| L'UNIVERSITA' DEGLI SPRECHI: TRA TRUFFE, RACCOMANDAZIONI ED ABBANDONI |
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| 01/11/2008 | |
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02 nov. - Sprechi, gigantismo, inefficienza, lassismo etico:
all'università serve una cura, in principio è una questione di
quattrini. C’è di mezzo l’avarizia con cui l’Italia alleva i suoi
talenti, sicché il popolo studente ha tutte le ragioni a dire basta.
Secondo l’ultimo Rapporto Ocse (Education at a Glance 2008), spendiamo
per la scuola il 4,7% del Pil, contro il 5,8% della media dei Paesi
sviluppati.
Questa magra dotazione viene poi spalmata in modo diseguale sui vari livelli del sistema: per le elementari viaggiamo ben al di sopra della media (6835 dollari l’anno per alunno), ma risparmiamo per le scuole superiori e soprattutto per l’università (8026 dollari annui a studente, quando la media Ocse è 11.512 dollari).
Di conseguenza la scuola elementare italiana è fra le prime 5 al mondo, ma già all’età di 15 anni i rapporti del Pisa situano i nostri studenti al 27º posto fra i loro coetanei di 57 nazioni per conoscenza della matematica, al 36º posto per le scienze, e via sprofondando.
E ovviamente all’università il buco diventa una voragine.
Da qui il più alto tasso d’abbandoni al mondo (55%). Da qui un misero 17% di laureati fra chi ha da 25 a 34 anni, mentre la media Ocse è al 33% (insomma ci supera anche il Cile). Da qui attrazione zero verso l’estero (negli atenei italiani studia l’1,7% di stranieri, in quelli americani il 20%). Da qui una caduta verticale di prestigio: in base alla classifica della Shanghai Jiao Tong University la migliore università italiana è 146ª, perfino dietro quella delle Hawaii.
Da qui, infine, il divorzio fra una laurea ormai squalificata e il lavoro qualificato, dove contano altre medaglie, altri attestati di benemerenza.
E infatti in Italia un laureato guadagna solo il 27% in più d’un diplomato, negli Usa l’86%. Sicché scappi chi può: secondo l’U.S. Citizenship and Immigration Service, nel 2006 c’erano 13.368 italiani ad altissima qualificazione con un posto di lavoro negli Stati Uniti.
Tutta gente alla quale il nostro Stato ha pagato gli studi senza mai farsi ripagare, ed anzi regalando agli altri i migliori frutti dei propri investimenti.
Questa sciagurata condizione deprime gli entusiasmi, smorza l’energia di chi sgobba sui libri per costruirsi un futuro. Ma non dipende solo dal rubinetto della spesa.
Anzi: la sua causa più profonda sta nella logica che pervade il sistema, dove il merito è diventato carta straccia, insieme al senso della legalità.
Le prove? Truffe sui test d’ammissione negli atenei di Bari, Foggia, Chieti, Ancona, Catanzaro (settembre 2007). Lauree honoris causa concesse al signorotto locale per ingraziarsene i favori (95 soltanto nel 2007). Concorsi vinti da candidati con zero pubblicazioni accreditate (a Catania e a Parma nel 2001, a Bari nel 2002, a Reggio Calabria nel 2004, a Messina nel 2005, alla San Pio V di Roma nel 2006: Perotti, L’università truccata). 117 professori che a febbraio risultavano indagati presso le procure di varie città italiane, per favori impropri ai loro familiari. Mentre a maggio il Corriere della sera ha contato 24 magnifici rettori con famiglia nel medesimo ateneo.
«I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi», recita la norma forse più pregnante della Costituzione italiana (art. 34).
Un diritto, non un privilegio né un favore. Tant’è che per renderlo effettivo la stessa norma pone allo Stato l’obbligo d’erogare «borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze».
Ma in Italia gli studenti che conquistano una borsa di studio sono meno dell’8%, quando negli Usa e in vari altri Paesi uno su due non grava sullo stipendio di mamma e papà.
Inoltre il meccanismo, nella sua concreta applicazione, penalizza gli studenti che divengano più poveri dopo il primo anno di erogazione della borsa; non esige che il borsista documenti le spese sostenute per studiare; e in conclusione tende più a evitare gli abbandoni che a premiare i migliori (Caroli Casavola, Giustizia ed eguaglianza nella distribuzione dei benefici pubblici).
D’altronde tutto il sistema di finanziamento pubblico verso gli atenei è ben poco orientato al merito, al sostegno dei comportamenti più virtuosi nella ricerca e nell’insegnamento.
Anzi: secondo l’ex ministro Mussi (intervista all’Espresso, 19 gennaio 2007), sia per l’università che per gli enti di ricerca la dotazione finanziaria non tiene in alcun conto l’eccellenza. Denuncia sacrosanta, tuttavia i ministri stanno lì apposta per correggere il corso degli eventi, non per lamentarsi degli dei. Invece nel 2006 – quando Mussi cominciò il proprio mandato – il Fondo di finanziamento ordinario rimase del tutto indipendente rispetto alle performance dei singoli atenei, mentre alla Quota di riequilibrio fu destinato lo 0,5% del totale. Quanto al monitoraggio dei ricercatori, sempre Mussi ha chiuso il Civr sostituendogli l’Anvur, un mastodonte che avrebbe dovuto dare i voti a 20 mila docenti l’anno, e che è poi stato ucciso in fasce dal nuovo ministro Gelmini.
Insomma le buone intenzioni passano, i ministri pure, ma resta immarcescibile la regola non scritta dell’università italiana: niente pagelle, todos caballeros.
Se la superficie dell’oceano è piatta, sui fondali nuotano invece pesci d’ogni razza. Durante gli Anni Ottanta del secolo passato in Italia venivano impartite oltre 10 mila discipline accademiche; nel frattempo questa cifra è quantomeno raddoppiata.
