto in letteratura. Cioe' che l'obesita' e' un importante fattore di rischio per ipertensione, diabete e dislipidemia". L'indagine Fadoi-Iss e' frutto delle interviste a 2.200 italiani nati tra il 1930 e il 1940, effettuate in 52 centri di Medicina interna omogeneamente localizzati in tutto il territorio nazionale (Nord, Centro e Sud). Il 55% del campione era costituito da uomini. Al momento dell'intervista i partecipanti avevano una eta' compresa tra i65 e i 77 anni, con una media di 72 anni.
I risultati del questionario compilato da ciascun partecipante alla
ricerca sono stati raccolti dai centri Fadoi italiani e poi sottoposti ad
analisi statistica e sistematizzati dall'Iss. Il tipo di attivita' fisica
svolta dai soggetti maschi studiati era prevalentemente di tipo occupazionale,
e nel 47% dei casi si trattava di attivita' vigorosa, nel 26% moderata e solo
nel 17% dei casi sedentaria. Nelle donne i valori percentuali erano
rispettivamente del 24%, del 37% e 26%.
Lo studio osservazionale Fadoi-Iss e'
il primo che prende in esame il rapporto esistente tra attivita' fisica
(lavorativa/ricreazionale/sportiva) svolta durante il periodo giovanile e
l'insorgenza di patologie cardiovascolari, metaboliche e neoplastiche a
distanza di 50-60 anni, in eta' avanzata. (Adnkronos/Adnkronos Salute)
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