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Ultimo aggiornamento: 01.12.2008 ore 19:03
RICERCA: IL 61% DI ROM E SINTI LAVORA, SOLO 2% RICORRE ALL'ACCATTONAGGIO Stampa E-mail
25/05/2008
25 mag. - Commercianti e ambulanti in prevalenza, il 61% di Rom e Sinti ha un lavoro contro il 2% che ricorre all'accattonaggio. Ben il 75%, poi, ha la residenza attuale da almeno quattro anni, e la permanenza media in un campo si attesta sui sette anni e mezzo. E' quanto emerge da un'indagine Soleterre/Axis Market Research finanziata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, su un campione rappresentativo in 6 capoluoghi di provincia italiani, Milano, Pavia, Reggio Emilia, Roma e Torino.
rom_02_280x200.jpgSoleterre in queste citta' ha realizzato nel 2007 un progetto per il contrasto alle forme di discriminazione verso Rom e Sinti e, grazie al contributo dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e' stato creato l'Osservatorio Nazionale Permanente per la tutela dei diritti fondamentali delle comunita' Rom e Sinti.
Qui, come previsto dal progetto l'Associazione ha realizzato, quasi ''pioneristicamente'', un'indagine su un campione di 286 casi, Rom e Sinti, di stanza, con varie modalita', nei sei capoluoghi di provincia.
Complessivamente, quindi, rispecchiando le proporzioni di presenza nel nostro Paese, sono stati intervistati 194 appartenenti alle comunita' Rom e 92 membri delle comunita' Sinti.
Il primo dato che emerge dalla ricerca, che offre ''un'immagine ben diversa da quella offerta dalla cronaca" quotidiana, riguarda appunto la condizione professionale degli intervistati: il 25% degli intervistati ha dichiarato di ''non lavorare''.
Se al 75% rimasto togliamo quel 2% che vive di ''accattonaggio'' e quel 12% che vive di ''espedienti'', resta un 61% di intervistati che svolge una qualche professione Commercianti e ambulanti in prevalenza, il 61% di Rom e Sinti ha un lavoro contro il 2% che ricorre all'accattonaggio.
Ben il 75%, poi, ha la residenza attuale da almeno quattro anni, e la permanenza media in un campo si attesta sui sette anni e mezzo.
Chiedendo poi agli intervistati cosa potrebbe migliorare le loro condizioni di vita, vediamo che la voce piu' citata e' quella di un ''alloggio'' (17%), seguita dalla necessita' di maggior ''sicurezza/ordine e pulizia'' (11%, nelle risposte libere in molti chiedono espressamente il desiderio che siano allontanati ''i casinisti'').
Ma la voce piu' interessante, rileva l'indagine, viene dalla somma di coloro che chiedono di avere i ''servizi igienici'' (8,5%), ''acqua ed elettricita''' (8,5%) e il servizio di ''raccolta immondizia'' (2%): otteniamo un complessivo 18%, che fa balzare al primo posto la semplice e primaria necessita' di condizioni di vita dignitose.
Se poi un 10% chiede ''piu' spazio e liberta''', un 6,5% ritiene che vada tutto bene cosi', e che non siano necessari ulteriori interventi. Dopo aver analizzato il contesto di vita degli intervistati, l'indagine ha analizzato le dinamiche di relazione con il mondo circostante.
Dalla ricerca emerge che, se in termini quantitativi le maggiori relazioni si hanno con ''vigili/polizia'' (60%), ''volontari di associazioni'' (47,%%) e ''medici di famiglia/ ospedali'' (40,5%), in termini di qualita' del rapporto, intendendo per qualita' ''l'utilita' reale percepita'', le figure piu' positive sono individuate nei ''volontari di associazioni'' (98,5% la somma dei tre giudizi positivi, categoria che e' anche maggiormente percepita per gli ''aiuti concreti''), negli ''operatori del privato sociale'' e negli ''insegnanti'', ciascuno con il 94,5% di citazioni positive.
Per altre figure non si puo' certo parlare di criticita', poiche' hanno comunque citazioni positive attorno all'80%.
Le figure invece individuate come piu' critiche sono i ''vigili/polizia'' e gli ''operatori del Comune'': i primi perche' tendenzialmente ''non ascoltano'' e ''cacciano via'', mentre i secondi perche' in generale non danno ''aiuti concreti'' e nemmeno ''risposte utili''.
Ma qual e' la dinamica psicologica di Rom e Sinti nella relazione con i Gage'?