D’altronde tutta l’università si è via via gonfiata come un panettone, dopo il 3+2 e le altre riforme varate dal 1997 in poi. C’erano allora 41 atenei; nel 2008 sono diventati 95, fra pubblici e privati. Ma se si contano anche le sedi distaccate (ce n’è una sotto ogni campanile, da Tempio Pausania con 5 studenti immatricolati a Petralia Sottana che ne ha 6), il totale fa 338. Da qui la proliferazione delle facoltà, sicché ne abbiamo aperte per esempio 14 di Veterinaria, più di quante ne sommino tutte insieme Francia, Germania, Austria, Belgio, Grecia e Danimarca.
Da qui, e soprattutto, la moltiplicazione dei corsi di laurea: 5.517 nel 2007, quando erano 2.444 nel 2000. Fra le new entries, «Gestione delle imprese di pesca» (università del Molise), «Scienze della mediazione linguistica per traduttori dialoghisti cinetelevisivi» (Torino), «Scienze del fiore e del verde» (Pavia), «Scienza dell’allevamento, dell’igiene e del benessere del cane e del gatto» (Bari).
Insomma sprechi, gigantismo, inefficienza, parcellizzazione dei saperi (gli iperspecialisti che sanno tutto su niente, e perciò niente su tutto), lassismo etico, mortificazione delle competenze, sia sul versante dei docenti che su quello dei discenti: all’università serve una cura da cavallo.
Ma per carità, non una cura normativa: l’ultimo dei mali di cui soffre il sistema dell’istruzione pubblica in Italia è il morbo del troppo diritto. Secondo la banca dati della Camera, dal 1996 al 2007 è piovuta addosso a quel sistema una grandine di 103 leggi, senza contare i decreti delegati, gli statuti, i regolamenti del governo, quelli dei singoli atenei, delle facoltà, dei corsi di laurea, master, dottorati di ricerca.
E ovviamente al riparo di questo bosco normativo ciascuno fa come gli pare, tanto ogni regola genera sempre cento eccezioni. No, non ci serve un’addizione, bensì una sottrazione. Anzi una doppia sottrazione.
In primo luogo, via il valore legale della laurea. Soluzione non particolarmente originale (ne parlava già, mezzo secolo addietro, Luigi Einaudi), ma rivoluzionaria nei suoi effetti potenziali. Perché porrebbe le università in competizione fra di loro (vale di più la laurea dell’ateneo migliore), e perché non c’è efficienza senza concorrenza.
D’altronde l’equiparazione formale del titolo di studio non esiste più, di fatto, nel settore privato, dove già le aziende assumono selezionando in base all’ateneo di provenienza; sicché è un feticcio che rimane in piedi solo per il settore pubblico, non a caso in Italia particolarmente disastrato. Meglio dunque il modello americano, meglio sostituire al valore legale della laurea un meccanismo di accreditamento, che costringa ogni ateneo a misurarsi con standard di qualità nazionali, periodicamente aggiornati e controllati.
Ma quel modello non può venire importato per metà, non se ne può prendere una gamba soltanto; l’altra gamba consiste nell’erogazione capillare di borse di studio e altri supporti per gli studenti meritevoli, quando non hanno i mezzi per pagarsi gli studi. Altrimenti passeremmo da un abito tagliato su misura per i poveri di spirito a un altro che possono indossare unicamente i ricchi di famiglia.
In secondo luogo, via il valore legale della cattedra. Mai più cattedre a vita, mai più lo stipendio a fine mese per chi non se lo suda. Anche in questo caso la via maestra parte dagli Usa. Lì non esistono professori a tempo indeterminato, eccetto quelli con tenure, che rappresentano comunque l’eccellenza; gli altri, tutti gli altri, sono per così dire in prova.
L’opposto di quanto accade alle nostre latitudini, dove i più tengono cattedra nel medesimo ateneo in cui si sono laureati; dove non a caso l’età media dei professori è fra le più elevate al mondo, con il 42% di ultracinquantenni e il 22,5% di ultrasessantenni (Sylos Labini e Zapperi, Lo tsunami dell’università italiana); e dove infine più invecchi e più guadagni, anche se non hai più nulla da insegnare.
Perché in Italia sono bassi gli stipendi dei ricercatori, al primo gradino della scala; lo sono quelli degli studiosi più brillanti, che negli Usa – attraverso contratti individuali e fondi di start-up – talvolta superano un milione di dollari; ma sempre negli Usa il rapporto fra lo stipendio medio degli ordinari e degli assistenti è di 1,5 a 1, mentre qui lo stipendio di un ordinario a fine carriera pesa 4 volte e mezzo la busta paga dei neoricercatori.
È il paradosso d’un sistema il quale – legando la retribuzione dei professori esclusivamente alla loro anzianità di servizio – non sa essere né egualitario né meritocratico, tanto da attirarsi la censura dell’Ocse (Rapporto Going for Growth, 2007); sicché c’è bisogno di rivoltarlo come un calzino usato.
