| RICERCA: SAVE CHILDREN, SCUOLA NEGATA A 72 MLN DI BAMBINI NEL MONDO |
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| 10/06/2008 | |
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10 giu. - Nei fatti, andare a scuola non è un diritto di tutti.
Nel mondo ci sono ancora 72 milioni di bambini (37 milioni vivono in
paesi in conflitto o reduci da guerre) che non hanno accesso
all'istruzione di base. Per garantirla a livello universale entro il
2015, secondo Save the children, servirebbero 9 miliardi l'anno,
ottenibili grazie a donazioni dei paesi industrializzati.
E qui l'Italia scivola, rivelandosi una delle nazioni che hanno collaborato di meno al raggiungimento dell'obiettivo, donando nel 2004 - ultimo dato disponibile - solo il 7% della cosiddetta "quota equa", la quota che ogni donatore dovrebbe destinare, in rapporto al proprio reddito nazionale lordo, all'educazione primaria universale.
I dati emergono dal Rapporto 2008 "Scuola, ultima della lista", diffuso oggi da Save the children, nell'ambito della campagna "Riscriviamo il futuro", che ha l'obiettivo di assicurare l'educazione primaria a 8 milioni di bambini in 20 nazioni in guerra o post conflitto.
L'Italia, che occupa il decimo posto nella top ten dei paesi che spendono di più per un anno di scuola di un bambino, nella fattispecie 6.796 dollari, si piazza invece al terz'ultimo posto della lista dei donatori, superando solo Austria e Grecia.
Il 37% della quota equa stanziata nel 2004 è stato allocato nei paesi in guerra, il 30% nei paesi a medio reddito e il 12% in quelli a basso reddito.
Per il direttore generale di Save the children Italia, Valerio Neri, anche se l'Italia ha riservato una quota parte "più consistente ai paesi in conflitto rispetto altre nazioni", le risorse che destina all'aiuto allo sviluppo sono "insufficienti" e "finché non verranno incrementate, il nostro contributo all'educazione nei paesi in guerra resterà minimo: 0,03 dollari per un anno di scuola di un bambino".
Il rapporto di Save the children rivela che, nonostante le dichiarazioni di impegno, 19 su 22 governi donatori non hanno destinato la loro quota equa per raggiungere l'educazione universale entro il 2015. Inoltre la parte destinata agli stati fragili a causa delle guerre, pari al 23% degli stanziamenti totali per l'educazione, "é stata troppo bassa rispetto al numero di bambini che non va a scuola" in quelle aree. Infine, dal rapporto emerge come nei paesi in situazioni di emergenza, l'educazione sia il settore "meno considerato e finanziato": tra il 2004 e il 2006, solo l'1,7% degli aiuti dati dai donatori è stato impiegato in questo settore. (ANSA)
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