Quasi i due terzi degli intervistati (63%), rileva il sondaggio, tendono a sentirsi ''la parte debole'', mentre un terzo esatto (33%) si relaziona sentendosi ''alla pari''.
Vi e' infine un 3% che si sente sempre e comunque ''la parte piu' forte''. Interessante anche la distinzione tra le due ''mentalita'''.
I Rom evidenziano infatti una maggiore tendenza a sentirsi i piu' deboli: il 76%, contro il 36% dei Sinti.
E ancora, il 19,5% si relaziona ''alla pari'', contro il 61% dei Sinti.
Questo approccio mentale potrebbe essere alla base, e alle volte magari giustificare, un atteggiamento apparentemente aggressivo, ma, alla luce di questi dati, forse piu' semplicemente ''difensivo''.
L'indagine ha infine analizzato la conoscenza dei servizi del territorio, la loro fruizione e la qualita' delle relazioni.
In particolare, emerge che gli ''ospedali'' sono il servizio piu' conosciuto (99%) e piu' utilizzato (85,5%), con poi la meta' dei rispondenti che ci si e' trovato nel complesso ''bene''.
Le scuole, quindi, registrano un 86% di giudizi complessivamente positivi e il ''proprio medico'' addirittura il 98%, benche' sia un'opportunita' nota solo a poco piu' della meta' degli intervistati.
Di contro, le maggiori criticita' sono state espresse da quel 6,5% che si e' rivolto all'Ufficio di tutela dei minori, che si e' trovato complessivamente ''male'' nel 55,5% dei casi.
Il tema della scuola e dell'istruzione e' stato analizzato per la sua importanza in termini di possibilita' di crescita personale degli individui e in termini di potenzialita' di integrazione, sia ''qui ed ora'' per i figli che frequentano e per i loro genitori, sia con un significato piu' ampio di potenzialita' future di integrazione nella societa'. Vediamo cosi' che i tre quarti degli intervistati dichiara che i propri figli (di tutte le eta') sanno leggere e scrivere. Analizzando in incrocio i figli in eta' scolare (dai 6 anni in su), si scopre che sono davvero pochi quelli che non lo sanno fare. Per quanto riguarda la frequenza a scuola, il livello elementare e' quello che registra una maggiore assiduita' (78% - 73% tra i Rom e 92% tra i Sinti), con poi un 14% che frequenta ''non regolarmente'', e ''solo'' un 8% che invece ''non va mai''.
Cambia la situazione analizzando la scuola media inferiore: qui la regolarita' viene rispettata da poco piu' della meta' degli aventi diritto (53,5% - 46,5% tra i Rom e 66,5% tra i Sinti), con un quinto che invece ha una dinamica irregolare. L'asilo, che tuttavia non e' obbligatorio, vede una situazione divisa quasi a meta', con un 45% regolare (34,5% tra i Rom e 69% tra i Sinti), un 43% che non va mai, e un 12% di irregolare.
Infine le scuole superiori con un solo 8% di ragazzi in eta' che le frequentano (8,5% tra i Rom e 6,5% tra i Sinti). Vi e' poi un dibattuto 5% irregolare e la grande massa, l'87%, che invece guarda altrove per il proprio futuro.
Sempre in tema di scuola sono state poste alcune domande che aiutano a comprendere il vissuto verso l'istituzione scolastica, in modo da supportare eventualmente il quadro interpretativo. Vediamo innanzitutto il tragitto verso la scuola, che potrebbe essere una delle motivazioni dell'abbandono.
In realta', poco meno della meta' dei ragazzi (48%) raggiunge la scuola ''con mamma o papa' o con i fratelli maggiori'', ed un 42% lo fa invece ''con i pulmini del Comune o di qualche associazione''. Interessante a questo proposito notare che se per i Sinti prevale la prima voce, i Rom paiono maggiormente dipendenti dalla soluzione offerta da Comuni o associazioni. Infine il 6,5% raggiunge la scuola ''da solo''.
Per quanto riguarda i genitori emerge che e' un 30,5% delle coppie genitoriali a non essere ''mai'' andata a colloquio con gli insegnanti, contro un 19% che ci e' andata ''una volta'' e la meta' (50,5%) che lo ha fatto ''piu' di una volta''.
Analizzando il diverso comportamento tra le due popolazioni, risulta che entrambe lo hanno fatto piu' volte nel 50% dei casi, ma ''una volta'' e' decisamente piu' elevato tra i Sinti che non tra i Rom (33% contro 10%).