(LaStampa)
scritto da sonia, novembre 03, 2008 io temo per il mia di facoltà che è l'unica ad avere un bilancio stabile e un numero di studenti crescente dentro a quel marasma di bustarelle che è la sapienza^^' forse perchè è relativamente nuova, ho paura che ci degradino a dipartimento (come eravamo 5 anni fa) e quello si che sarebbe una tragedia, perchè i fondi ripasserebbero per lettere e li andrebbero persi nel nulla^^' e allora dovremo perdere i nostri docenti (sui 40 anni) che manco a dirlo sono tra i pochi ad essere entrati dopo lunghe gavette e precariato^^' e che lavorano davvero! meritocrazia... una parola che andrebbe bene se la commissione fosse fatta di membri che vengono dal di fuori dell'italia mi sa, almeno (forse) sarebbero imparziali! e poi penso che la cosa più facile per il governo è tagliare in basso =_=' i baroni sono difficili da sbattere fuori sono come polipi nella politica... e intanto noto pure che la ricerca all'evasione fiscale si è come arrestata^^' sembra che oltre a qualcuno in formula uno e eni granprix non evada più nessuno... mah! scritto da mauromauro, novembre 02, 2008 Quoto Gapa " Mi sembra oltremodo ingeneroso incolpare gli studenti dell'attuale sfascio del sistema scolastico. Essi ne sono principalmente le vittime, ecco perché si chiede loro di porre un discrimine e di non associarsi ai loro carnefici. Ecco perché ci aspettiamo tutti che superato il momento della protesta, giustificata quando non violenta, arrivi il momento della riflessione e della proposta. E io credo che arriverà. " la mia è solo una scrollata, altrimenti questi si fanno incantare dagli slogan e invece di fare i loro interessi, andranno a fare gli interessi del baronato ... scritto da angelo, novembre 02, 2008 buona sera, la formula uno in effetti chiama !! :p scritto da gapa, novembre 02, 2008 Io non sarei così pessimista, attendiamo di sapere nel dettaglio in che modo si distribuiranno i famosi tagli e poi, ma è una mia opinione, stento a credere che un governo che si appella alla meritocrazia non sappia distinguere fra atenei virtuosi e non, fra chi va incentivato e chi no. E in ogni caso, come sottolinei anche tu, la legge 133 è ormai legge dello stato: amen. Per ciò che riguarda la sensibilizzazione dell'opinione pubblica, vi consiglio di attuarla davvero in maniera intelligente e civile perché occupare scuole, strade, stazioni ferroviarie, bloccare il traffico nelle metropoli o quant'altro non vi attirerebbe di certo simpatie dopo le prime due o tre manifestazioni. Rimango perciò dell'opinione che ti ho espresso precedentemente: meglio il confronto, sarà meno clamoroso, meno folcloristico ma più efficace. Concludo invitandovi a non pensare che questa protesta possa essere usata come un grimaldello per scardinare il governo in carica: non funzionerebbe e vi fareste molto male. Concentratevi sulle vostre priorità, che sono altre, e non fatevi usare da alcuno. Con questo passo e chiudo, buona serata a tutti. scritto da angelo, novembre 02, 2008 il fatto è che siamo in emergenza, perchè la 133 è già passata e non è una buona base per il dialogo....costringerà molti atenei anche virtuosi a chiudere i battenti (se i tagli alle borse di studio, ai dottorati, l'aumento delle rette non basteranno a slavare il bilancio). Anche la riduzione del turn over non va bene.. Il governo fa finta di niente, il ministro Gelmini continua a dire che non capisce le proteste, e l'unico tavolo di discussione aperto con lei ha cristallizzato la situazione attuale perchè lei non può chiedere a tremonti di togliere di mezzo la 133 (lei non conta niente, temo...) Quindi la protesta (civile) va avanti, ora l'obiettivo è sensibilizzare l'opinione pubblica tramite lezioni in piazza e altri generi di protesta creativa. Non so cosa succederà, ma già ci sono dei rumorini e scricchiolii nel governo e enella maggioranza (da parte di AN sopratutto). scritto da gapa, novembre 02, 2008 Avete fatto bene a coinvolgere il presidente Napolitano, ma dovete anche sapere che il pallino è in mano all'esecutivo. Il capo dello stato può semplicemente fare un certo tipo di moral suasion ma non può travalicare i limiti che gli vengono imposti dalla costituzione. Dunque si tratta di perorare la vostra causa, o meglio la causa dell'istruzione in Italia, direttamente nelle sedi competenti: il governo, nella persona del ministro Gelmini che ne deve poi rispondere in parlamento. Il resto sono palliativi. Credo che con un buon coordinamento tra le rappresentanze degli studenti, quelle propositive, si possa e si debba fare. Perché non c'è nulla di efficace se non il dialogo, il confronto. E non date retta ai consiglieri fraudolenti che vi vorrebbero perennemente sguinzagliati per le strade; organizzatevi e presentate proposte coinvolgendo anche i media in modo che tutti, ma proprio tutti, ne siano a conoscenza. Le risposte dovranno necessariamente arrivare. In bocca al lupo. scritto da mauromauro, novembre 02, 2008 cito Angelo ... I poteri degli studenti sono quelli di decidere gli orari delle biblioteche accademiche, le date degli appelli d'esame, l'allaccamento alla rete wirless nelle sale di studio, le sessioni dei laboratori... mentre voi discutete di queste cazzate loro si magnano l'intera università... scritto da angelo, novembre 02, 2008 Non a caso abbiamo consegnato una lettera al presidente della Repubblica con le nostre motivazioni. scritto da mauromauro, novembre 02, 2008 Epperciò che andiamo bene in Italia ... Angelo vedo che sei un giovane studente che ha bisogno di tempo per riflettere... ti do uno spunto di riflessione : invece di rompere le scatole alla gelmini vai a rompere le palle al baronato ! scritto da gapa, novembre 02, 2008 Bene. Mettiamola così: se è vero che l'attuale protesta si configura come proposta, trasferite la protesta/proposta dalle piazze alle sedi istituzionali. Nero su bianco, con