| MARINO: il 62% dei medici pratica la desistenza terapeutica. |
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| 17/12/2007 | |
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17 dic. - Nel 62% delle situazioni di fine vita
i medici italiani praticano la 'desistenza terapeutica': insomma,
interrompono le terapie, ma in silenzio. Se lo scrivessero in cartella
clinica, verrebbero accusati di omicidio volontario.
Lo rivela il presidente della Commissione igiene e Sanità del Senato, Ignazio Marino,
durante la tavola rotonda su 'Testamento biologico e eutanasià al
68esimo Congresso della Societa' Italiana di Cardiologia in corso a
Roma, citando un'indagine condotta dal Gruppo GIVITI (Gruppo Italiano
per la Valutazione degli Interventi in Terapia Intensiva).
"Ritengo - ha detto Marino - che il fatto di agire nella
legalità e nella trasparenza aiuti il medico a mantenere l'alleanza
terapeutica con il paziente anche nel momento più imperscrutabile come
quello del passaggio fra la vita e la morte.
Solo attraverso un dialogo
chiaro, e documentabile in cartella clinica, con chi rappresenta gli
affetti del paziente, è possibile rispettarne le indicazioni e la sua
dignità umana. Ancora una volta, oggi i cardiologi italiani al loro
congresso nazionale, dopo gli anestesisti rianimatori, gli oncologi e i
medici genercici, ci hanno confermato che nel 62% delle situazioni di
fine vita le decisioni vengono prese nel silenzio e senza un dialogo
trasparente con la famiglia, perché la sospensione delle terapie, che
di fatto viene eseguita in scienza e coscienza, se dichiarata potrebbe
configurare un reato di omicidio volontario".
Pronta e decisa la replica della senatrice del Pd Paola Binetti,
presente al dibattito: "Non credo al dato diffuso del 62%, penso che
sia un'interpretazione forzata.
Credo che i pazienti e i familiari
debbano continuare a fidarsi dei loro medici. Questi dati comunque sono
un segnale per richiedere un'attenta e continua vigilanza. Il Paese ha
bisogno di leggi che vengano incontro ai bisogni reali, spesso
drammatici, come dimostrano le recenti vicende accadute a Vibo Valentia
e a Pistoia. E la riflessione sul testamento biologico è una
straordinaria opportunità perché medici e pazienti riflettano sulla
vita e sulla morte".
Perplessità sul dato diffuso dal senatore Marino vengono anche dal
professore Giorgio Della Rocca, Ordinario di Anestesista Rianimazione
all'Università di Udine: "Il dato del 62% di eutanasia silenziosa
merita una spiegazione: si fa spesso confusione fra i termini sedazione
terminale e trattamento del dolore.
Questa confusione, altrettanto
spesso, fa considerare le due tecniche come una forma di eutanasia. A
mio parere il dato non risponde alla realtà della situazione italiana".
In ogni caso, dice il presidente Sic Francesco Fedele "i medici sono
lasciati soli a gestire una situazione così grave come quella dei
momenti terminali della vita. Ormai una legge si rende necessaria". (rainews24)
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