| RICERCA: 61MILA IN CURA PER ALCOLDIPENDENZA - LA MAGGIOR PARTE HA MENO DI 30 ANNI |
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| 20/10/2008 | |
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20 ott. - Sono più di 61 mila le persone in cura presso i servizi
pubblici per l'alcoldipendenza, e si tratta soprattutto di giovani
sotto i 30 anni. Lo ha detto il sottosegretario Eugenia Roccella che,
aprendo la prima conferenza nazionale sull'alcol, ha sottolineato come
il problema dell'abuso di alcol riguardi soprattutto le fasce più
giovani della popolazione con un vero e proprio allarme per la fascia
di età fra 11 e 17 anni.
Riferendosi ai dati riguardanti i ragazzi alcoldipendenti in carico presso i servizi socio-sanitari Roccella ha sottolineato come nel 2005 i minori di 20 anni rappresentano lo 0,7% dell'utenza e i giovani fra i 20 e i 29 anni ne rappresentano l'11% (contro il 9,8% del 2004). Inoltre, nel 2005 il 17% dei nuovi utenti meno di 30 anni: "Gli utenti sotto i 30 anni - ha sottolineato - sono quelli che crescono maggiormente nel tempo rispetto alle altre fasce di età, con maggiore evidenza per i nuovi utenti di tale fascia di età che passano dal 10% del 1996 al 15,7% del 2005". Nella fascia d'eta' tra gli 11 e i 15 anni, un ragazzo su cinque e' un consumatore di alcol a rischio.
ESPERTO,3 MLN OVER 65 A RISCHIO,FENOMENO SOTTOVALUTATO -
L'emergenza alcol in Italia non riguarda solo i giovani ma anche gli anziani sopra i 65 anni di eta': proprio tra gli anziani si registrano infatti in assoluto le piu' elevate quote di consumatori a rischio prevalentemente per l'abuso di vino.
Complessivamente sono oltre 3 milioni 120 mila gli over 65 classificati come consumatori a rischio e tra i maschi over 65 fa abuso di alcol un anziano su due (contro una percentuale di 1 donna su 10).
scritto da bg, ottobre 21, 2008 uno solo ne ha più di 70: berlusconi! scritto da Il suonatore di bonghi, ottobre 21, 2008 ...dover bere per sete: che banale destino... scritto da extramuros, ottobre 20, 2008 Si, ma visto che gli alcolici sono una delle produzioni che ci consente di mantenere in piedi la scassata economia nostrana, allora chi elabora bevande alcoliche è visto come uomo di tradizione e cultura. Chi coltiva canapa e se la fuma, come un asociale. E invece per me, che sono astemio e non fumo niente, i peggiori asociali sono quei delinquenti che vendono da bere senza manco chiedere di veder un documento, ai ragazzi minorenni. E quei baristi che, anche di fronte all'evidenza che un loro cliente è strafatto d'alcol, continuano a riempirgli il bicchiere a richiesta. Pecunia non olet... |
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