richieste precise e documentate. Credo che il governo, pur facendo i conti con esigenze di cassa, non potrà che essere sensibile ad argomenti seri e di ampio respiro. Cercate una convergenza, perché questo è il fine ultimo di ogni rivendicazione; credo che allora l'opinione pubblica sarà dalla vostra parte non solo per una certa simpatia - ricordanti i bei tempi andati - ma per autentica convinzione. scritto da angelo, novembre 02, 2008 Ma mauro è da ore e ore che siamo tutti d'accordo sul fatto che il sistema non funziona ...... ma possibile che tu arrivi sempre dopo, non leggi niente, e spari cretinate? scritto da mauromauro, novembre 02, 2008 Infine Angelo, ammetti che il sistema non funziona ! cioè voi studenti, avete paura di opporvi al baronato perchè bene o male ci dipendete. cioè alla fine dovete passare sotto le loro mani e piegarvi al loro giudizio (o ricatto) altrimenti non terminate il percorso universitario !!! perciò cosa difendete a fare questo sistema ? per fare gli interessi del suddetto baronato ? scritto da angelo, novembre 02, 2008 I poteri degli studenti sono quelli di decidere gli orari delle biblioteche accademiche, le date degli appelli d'esame, l'allaccamento alla rete wirless nelle sale di studio, le sessioni dei laboratori.......... scritto da angelo, novembre 02, 2008 mauro...ascolta, non sai di cosa parli. gli studenti non hanno alcun potere. Gapa, guarda che la protesta attuale è anche una proposta: chidiamo una riforma sulla base della meritocrazia. Però ci spaventano i tagli della 133 per tutte le ragioni dette nei primi commenti. scritto da mauromauro, novembre 02, 2008 macchè, se uno siede in senato accademico o in consiglio di amministrazione ha il dovere di controllare l'intera gestione (bilanci, spese, concorsi, assunzioni, istituzione di nuovi corsi ecc. ecc.) no solo quello che gli fa comodo e cioè le rette degli studenti. che cazzo vi candidate a fare voi studenti nei suddetti consigli se non c'avete le palle per opporvi al baronato ? Epperciò che andiamo male in Italia... scritto da gapa, novembre 02, 2008 Mi sembra oltremodo ingeneroso incolpare gli studenti dell'attuale sfascio del sistema scolastico. Essi ne sono principalmente le vittime, ecco perché si chiede loro di porre un discrimine e di non associarsi ai loro carnefici. Ecco perché ci aspettiamo tutti che superato il momento della protesta, giustificata quando non violenta, arrivi il momento della riflessione e della proposta. E io credo che arriverà. scritto da angelo, novembre 02, 2008 MAURO PIANTALA i miei colleghi non sono "sinistri" sono STUDENTI che hanno come unico DOVERE quello di difendere i diritti degli studenti! LE COLPE di un sistema che non funzionano sono della politica, di destra e di sinistra, e non degli studenti! è la seconda volta che ti scagli contro gli studenti (chiamanoli parassiti in quel caso), devi smetterla! scritto da mauromauro, novembre 02, 2008 meno male che c'è n'è una che funziona ! ma per tutte le altre che non funzionano e che stanno per portare i libri in tribunale cosa si dovrebbe dire ai tuoi colleghi sinistri che stanno nei consigli di amministrazione ? gli diamo una medaglia ? scritto da angelo, novembre 02, 2008 Il bilancio dell'università statale di Milano è in pari. La nostra è una università che funziona, questo è un dato di fatto... E comunque per sincerità io non sono rappresentante degli studenti (anche se quest'anno ci saranno le elezioni e ho una discreta voglia di candidarmi per la S.U.), non conosco perfettamente i meccanismi del senato accademico (che è da distinguersi rispetto al CDA, anche se non so per quali competenze). Augurami di vincere le elezioni e ti farò un resoconto dettagliato del funzionamento di questi organismi! ahah i sondaggi da noi non esistono scritto da mauromauro, novembre 02, 2008 i concorsi truccati li approvate o votate contro ? scritto da mauromauro, novembre 02, 2008 e i bilanci, le spese inutili, l'istituzione di corsi fasulli, li approvate o votate contro ? scritto da angelo, novembre 02, 2008 Ci stiamo come rappresentanti degli studenti (e siamo in minoranza rispetto a CL), per difenderci dall'aumento delle rette e cose simili, ma il potere che abbiamo è uguale a zero scritto da mauromauro, novembre 02, 2008 perchè che ci state a fare nei senati accademici e nei consigli di amministrazione voi studenti sinistri ? scritto da angelo, novembre 02, 2008 ahahahaha per mauro mauro la realtà è sempre facile facile! solo perchè è abituato a ragionare su cose banali... Non gli viene in mente che la responsabilità delle disfuzioni del sistema è da ricercare nell'ambito politico, no..di chi è la colpa? degli studenti, DI SINISTRA ovviamente! Mauro.......lascia questo dibattito a darling e gapa, che almeno sanno di cosa stanno parlando... scritto da mauromauro, novembre 02, 2008 insomma Angelo, visto che voi studenti sinistri fate parte dei senati accademici che deliberano, e difendete i rettori che vi amministrano, i presidi, i professori e tutto l'ambaradam universitario che stanno portando i libri in tribunale, non vi sentite anche voi studenti sinistri corresponsabili dello sfascio accademico ? scritto da gapa, novembre 02, 2008 Rispondo ad Angelo: è chiaro che anche nel sistema inglese ci possono essere luci, tante, e ombre, poche, ma ti assicuro che sono anni luce avanti a noi. Per ciò che riguarda il precariato è altrettanto chiaro che lì non esiste per i motivi che ti ho precedentemente esposto e che non intendo ripetere. Quanto al fatto che l'Inghilterra proviene da un decennio di governo laburista.... la cosa mi fa abbastanza sorridere. Guarda che i laburisti non hanno inventato nulla nell'ultimo decennio, il sistema scolastico è molto più antico di loro e profondamente condiviso tra conservatori e laburisti. In ogni caso mi piace leggere il dibattito che si è sviluppato attorno a questo