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Ultimo aggiornamento: 20.11.2008 ore 07:30
RICERCA: 35-40 ANNI DONNA - L'IDENTIKIT DEL PAZIENTE TIPO PER LO PSICOLOGO Stampa E-mail
16/05/2008
16 mag. - Donna tra i 35 e i 44 anni, con un titolo di studio medio-alto, residente in una grande città del Nord Italia. E' questo l'identikit del paziente tipo che finisce sul lettino dello psicologo secondo uno studio promosso dall'Ordine degli psicologi del Lazio, che è stato presentato a Roma in occasione di un incontro sul rapporto tra professione e mercato del lavoro.
psicologia_280x200.jpgSecondo l'indagine, che ha coinvolto oltre 4.000 persone, sono 2,3 milioni gli italiani che ogni anno ricorrono a servizi e consulenze nell'ambito psicologico (5,5% della popolazione).
In sei casi su dieci l'assistito è donna, ma anche tra gli esponenti del 'sesso forte' inizia a crescere la confidenza con la psicologia: rispetto al 2004, infatti, il loro numero è aumentato dell'8%.
Più della metà dei pazienti (57%) si colloca tra i 25 e i 44 anni, con un picco nella fascia 35-44.
Resta ridotto invece lo spazio degli ultrasessantacinquenni, che ricorrono alla psicologia solo nel 6% dei casi (140 mila persone) a causa di diffidenza e pregiudizi.
Il Nord Italia rappresenta oggi il 64% della domanda di psicologia e, rispetto a un'indagine precedente condotta nel 2004, si osserva in particolare che l'utenza del Nord Est è cresciuta quasi del 9%.
Al Centro e al Sud, invece, diminuisce il numero di contatti (rispettivamente dell'8% e del 2%).
Il ricorso al lettino dello psicologo, si legge ancora nello studio, "aumenta tra gli abitanti dei piccoli centri (fino a 20 mila abitanti), che rappresentano un polo significativo di utenza (30%) assieme a quello delle città più grandi sopra i 100 mila abitanti (30%)".
Tra gli utenti dei servizi psicologici crescono infine i laureati e i post laureati (+5%), mentre diminuiscono i soggetti con minore scolarizzazione.
Dall'altro lato aumentano i lavoratori autonomi, mentre calano del 9% gli operai e gli impiegati, "che si rivolgono allo specialista - concludono gli esperti - non tanto per problemi legati al lavoro quanto per affrontare malesseri che interessano la sfera personale". (ANSA)
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