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Ultimo aggiornamento: 29.08.2008 ore 02:00
TRASPORTI PUBBLICI: IN ITALIA VIAGGIANO A 21 KM ALL'ORA, IN SPAGNA A 38 KM Stampa E-mail
18/07/2008
18 lug. - Liberalizzazione del trasporto pubblico locale, programmazione dei servizi, maggiore attenzione alle ferrovie regionali e ai collegamenti marittimi, riordino del sistema dei porti. 
bus280x200.jpgQuesti, in sintesi, i punti principali del piano pluriennale presentato da Federmobilità al governo per procedere nel riassetto della mobilità collettiva e illustrato a Roma.
La domanda di trasporto pubblico è aumentata in modo consistente, e il crescente costo del petrolio non potrà che accentuare questa tendenza.
Ecco perché, secondo Federmobilità (forum per il governo regionale locale e urbano della mobilità sostenibile), c'è bisogno di un piano che coinvolga l'intero sistema dei trasporti a 360 gradi.
Il progetto prende in considerazione diversi fronti. L'obiettivo fondamentale è quello del mantenimento e dello sviluppo del tpl, il quale ancora oggi non è in grado di rispondere alle esigenze che cittadini hanno di spostarsi.
La velocità commerciale media dei bus italiani è di appena 21 chilometri orari contro i 38 della Spagna. Però a Milano il prezzo del biglietto incide soltanto per lo 0,8% del Pil pro capite, diversamente da Parigi (1,3%), Londra (3%) e Berlino (3,2%).
A comunicare questi dati - da cui emerge che il mezzo pubblico in Italia costa relativamente poco, ma impiega più tempo e in molti casi è scomodo - è l'assessore alle Infrastrutture della Lombardia Raffaele Cattaneo.
Sul versante risorse, stando a quanto sostiene Federmobilità, la Finanziaria 2008 ha sì disposto alcune misure di finanziamento a sostegno del tpl, ma queste si sono rivelate insufficienti a garantire l'attuale livello dei servizi: basti pensare che le risorse aggiuntive stanziate per l'anno in corso ammontano a 414 milioni di euro contro i 1.200 milioni del contenzioso per il mancato adeguamento dei trasferimenti statali per i settori gomma e ferro.
Il documento redatto da Federmobilità chiede anzitutto nuovi investimenti sulle infrastrutture e sui mezzi per metro, tranvie ferrovie e autolinee. Poi sarà necessario procedere, in tempi rapidi, alla liberalizzazione del settore, individuando un metodo adeguato a salvaguardare le competenze legislative regionali in materia.
Indispensabili anche gli interventi sui piani urbani di mobilità (Pum), attraverso il coordinamento di tutti i soggetti coinvolti (a cominciare dai ministeri) per ottimizzare l'uso delle risorse, semplificare le procedure, gestire la domanda di mobilità e sviluppare l'offerta dei servizi. Da risolvere, infine, i problemi legati ai servizi ferroviari, tra cui il finanziamento, attraverso le Regioni, delle tratte gestite da Trenitalia, i fondi per la sicurezza delle ferrovie locali, la definizione del ruolo degli enti territoriali nella programmazione dei servizi stessi. Si tratta di un impegno rilevante, un programma ambizioso che chiama in causa persino il federalismo fiscale introducendo una mobility tax che dovrebbe funzionare da ulteriore contributo (comprensivo di altre entrate) per il finanziamento del servizio pubblico.
Fra gli strumenti complementari, interventi correttivi sull'Iva riguardante i biglietti e i contratti di servizio e sull'Irap riguardante le aziende di trasporto, nonché l'introduzione di un 'ticket trasporto" per i lavoratori, come i 'ticket restaurant'.
Tuttavia, il sistema dei trasporti non è solo quello tradizionale della terraferma ma è anche quello di mari, laghi e fiumi. Il documento di rilancio firmato da Federmobilità non dimentica il ruolo dei collegamenti marittimi e lacuali, allineandosi in qualche modo al principio delle "autostrade del mare" promosse dall'ex ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. L'associazione chiede di trasferire le competenze sul cabotaggio marittimo dallo Stato alle Regioni, come è stato per le ferrovie e livello locale. Questo tipo di misura però non è applicabile se non accompagnata da un rilancio del sistema portuale. Vanno letti in questo senso l'ammodernamento delle infrastrutture nei porti commerciali, il loro collegamento con strade, ferrovie e telecomunicazioni e il rafforzamento del ruolo delle autorità portuali.
I punti critici evidenziati dal piano di Federmobilità devono essere affrontati, secondo gli addetti ai lavori, con assoluta urgenza e a tutti i livelli istituzionali, dalle Regioni alle Province, dai Comuni alle rappresentanze di imprenditori, lavoratori e soprattutto utenti dei servizi. Da qui l'appello a riattivare, in tempi brevi, il tavolo interistituzionale per il tpl già istituito presso la Presidenza del Consiglio. (da repubblica.it).
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