argomento, per un volta tanto sono in vacanza i guastatori di professione, quelli che sanno solo insultare e mai produrre spunti di riflessione. Sarebbe però bello, discutendo di tagli alla scuole, inquadrare il tutto in una politica di contenimento dei costi. In campagna elettorale i due partiti contendenti PD e PDL si sono sgolati nel sottolineare che è tempo di tagliare le spese poiché non è più lontanamente immaginabile aumentare le entrate. Gli elettori, almeno a chiacchiere e comunque in larga maggioranza, si sono dichiarati della stessa opinione anche perché reduci da cospicui tagli di busta paga. Poi, formato il governo e giunti al dunque, ecco le sollevazioni popolari. Ogni categoria che viene toccata dai provvedimenti si sente defraudata dei propri diritti. Ma ragazzi, qua siamo in piena emergenza economica - che vale per tutti i paesi - e con un debito pubblico stratosferico - che abbiamo prevalentemente noi. Dunque? Io capisco benissimo che i tagli non facciano piacere (ho ancora un figlio all'università perciò credo di essere parte interessata)ed esigo anch'io che, appena possibile, il governo dica con chiarezza in che direzione intende risparmiare e come intende riformare e rilanciare il sistema scolastico, posto che non si fanno nozze con i fichi secchi. Ma credetemi, risparmiare si può e si deve, anche nella scuola. Io ci ho lavorato, in una scuola superiore, per 15 anni e sono testimone diretta degli sprechi perpetrati in mille modi: dalla gestione del personale (spesso assenteista) alla gestione dei capitoli di spesa con relativi appalti truccati per le forniture delle attrezzature, all'autorizzazione al funzionamento di classi con 6 alunni etc. etc. Potrei fare mattina nel raccontare tutto. Ora la pacchia è finita e purtroppo c'è da tirare la cinghia, preferibilmente senza litigare fra noi che abbiamo tutti lo stesso interesse, cioè una migliore qualità della scuola. scritto da darling3, novembre 02, 2008 parlo chiaramente: io penso che i rettori messi con l'acqua alla gola e sapendo che non potranno più aspettarsi il soccorso dello stato finalmente si decideranno a far partire quelle giuste riforme del sistema universitario che dovranno vedere come primo punto la meritocrazia: di amministratori, di professori e di studenti. nel 2008 l'89% del ffo è stato speso per stipendi. nel 2007 era l'85% e come ho detto prima sono previste altri concorsi con le vecchie norme, quelle norme che tutti criticano perchè permettono ai professori di far vincere chi decidono loro. scritto da sonia, novembre 02, 2008 scusate siamo tutti daccordo che nella 133 non ci sono modifiche alle strutture ma solo tagli non specificati, vero? di solito prima di tagliare fondi modifichi e tagli l'eccesso! in tutto funziona così, se no si interromepe la catena di montaggio^^' scritto da darling3, novembre 02, 2008 angelo, tu sai benissimo che molte università italiane, a leggi invariate, ovvero anche senza i tagli di tremonti, fra 2/3 anni saranno al collasso finanziario perchè pagano troppo soprattutto in stipendi. mi viene il sospetto che molti rettori abbiano preso la palla al balzo per accusare tremonti del loro fallimento gestionale. ricordo: dagli anni 90 gli studenti sono aumentati del 7% e i professori del 25%. ricordo che nei prossimi mesi, a meno che la gelmini non intervenga come qualcuno dice, ci saranno concorsi per quasi 7000 posti tra ricercatori, professori ordinari e associati e questo nonostante che già il 90% dei costi universitari sia per gli stipendi. scritto da angelo, novembre 02, 2008 darling mi dispiace profondamente che tu difenda l'indifendibile, ma ti rinnovo la mia domanda: cosa pensi di guadagnarci? Dovresti fare un giro per la Statale e chiedere agli studenti cosa pensano della 133 (che ormai tutti sanno di cosa si tratta, grazie al nostro straordinario impegno di informazione). Allora capiresti da che parte sta la maggioranza silenziosa. Quella che fa lezione e non occupa, quella che scende in piazza e finita la manfiestazione corre a seguire le lezioni, quella che le lezioni le fa direttamente in piazza. scritto da darling3, novembre 02, 2008 allora da quello che dici la questione è chiusa. perchè sai benissimo che la 133 non si può modificare. invece, ascoltami, non considerare vuote le parole del ministro: le cifre sono quelle ma la ripartizione si può fare in base ad accordi tra ministero e università; ed è a questo punto che le università possono fare le loro proposte. tremonti è vero ha dato una cifra per il taglio: ma su COME questo taglio si farà decideranno ministero e università. scritto da angelo, novembre 02, 2008 Forse darling ti stai dimenticando un passaggio. Ovvero sia che la legge 133 è GIA' STATA APPROVATA, e che i tagli sono già operativi. il primo anno prevedono la "modica cifra" di 63 milioni di euro, poi 190, 316, 417 e 455!!!!!!!!!!! Non esiste NULLA di quello che stai dicendo, ci sono SOLO i tagli orizzontali! La gelmini può anche dire che sta studiando il modo per non ripartirli tra tutti gli atenei (credendo di parlare con degli idioti) e tu puoi anche crederle, ma resta LA LEGGE 133 APPROVATA, che prevede queste cifre RIAPARTITE SU TUTTI GLI ATENEI! Quindi devo dedurre che ci sono due possibilità: il movimento studentesco ottiene una clamorosa vittoria e il governo fa retromarcia sulla 133 (e in quel senso vanno lette le parole del ministro?) oppure Tremonti che conta molto di più dice alla Gelmini che non conta nulla "stai al tuo posto che qui decido io" e lei per salvare la faccia rilascia interviste MISERAMENTE VUOTE come quella che hai prontamente trascirtto, con tante belle parole e ZERO FATTI! La legge 133 è scritta sulla gazzetta ufficiale, se i tagli vogliono ripartirli in modo critico allora la devono cambiare. scritto da darling3, novembre 02, 2008 angelo, tu sai benissimo che i tagli all'università sono PROGRESSIVI. per