| RICERCA: IL 61% DI ROM E SINTI LAVORA, SOLO 2% RICORRE ALL'ACCATTONAGGIO |
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| 25/05/2008 | |
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25 mag. - Commercianti e ambulanti in
prevalenza, il 61% di Rom e Sinti ha un lavoro contro il 2% che
ricorre all'accattonaggio. Ben il 75%, poi, ha la residenza attuale da
almeno quattro anni, e la permanenza media in un campo si attesta sui
sette anni e mezzo. E' quanto emerge da un'indagine Soleterre/Axis
Market Research finanziata dalla Presidenza del Consiglio dei
Ministri, su un campione rappresentativo in 6 capoluoghi di provincia
italiani, Milano, Pavia, Reggio Emilia, Roma e Torino.
Soleterre in queste citta' ha realizzato nel 2007 un progetto
per il contrasto alle forme di discriminazione verso Rom e Sinti e,
grazie al contributo dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni
Razziali (UNAR) presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e'
stato creato l'Osservatorio Nazionale Permanente per la tutela dei
diritti fondamentali delle comunita' Rom e Sinti.
Qui, come previsto
dal progetto l'Associazione ha realizzato, quasi
''pioneristicamente'', un'indagine su un campione di 286 casi, Rom e
Sinti, di stanza, con varie modalita', nei sei capoluoghi di
provincia.
Complessivamente, quindi, rispecchiando le proporzioni di
presenza nel nostro Paese, sono stati intervistati 194 appartenenti
alle comunita' Rom e 92 membri delle comunita' Sinti.
Il primo dato che emerge dalla ricerca, che offre ''un'immagine
ben diversa da quella offerta dalla cronaca" quotidiana, riguarda
appunto la condizione professionale degli intervistati: il 25% degli
intervistati ha dichiarato di ''non lavorare''.
Se al 75% rimasto
togliamo quel 2% che vive di ''accattonaggio'' e quel 12% che vive di
''espedienti'', resta un 61% di intervistati che svolge una qualche
professione
Commercianti e ambulanti in
prevalenza, il 61% di Rom e Sinti ha un lavoro contro il 2% che
ricorre all'accattonaggio.
Ben il 75%, poi, ha la residenza attuale da
almeno quattro anni, e la permanenza media in un campo si attesta sui
sette anni e mezzo.
Chiedendo poi agli intervistati cosa potrebbe migliorare le loro
condizioni di vita, vediamo che la voce piu' citata e' quella di un
''alloggio'' (17%), seguita dalla necessita' di maggior
''sicurezza/ordine e pulizia'' (11%, nelle risposte libere in molti
chiedono espressamente il desiderio che siano allontanati ''i
casinisti'').
Ma la voce piu' interessante, rileva l'indagine, viene dalla
somma di coloro che chiedono di avere i ''servizi igienici'' (8,5%),
''acqua ed elettricita''' (8,5%) e il servizio di ''raccolta
immondizia'' (2%): otteniamo un complessivo 18%, che fa balzare al
primo posto la semplice e primaria necessita' di condizioni di vita
dignitose.
Se poi un 10% chiede ''piu' spazio e liberta''', un 6,5%
ritiene che vada tutto bene cosi', e che non siano necessari ulteriori
interventi.
Dopo aver analizzato il contesto di vita degli
intervistati, l'indagine ha analizzato le dinamiche di relazione con
il mondo circostante.
Dalla ricerca emerge che, se in termini
quantitativi le maggiori relazioni si hanno con ''vigili/polizia''
(60%), ''volontari di associazioni'' (47,%%) e ''medici di famiglia/
ospedali'' (40,5%), in termini di qualita' del rapporto, intendendo
per qualita' ''l'utilita' reale percepita'', le figure piu' positive
sono individuate nei ''volontari di associazioni'' (98,5% la somma dei
tre giudizi positivi, categoria che e' anche maggiormente percepita
per gli ''aiuti concreti''), negli ''operatori del privato sociale'' e
negli ''insegnanti'', ciascuno con il 94,5% di citazioni positive.
Per
altre figure non si puo' certo parlare di criticita', poiche' hanno
comunque citazioni positive attorno all'80%.
Le figure invece individuate come piu' critiche sono i
''vigili/polizia'' e gli ''operatori del Comune'': i primi perche'
tendenzialmente ''non ascoltano'' e ''cacciano via'', mentre i secondi
perche' in generale non danno ''aiuti concreti'' e nemmeno ''risposte
utili''.
Ma qual e' la dinamica psicologica di Rom e Sinti nella
relazione con i Gage'?
