| PREZZI D'ESTATE. GDF: ILLECITI CRESCIUTI DEL 45% |
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| 20/07/2008 | |
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20 lug. - L’estate 2007 sarà ricordata come quella dei
subprime e il via alla corsa del carogreggio. L’estate 2008, di
conseguenza, si prepara a diventare quella dell’austerità e del boom
dei prezzi col trucco.
I commercianti faticano a portare gli italiani
nei negozi anche nella stagione dei maxisconti: sei su dieci dicono che
i saldi vanno male, le famiglie non spendono più.
Nel frattempo è arrivata sul tavolo di Mister Prezzi la relazione sull’attività di controllo della Guardia di Finanza. Risultato? Nei primi sei mesi del 2008 si sono impennate le infrazioni alla legge sull’esposizione dei prezzi al pubblico scovate dalle Fiamme gialle: su 10.100 controlli gli agenti hanno compilato 1.150 verbali, il 45% in più dell’anno scorso.
I controlli - spiega il generale della Gdf Giuseppe Vicanolo, in servizio al Comando generale - si fanno sulle merci «su cui registriamo dinamiche anomale».
L’indagine è minuziosa: «Rileviamo il prezzo esposto, lo confrontiamo con quello pagato al fornitore leggendo la fattura. Calcolato il guadagno del commerciante, scegliamo le categorie su cui concentrare i controlli».
Lo scopo dei controlli è mettere insieme i dati per gli studi di settore che determinano il reddito di alcune categorie di lavoratori autonomi in automatico. Dopodiché, continua Vicanolo, «ci imbattiamo sempre più spesso in violazioni della legge sull’esposizione dei prezzi». I commercianti furbetti, insomma, non mettono il cartellino regolamentare (che la legge vuole «chiaro e ben leggibile»), in qualche caso non lo mettono per niente perché - commenta l’alto ufficiale - «è ovvio che alla cassa diventa più facile chiedere quel che si vuole», sforando dai ricarichi legittimi.
E dal momento che nei casi singoli si tratta di cifre minime, facile farla franca.
Il consumatore si troverà la stangata solo a fine mese, quando calcolerà quanto ha speso al mercato nelle quattro settimane. Guadagnare sì, straguadagnare no: «quest’anno - conclude Vicanolo - il numero di infrazioni s’è impennato».
La lista dei prodotti soggetti a verifica, insomma, è lo specchio fedele delle categorie più tartassate dai prezzi col trucco scoperti dai finanzieri: in testa alla classifica ci sono i generi alimentari, a cominciare da pane, latte, formaggi e carne. Seguono bar e ristoranti. Non c’è da meravigliarsi se gli italiani hanno preso i provvedimenti del caso.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Isae quest’anno si sono ridotti proprio i consumi di carne bovina (del 3,%), di frutta (-2,6) e olio d’oliva (-2,8%).
E l’ultimo sondaggio Fipe (l’associazione che raccoglie i ristoratori) dice che il 44% dei consumatori non è andato neppure una volta a mangiare fuori nell’ultimo mese: il 24,5% è riuscito ad andarci una volta. Italiani prudenti, insomma, quando portano il portafogli alla mano.
Si torna così ai saldi: Federmoda Italia racconta «un clima di prudenza negli acquisti che risente inevitabilmente della bassa crescita e dei consumi che non ripartono», parola del presidente Renato Borghi. Senza dimenticare che «circa i 2/3 dei commercianti puntano sui saldi per recuperare una parte di fatturato, certo non marginale, che hanno perso durante l’anno con la crisi dei consumi». Altrimenti, neppure loro andranno più al ristorante. O per saldi. (da lastampa.it)
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