| STUDENTI ITALIANI AL 21° POSTO PER INFELICITA'. E SE ABOLISSIMO I COMPITI A CASA? |
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| 12/03/2008 | |
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12 Mar. - Pensate a un mondo senza compiti a casa. Niente più ore passate sul dizionario di latino o di lunghi e ripetitivi esercizi matematici, niente più ansie dell'ultimo minuto in autobus la mattina. E poi: pomeriggi a guardare la tv o in giro per il centro, tempo per dedicarsi allo sport preferito, weekend di relax o di scampagnate nei paraggi.
L'iniziativa parte dagli stessi insegnanti e professori inglesi, che notano il dilagare di "un'epidemia di ansia e infelicità" tra i loro studenti, sempre più concentrati sui compiti e sulle pressioni del sistema scolastico che li "testa" continuamente (fanno una media di 30 test nella loro vita scolastica). Tutto ciò va però contestualizzato: gli adolescenti inglesi sono infatti afflitti da forti piaghe sociali che mettono a rischio la loro felicità, nello specifico la disaggregazione delle famiglie, la violenza giovanile e l'abuso di alcolici. Questi motivi hanno quindi spinto gli insegnanti a proporre l'istituzione di una "Royal Commission" indipendente che vigili sulla situazione degli studenti, e, soprattutto, a lanciare l'idea dell'abolizione dei compiti a casa, accusati di essere nella maggior parte dei casi "spazzatura" utile solo a mettere a posto la coscienza degli insegnanti. Gli unici compiti consederati veramente utili e formanti sono i cosiddetti "prep", ossia lo studio del materiale di lezione che viene messo a disposizione degli studenti prima di affrontarlo nella giornata seguente. In Italia le cose vanno un po' diversamente, ma anche da noi si nota il progressivo dilagare della noia negli studenti, riguardo alle materie affrontate a scuola e dei compiti a casa. Si dice che questo problema potrebbe essere risolto da un prolungamento del tempo speso a scuola: se facciamo i compiti in classe, in sostanza dopo le ore di lezione, riusciamo a concentrarci di più che in casa, dove abbiamo mille distrazioni e spesso siamo soli e poco incentivati. Altri suggeriscono che i compiti dovrebbero essere meno ripetititvi e più capaci di incuriosire agli argomenti trattati. Un po' meno compiti, insomma, ma "di qualità". Un approccio interessante, considerando che gli studenti italiani impiegano nello studio 10,5 ore alla settimana , quasi il doppio del tempo speso dagli studenti negli altri paesi dell'Ocse (5,9 ore a settimana). E dopo? Certo l'idea degli inglesi ci fa un po' sognare, ma siamo sicuri che un mondo senza compiti sarebbe vantaggioso per noi? Prima o poi dovremo pure abituarci a rispettare degli impegni presi e a fare cose che sono si, sgradevoli, ma fondamentali per lavorare bene e realizzarsi nella propria vita. Dando per scontato che i troppi compiti sono inutili e annoiano, meglio un mondo senza compiti o uno con pochi compiti ma veramente utili? (Gingeneration) |
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