il prossimo anno sono mi sembra sui 60 milioni. poi aumentano sempre più. ma ti sei chiesto il motivo di questo? ti rispondo con le parole dello stesso ministro da una intervista a repubblica: "Ogni ateneo è una realtà a sé, lo so perfettamente. Per questo stiamo studiando i margini per non ripartire la decurtazione indistintamente tra tutti gli atenei, ma in base ad appositi indicatori che saranno individuati in accordo con la Conferenza dei rettori. Stiamo già lavorando all'individuazione di criteri più idonei e efficaci per ripartire nel 2009 le risorse - e conseguentemente i tagli - sulla base di indicatori di merito. Inoltre i mancati finanziamenti del Fondo ordinario verranno compensati dal Fondo straordinario, istituito per premiare gli atenei migliori". Ovvero ci sarà tutto il 2009 per fare quello che il tuo consiglio di amministrazione auspica. è evidente che però in una finanziaria triennale il governo doveva indicare in anticipo delle cifre. scritto da angelo, novembre 02, 2008 Mozione approvata dal Consiglio di Amministrazione Il Consiglio di Amministrazione dell'Università degli Studi di Milano, riunito il 28 ottobre 2008, considera i recenti provvedimenti legislativi e quelli in discussione in materia di università (legge 133/2008, disegno di legge finanziaria 2009) profondamente gravi e penalizzanti per l'Ateneo milanese che in questi anni ha costantemente adottato comportamenti finalizzati ad un migliore impiego delle risorse, ha avviato iniziative anche unilaterali per incrementare il finanziamento della ricerca, ha favorito l'inserimento di giovani ricercatori, ha incrementato l'offerta didattica, i servizi e gli spazi a favore degli studenti. Tali sforzi saranno compromessi da una politica governativa che sia orientata solo alla riduzione dell'investimento economico-finanziario in assenza di un progetto di riforma del sistema universitario. Tagli generalizzati e indiscriminati non possono che determinare una riduzione dell'autonomia reale dell'Ateneo, con il rischio di condurre a mutarne radicalmente la natura, la missione e le finalità, non come esito di un vero ripensamento strategico, ma come risposta affrettata a vincoli esterni. Altresì il blocco del turnover, del personale docente e tecnico-amministrativo, al 20% (2009-2011) e successivamente al 50% (2012-2013) produrrà un severo impoverimento dell'offerta didattica e della qualità dei servizi, impedirà l'avvio dell'atteso e più volte auspicato ricambio generazionale, vanificherà le prospettive di tutti coloro che hanno intrapreso il percorso della ricerca e degli studi, priverà molti giovani della possibilità di svolgere attività scientifica pubblica a meno che non sia accompagnato da norme più elastiche in relazione ad una reale progettualità locale che differenzi azioni di reale cambiamento da pure operazioni formali. Il Consiglio di Amministrazione auspica che si affrontino nel merito le specifiche esigenze di cambiamento con atteggiamenti sereni e aperti al dialogo e al riconoscimento reale delle funzioni articolate e complesse dell'università, che non può che rivestire come luogo di creazione del capitale umano il valore di un bene pubblico per la collettività, a prescindere dalle modalità specifiche della sua governance. Il Consiglio di Amministrazione auspica che si possa avviare una seria discussione sul futuro dell'Ateneo e sui necessari processi di riforma che lo riguardano, nel quadro dei più generali processi evolutivi che interessano l’università italiana, attraverso momenti di confronto collettivo a partire da proposte specifiche, realistiche e concrete, che individuino con chiarezza responsabilità e ruoli, per evitare una pura deriva assembleare che rischia di assecondare una paralisi decisionale, invece di promuovere un reale e radicale cambiamento. L'apertura a tutte le componenti dell'Ateneo non si realizza con il semplice allargamento del tavolo della discussione, ma con la condivisione di specifiche azioni che rientrino nelle responsabilità individuali e collettive delle diverse componenti e in estrema sintesi dei singoli che nel loro assieme costruiscono ogni giorno questa istituzione come persone prima ancora che lavoratori e studenti. A tal fine il Consiglio di Amministrazione si propone di individuare le modalità e, ove necessario, le sedi più opportune per avviare tale azione di cambiamento. scritto da angelo, novembre 02, 2008 ci sarebbero tante cose da dire sul sistema inglese, ad esempio i prestiti statali agli studenti...in pratica un indebitamento spaventoso per pagare gli studi che dovrà essere risarcito in tempi relativamente stretti dopo la laurea...ho un'amica inglese che è in grosse difficoltà per questo motivo, e però l'inghilterra non ha il problema drammatico del precaritato come qui in Italia, lì ci sono molte più garanzie (non a caso vengono da dieci anni di governo laburista). Guarda che io stesso sono il primo a dire che l'università NON VA BENE COSì COME'è, e questo articolo lo spiega dettagliatamente, ma i tagli della 133 (che sono orizzontali) non miglioreranno assolutamente la situazione, e comunque tutti i senati accademici hanno manifestate "preoccupazione" per i futuri bilanci. Se rispondete che i senati accademici sono enlle mani dei baroni, allora siete in mala fede, perchè significa che la vostra unica giustificazione è quella che i baroni sono ovunque, ed è falso dato che ci sono ampi settori di pura eccellenza nell'università italiana. Inoltre il mio caso specifico è quello della Statale di Milano, ateneo virtuoso e funzionale, che si troverà in una situazione davvero terribile. Allego la mozione votata unanimamente dal senato accademico. scritto da darling3, novembre 02, 2008 vorrei vedere la classifica interna della crui. l'anvur è stata bloccata per rivederne le norme: mica poteva cambiarle una volta partita! il 2 agosto 2007 il governo