Infine, cosa viene apprezzato, e cosa criticato, della scuola dove vanno i propri figli?
Interessante notare come i due punti di forza siano la ''vicinanza, comodita''', citata dal 54% dei rispondenti, e gli ''insegnanti'', 22%, che si confermano come figura di riferimento positiva, soprattutto per i Sinti (35%, contro il 15% dei Rom).
Sul fronte opposto, critico, troviamo i ''genitori degli altri bambini'' (28% medio, frutto di un 36,5% registrato tra i Rom e di un 12% tra i Sinti), che probabilmente marcano il confine della diversita', soprattutto per i Rom; poi ''la scuola in generale'' (19%, con un 23,5% tra i Rom ed un 9% tra i Sinti), per alcuni evidentemente non percepita nella sua importanza. Da notare comunque come un 23% non abbia indicato ''nulla'' di negativo, segno di una complessiva e sostanziale soddisfazione.
Sul fronte scolastico vediamo quindi che i Sinti sembrano vivere il ''mondo scuola'' in modo piu' positivo, dall'approccio generale alle singole relazioni con gli insegnanti e con i genitori di altri bambini.
Con lo sguardo rivolto al futuro, alle necessita' per stare meglio, le le prime due voci citate sono ''lavoro per se stessi'' (76,5% delle citazioni) e una ''casa'' (61%).
Dati che potrebbero emergere da una qualsiasi indagine presso la popolazione italiana. Gia' al terzo posto, con la sottolineatura del ''poter mantenere le proprie tradizioni'' (56%) emerge come sia importante, nella spinta all'integrazione, il rispetto e la salvaguardia di quelle tradizioni che poi costituiscono l'identita' piu' profonda di un popolo.
Al quarto posto si trova il desiderio di un ''permesso di soggiorno'' (40,5%), citato piu' dai Rom che non dai Sinti. Se poi si cerca di individuare quelle figure che potrebbero piu' di altre aiutarli ad essere felici, al primo posto vengono citate le ''Istituzioni'' (55%), seguite da una sfera piu' affettiva costituita dalla somma delle citazioni per la ''comunita' di appartenenza'' (47,5%) e per gli ''amici'' (39,5%), con un dato finale complessivo pari all'87%. Interessante notare come le ''associazioni'' e gli ''amici'' abbiano registrato valori superiori alla media tra i Rom, mentre la ''famiglia'' abbia ricevuto citazioni in misura superiore alla media tra i Sinti.
Il primo dato che emerge dalla ricerca, concludono quindi Soleterre e Axis Market Research e' la profonda differenza, sia in termini di mentalita' che di vissuto quotidiano, tra i Rom e i Sinti:i primi piu' ''deboli'', almeno in termini di autopercezione, e quindi tendenzialmente piu' chiusi, meno propensi a fruire dei servizi e a relazionarsi con gli altri; piu' ''attendisti'', cioe' portati ad aspettare le cose dagli altri, dal Comune, dalle Associazioni?, meno integrati anche professionalmente (tendono maggiormente a svolgere attivita' irregolari). I Sinti, dal canto opposto, appaiono come piu' stabili, mentalmente piu' ''alla pari'', piu' aperti ed interattivi rispetto all'ambiente circostante. In una parola, anche se con le pinze, piu' ''integrati''.
E' comunque interessante notare come le aspettative di entrambi vadano in una direzione di ''integrazione'', con la necessita' cosciente di avere un lavoro ed una casa. Il secondo passo e' quindi quello di ''comunicare meglio'' i servizi utili allo scopo, vedi ''Centri per l'impiego'' o ''per la formazione'', noti a percentuali molto contenute.
Ma il primo passo, quello anche piu' stringente, e' quello comunque di cercare di garantire condizioni di vita dignitose, condizione prima per la costruzione di tutto cio' che puo' seguire. "Soleterre -dichiara il presidente dell'Associazione, Damiano Rizzi- intende proseguire il lavoro avviato con questo primo Rapporto Soleterre/Axis MR. La conoscenza di un fenomeno sociale, come quello che riguarda le popolazioni rom e sinte -sottolinea- e' una leva fondamentale per contrastare gli stereotipi sociali che possono generare derive xenofobe e razziste, e per difendere i diritti umani di ogni popolo e minoranza etnica''. (Adnkronos)
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