Quasi i due terzi degli intervistati (63%),
rileva il sondaggio, tendono a sentirsi ''la parte debole'', mentre un
terzo esatto (33%) si relaziona sentendosi ''alla pari''.
Vi e' infine
un 3% che si sente sempre e comunque ''la parte piu' forte''.
Interessante anche la distinzione tra le due ''mentalita'''.
I Rom
evidenziano infatti una maggiore tendenza a sentirsi i piu' deboli: il
76%, contro il 36% dei Sinti.
E ancora, il 19,5% si relaziona ''alla
pari'', contro il 61% dei Sinti.
Questo approccio mentale potrebbe
essere alla base, e alle volte magari giustificare, un atteggiamento
apparentemente aggressivo, ma, alla luce di questi dati, forse piu'
semplicemente ''difensivo''.
L'indagine ha infine analizzato la conoscenza dei
servizi del territorio, la loro fruizione e la qualita' delle
relazioni.
In particolare, emerge che gli ''ospedali'' sono il
servizio piu' conosciuto (99%) e piu' utilizzato (85,5%), con poi la
meta' dei rispondenti che ci si e' trovato nel complesso ''bene''.
Le scuole, quindi, registrano un 86% di giudizi complessivamente
positivi e il ''proprio medico'' addirittura il 98%, benche' sia
un'opportunita' nota solo a poco piu' della meta' degli intervistati.
Di contro, le maggiori criticita' sono state espresse da quel 6,5% che
si e' rivolto all'Ufficio di tutela dei minori, che si e' trovato
complessivamente ''male'' nel 55,5% dei casi.
Il tema della scuola e dell'istruzione e' stato analizzato per
la sua importanza in termini di possibilita' di crescita personale
degli individui e in termini di potenzialita' di integrazione, sia
''qui ed ora'' per i figli che frequentano e per i loro genitori, sia
con un significato piu' ampio di potenzialita' future di integrazione
nella societa'. Vediamo cosi' che i tre quarti degli intervistati
dichiara che i propri figli (di tutte le eta') sanno leggere e
scrivere. Analizzando in incrocio i figli in eta' scolare (dai 6 anni
in su), si scopre che sono davvero pochi quelli che non lo sanno fare.
Per quanto riguarda la frequenza a scuola, il
livello elementare e' quello che registra una maggiore assiduita' (78%
- 73% tra i Rom e 92% tra i Sinti), con poi un 14% che frequenta ''non
regolarmente'', e ''solo'' un 8% che invece ''non va mai''.
Cambia la situazione analizzando la scuola media inferiore: qui
la regolarita' viene rispettata da poco piu' della meta' degli aventi
diritto (53,5% - 46,5% tra i Rom e 66,5% tra i Sinti), con un quinto
che invece ha una dinamica irregolare. L'asilo, che tuttavia non e'
obbligatorio, vede una situazione divisa quasi a meta', con un 45%
regolare (34,5% tra i Rom e 69% tra i Sinti), un 43% che non va mai, e
un 12% di irregolare.
Infine le scuole superiori con un solo 8% di
ragazzi in eta' che le frequentano (8,5% tra i Rom e 6,5% tra i
Sinti). Vi e' poi un dibattuto 5% irregolare e la grande massa, l'87%,
che invece guarda altrove per il proprio futuro.
Sempre in tema di scuola sono state poste alcune domande che
aiutano a comprendere il vissuto verso l'istituzione scolastica, in
modo da supportare eventualmente il quadro interpretativo. Vediamo
innanzitutto il tragitto verso la scuola, che potrebbe essere una
delle motivazioni dell'abbandono.
In realta', poco meno della meta'
dei ragazzi (48%) raggiunge la scuola ''con mamma o papa' o con i
fratelli maggiori'', ed un 42% lo fa invece ''con i pulmini del Comune
o di qualche associazione''. Interessante a questo proposito notare
che se per i Sinti prevale la prima voce, i Rom paiono maggiormente
dipendenti dalla soluzione offerta da Comuni o associazioni. Infine il
6,5% raggiunge la scuola ''da solo''.
Per quanto riguarda i genitori emerge che e' un
30,5% delle coppie genitoriali a non essere ''mai'' andata a colloquio
con gli insegnanti, contro un 19% che ci e' andata ''una volta'' e la
meta' (50,5%) che lo ha fatto ''piu' di una volta''.
Analizzando il
diverso comportamento tra le due popolazioni, risulta che entrambe lo
hanno fatto piu' volte nel 50% dei casi, ma ''una volta'' e'
decisamente piu' elevato tra i Sinti che non tra i Rom (33% contro
10%).