prodi propose un patto agli atenei: ecco la valutazione che ne fa l'economista boeri commentando il libro verde sulla spesa: Per l’università, le proposte sono le stesse del patto proposto dal governo agli atenei il 2 agosto scorso (questa parte del Libro verde è in gran parte un "taglia e incolla" di quel documento), che ha inferto un duro colpo a qualsiasi speranza di migliorare la qualità della spesa in questo campo. Solo al massimo l’1,5 per cento dei fondi (il 30 per cento del 5 per cento) potrà un giorno essere distribuito guardando ai risultati della valutazione degli atenei. E questa valutazione avverrà (quando mai avverrà) sulla base di criteri astrusi tanto quanto gli acronimi coniati dal ministro dell’Università (l'Anvur che dovrebbe rimpiazzare il Cnvsu e il Civr). scritto da gapa, novembre 02, 2008 Per Angelo: mi dispiace contraddirti ma giusto un paio di giorni fa ho seguito una trasmissione, sul tema dei tagli all'università, a cui hanno partecipato Il direttore del Riformista l'ex onorevole PD Polito, e il direttore di Tempi, giornale vicinissimo a Comunione e Liberazione, Luigi Amicone. Entrambi erano corncordi sul fatto che le continue iniezioni di denari non significano, tout cour, un miglioramento della qualità del servizio. Entrambi hanno ammesso che gli attuali tagli, dettati dalla necessità di contenimento della spesa pubblica in tutti i comparti dello stato, non sono assolutamente drammatici e non inficiano la qualità del servizio. Dunque sinistra e destra, quando rappresentate da persone oneste e non da pirati, concordano. E concordano, peraltro, anche sull'analisi di una scuola alla canna del gas. Si tratta, perciò, di mettere mano a una vera e profonda riforma. Ad oggi, è vero, non se ne ha notizia, ma è solo questione di settimane e poi si capirà dove veramente andrà a parare questo governo. L'esempio inglese, che ho appena sinteticamente illustrato, sarebbe auspicabile ma immagino che le resistenze saranno enormi. scritto da angelo, novembre 02, 2008 darling mi devi insegnare a mettere i link nei commenti, perchè quando ci provo io restano amalgamati nel testo e non funzionano? scritto da angelo, novembre 02, 2008 *pur di NON smentire scritto da angelo, novembre 02, 2008 il problema di fondo è che voi siete disposti a cadere nell'ipocrisia pur di smentire le direttive del capo. Quando Mussi presentò quei tagli, io (che sono militante dle Pd) mi indignai moltissimo. Non avevo alcun problema a criticarlo. Ma se voi, che pure sapete bene in cuor vostro che la legge 133 è un dramma, siete disposti a fare carte false pur di non ammetterlo. Ma perchè, chi ve lo fa fare? cosa ci guadagnate? credete che un giorno Berlusconi vi suonerà al citofono per ringraziarvi? dovete imparare a ragionare da soli, perchè sennò è inutile che stiate qui a discutere, è sufficiente che per ogni tema trattato scriviate "accendete rete4, lì sta il mio pensiero". scritto da angelo, novembre 02, 2008 Mala Gelmini non ha rivisto le norme, l'ha soppresso e in seduta balneare ha lasciato che il parlamento votasse la 133 nella finanziaria! Ci rendiamo conto o no di cosa stiamo parlando? il governo Prodi si era posto il problema di come rendere mirati i tagli (e in ogni caso i contestati tagli di Mussi non erano nemmeno lontanamente paragonabili a questi), questo governo non se lo è posto il problema dell'idiscriminazione perchè non è nelle sue corde l'idea di costruire una università migliore! è solo vista come uno spreco generale, e questo è scandaloso! La legge 133 è indifendibile, e mi sono sorpreso nel constatare come anche gli studenti di Cielle siano in fibrillazione per questo motivo! purtroppo darling puoi pontificare quanto vuoi, ma non potrai mai sostenere che tra il fare un tentativo nell'indicare una strada per la valutazione oggettiva e tagliare senza distinzioni sia meglio la seconda scelta. E ora anche Alleanza Nazionale comincia a ripensare alla legge 133, qualcosa si muove, perchè noi studenti poniamo un problema concreto. scritto da gapa, novembre 02, 2008 P.S.: è appena il caso di precisare che la totalità degli universitari inglesi non si perdono per strada: si laureano e pure nei tempi stabiliti dal corso di studi. scritto da gapa, novembre 02, 2008 Giorni fa, in occasione di una lezione di inglese, ho chiesto alla mia insegnante - inglese purosangue, off course - di spiegarmi coma funziona tutto il sistema scolastico, dalla scuola materna all'università. Per rimanere solo al tema delle università, ma ci sarebbe moltissimo altro da raccontare sul resto del sistema, mi ha segnalato che gli alunni che ambiscono ad iscriversi a un corso universitario sono in numero notevolmente inferiore rispetto ai colleghi italiani. Questo perché c'è una selezione meritocratica di alto livello, difatti ogni aspirante che abbia concluso le scuole superiori - dopo percorsi molto differenziati a seconda delle attitudini e delle prospettive di studi accademici o di lavoro - deve compilare un curriculum, spedirlo ad un tot di università presso le quali verrà stilata una graduatoria di merito. Probabilmente solo una di queste risponderà accogliendo la domanda, ma la sede universitaria potrebbe essere lontanissimo da casa. Certo, perché in Inghilterra gli atenei sparsi sul territorio sono pochi e, proprio perché pochi, ben finanziati - anche con capitale proveniente da aziende esterne - e ben funzionanti. Lì non esistono baroni perché un insegnante rimane in carica non più di quattro o cinque anni consecutivi; ogni insegnante deve produrre periodicamente studi e pubblicazioni su prestigiose riviste internazionali e deve condurre il proprio dipartimento a livello di eccellenza. Da tutto ciò è abbastanza facile evincere perché quelle cattedre non siano così strenuamente ambite come in Italia: perché sono a tempo determinato e perché non ti consentono di dormire sugli allori. Chi non produce ricerca di altissimo livello viene rimosso dall'incarico, dunque c'è sempre spazio per brillanti ricercatori. Questi sono fatti, non le chiacchiere di cui ci imbottiscono la testa, un giorno sì e l'altro pure, certe mezze tacche di politici in malafede che hanno come obiettivo unico quello di mantenere un certo bacino elettorale fregandosene bellamente della qualità della scuola e rubando - loro davvero - il futuro ai nostri ragazzi. scritto da darling3, novembre 02, 2008 per quanto riguarda l'anvur ecco cosa dice la gelmini: “Una costosissima struttura ad alto tasso di burocrazia e rigidità: non è ciò di cui abbiamo bisogno”. e per una critica cito alcuni articoli dal sito la voce.info: "L'Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca prima ancora di nascere, è già un giocattolo in mano al potere. Le si demanda un compito nella sostanza impossibile: valutare i singoli ricercatori. Ne ha anche un altro, improprio ma preciso: coprire, tramite l'effetto annuncio l'ennesima infornata di dipendenti pubblici. Perché l'Anvur di oggi è molto diversa dall'idea originaria. E il cambiamento di missione si accompagna al piano di assumere 10mila docenti di terza fascia in tre anni, di cui 4mila subito". http://www.lavoce.info/articoli/pagina2685.html "Il sistema di ricerca italiano è scarsamente meritocratico e l'introduzione di meccanismi di valutazione del merito, a tutti i livelli, costituisce una priorità assoluta. Il progetto di istituire una Agenzia di valutazione è perciò un primo passo nella giusta direzione. Tuttavia, è preoccupante la scelta di costituire un comitato direttivo composto da sette membri con incarico full-time e di conseguenza staccati dall'attività di ricerca sul campo. E la vastità del compito assegnato all'Anvur potrebbe rimandare a tempi lunghi l'ottenimento di risultati e l'impatto sul sistema". http://www.lavoce.info/articoli/pagina2734.html quindi credo che non si possa criticare la gelmini per aver bloccato l'avvio dell'anvur con l'intento di rivedere le norme. scritto da angelo, novembre 02, 2008 eh no mio caro darling, la CRUI ha stilato una classifica interna e pensa un pò il tanto vituperato governo Prodi aveva pronta una commissione esterna di valutazione per andare a colpire gli sprechi in modo oggettivo. Ma poi arrivarono loro, il trio delle meraviglie, Tremonti il Tagliagole, Brunetta il Piccolo Vendicatore e Gelmini la Beata Ignoranza! E si abbatterono con 133 colpi di scure contro tutto e tutti, purchè targati "università". Così non si può andare avanti, e noi continueremo a protestare fino a quando la legge133 non sarà spazzata via (e vinceremo per forza, perchè l'alternativa è la chiusura in massa degli atenei per insotenibilità di bilancio e non credo il governo voglia arrivare a tanto). Allora forse il trio delle meraviglie lascerà spazio ai tecnici, in modo da poter gettare le basi per una riforma vera. E si badi bene che la mia critica è anche per l'opposizione, che anzichè lanciare referendum dovrebbe proporre (come governo ombra) un testo per la riforma! scritto da darling3, novembre 02, 2008 una citazione di perotti l'autore del famoso libro sull'università: "La loro entità non è pazzesca. i tagli tremontiani di per sè sono neutrali. E’ vero che finora sono stati indiscriminati, ma questo è uno dei pochi casi in cui mi trovo a difendere il governo. Se non c’è stato spazio per un dibattito su questo è soprattutto per il totale rifiuto da parte della Crui, che ha eretto un muro ogni volta che si è trattato di parlare del tema”. angelo tu credi veramente che i rettori che stanno nella crui, sapendo che per la maggior parte guidano università sull'orlo del fallimento finanziario, siano disposti a far sì che lo stato stili una classifica "ufficiale" in cui si certifichi il loro fallimento gestionale? in cui si dica l'università x è meglio dell'università y? per questo dico agli studenti di rivolgere le loro critiche ai loro rettori e professori! scritto da angelo, novembre 02, 2008 questo articolo dovrebbe far riflettere tutti i sostenitori della legge 133, perchè appare evidente che l'università avrebbe bisogno (come del resto noi studenti chiediamo, e ci viene risposto che subiremo denuncie e manganellate) di una vera e organica riforma, e non di una legge-truffa che taglia al sistema universitario una cifra eguale a quella spesa in Cina per l'allestimento delle faraoniche olimpiadi di Pechino. Se si taglia in modo indiscriminato si puniscono i precari, si salvano i baroni (perchè hanno il potere e il potere lo mantengono) e si penalizzano gli studenti, che si vedono tolte borse di studi, dottorati e subiscono l'aumento delle rette. Non si può genericamente dire che gli studenti sono fannulloni e vogliono solo perdere lezioni, perchè se voi aveste frequentato l'università sapreste che ogni lezione persa è irrecuperabile e l'esame va dato lo stesso, quindi è un sacrificio quello di scendere in piazza. Ed è anche vero che le lezioni tenute per strada sono un gesto chiaro: vogliamo studiare, e siamo pronti al sacrificio pur di farlo. E poi, non siamo noi studenti a dover proporre una alternativa (come chiede Gasparri), semmai è il governo che deve proporre la riforma dell'università, magari ascoltando la richiesta di meritocrazia e limpidezza che viene dal mondo studentesco. Ma tanto qui è inutile cercare di convincere i vari Mauromauro, Gundam e compagnia, non sanno di cosa si parla e ciò che dice il capo è buono e giusto a prescindere. scritto da mauromauro, novembre 02, 2008 quindi non bisogna manganellare solo presidi e professori che istigano gli studenti alle okkupazioni e alla violenza, ma anche presidi e professori che truffano, rubano, favoriscono, raccomandano, bocciano o promuovono secondo (loro) convenienza ecc. ecc.ecc. (che poi sono sempre loro...) |
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