Infine, cosa viene apprezzato, e cosa criticato, della scuola
dove vanno i propri figli?
Interessante notare come i due punti di
forza siano la ''vicinanza, comodita''', citata dal 54% dei
rispondenti, e gli ''insegnanti'', 22%, che si confermano come figura
di riferimento positiva, soprattutto per i Sinti (35%, contro il 15%
dei Rom).
Sul fronte opposto, critico, troviamo i ''genitori degli altri
bambini'' (28% medio, frutto di un 36,5% registrato tra i Rom e di un
12% tra i Sinti), che probabilmente marcano il confine della
diversita', soprattutto per i Rom; poi ''la scuola in generale'' (19%,
con un 23,5% tra i Rom ed un 9% tra i Sinti), per alcuni evidentemente
non percepita nella sua importanza. Da notare comunque come un 23% non
abbia indicato ''nulla'' di negativo, segno di una complessiva e
sostanziale soddisfazione.
Sul fronte scolastico vediamo quindi che i
Sinti sembrano vivere il ''mondo scuola'' in modo piu' positivo,
dall'approccio generale alle singole relazioni con gli insegnanti e
con i genitori di altri bambini.
Con lo sguardo rivolto al futuro, alle necessita'
per stare meglio, le le prime due voci citate sono ''lavoro per se
stessi'' (76,5% delle citazioni) e una ''casa'' (61%).
Dati che
potrebbero emergere da una qualsiasi indagine presso la popolazione
italiana. Gia' al terzo posto, con la sottolineatura del ''poter
mantenere le proprie tradizioni'' (56%) emerge come sia importante,
nella spinta all'integrazione, il rispetto e la salvaguardia di quelle
tradizioni che poi costituiscono l'identita' piu' profonda di un
popolo.
Al quarto posto si trova il desiderio di un ''permesso di
soggiorno'' (40,5%), citato piu' dai Rom che non dai Sinti. Se poi si
cerca di individuare quelle figure che potrebbero piu' di altre
aiutarli ad essere felici, al primo posto vengono citate le
''Istituzioni'' (55%), seguite da una sfera piu' affettiva costituita
dalla somma delle citazioni per la ''comunita' di appartenenza''
(47,5%) e per gli ''amici'' (39,5%), con un dato finale complessivo
pari all'87%.
Interessante notare come le ''associazioni'' e gli ''amici''
abbiano registrato valori superiori alla media tra i Rom, mentre la
''famiglia'' abbia ricevuto citazioni in misura superiore alla media
tra i Sinti.
Il primo dato che emerge dalla ricerca, concludono
quindi Soleterre e Axis Market Research e' la profonda differenza, sia
in termini di mentalita' che di vissuto quotidiano, tra i Rom e i
Sinti:i primi piu' ''deboli'', almeno in termini di autopercezione, e
quindi tendenzialmente piu' chiusi, meno propensi a fruire dei servizi
e a relazionarsi con gli altri; piu' ''attendisti'', cioe' portati ad
aspettare le cose dagli altri, dal Comune, dalle Associazioni?, meno
integrati anche professionalmente (tendono maggiormente a svolgere
attivita' irregolari).
I Sinti, dal canto opposto, appaiono come piu' stabili,
mentalmente piu' ''alla pari'', piu' aperti ed interattivi rispetto
all'ambiente circostante. In una parola, anche se con le pinze, piu'
''integrati''.
E' comunque interessante notare come le aspettative di
entrambi vadano in una direzione di ''integrazione'', con la
necessita' cosciente di avere un lavoro ed una casa. Il secondo passo
e' quindi quello di ''comunicare meglio'' i servizi utili allo scopo,
vedi ''Centri per l'impiego'' o ''per la formazione'', noti a
percentuali molto contenute.
Ma il primo passo, quello anche piu'
stringente, e' quello comunque di cercare di garantire condizioni di
vita dignitose, condizione prima per la costruzione di tutto cio' che
puo' seguire.
"Soleterre -dichiara il presidente dell'Associazione, Damiano
Rizzi- intende proseguire il lavoro avviato con questo primo Rapporto
Soleterre/Axis MR. La conoscenza di un fenomeno sociale, come quello
che riguarda le popolazioni rom e sinte -sottolinea- e' una leva
fondamentale per contrastare gli stereotipi sociali che possono
generare derive xenofobe e razziste, e per difendere i diritti umani
di ogni popolo e minoranza etnica''.
(Adnkronos)
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