| 3.000.000 di anziani a rischio |
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| 22/09/2007 | |
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Sono circa tre
milioni, in Italia, gli ultrasessantacinquenni affetti da deficit
cognitivo di grado lieve: un anziano su quattro. Per loro il rischio di
demenza conclamata, nei quattro anni successivi, è tre volte superiore
rispetto ai soggetti anziani, ma con funzioni cognitive normali.
E' quanto risulta dalla ricerca Ilsa, condotta dall'Istituto di Neuroscienze del Cnr, Universitè di Firenze e dall'Istituto Superiore di Sanità, pubblicata sulla rivista Neurology.
L'osservazione condotta nell'ambito del Progetto Ilsa (Italian Longitudinal Study on Aging), da Antonio Di Carlo e Marzia Baldereschi dell'Istituto di Neuroscienze (In) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze, insieme con Domenico Inzitari, Marco Inzitari e Maria Lamassa dell'Università di Firenze e con Emanuele Scafato, coordinatore scientifico dell'Ilsa presso l'Istituto Superiore di Sanita' (Iss).
"Sulla scia di analoghe ricerche condotte a livello internazionale, questo studio ha fornito una valutazione originale sul significativo aumento del rischio di ammalarsi di una patologia invalidante come la demenza a partire da una condizione molto frequente quale il deficit cognitivo", spiega Antonio Di Carlo, dell'In-Cnr. "Tale aumento del rischio, tre volte superiore rispetto alle persone con capacità cognitive nella norma, è estremamente rilevante, considerando oltretutto il tasso gia' elevato di incidenza della demenza che, nella popolazione anziana generale, e' di circa l'uno per cento annuo, e pone in risalto la necessita' di opportune azioni preventive".
Lo studio Ilsa, che da oltre un decennio si occupa dell'invecchiamento e delle condizioni di salute degli ultrasessantacinquenni in Italia, ha gia' fornito in passato stime sulla frequenza della demenza nella popolazione italiana, valutata in circa 700 mila casi, quantificando in circa 150 mila le persone che, sofferenti o meno di deficit cognitivo lieve, si ammalano di tale patologia ogni anno.
Gli autori dello studio pubblicato sulla rivista Neurology, sono concordi nel ritenere che "il controllo dei principali fattori di rischio per la patologia cerebrovascolare, come l'ipertensione arteriosa che colpisce il 60 per cento circa della popolazione anziana, il diabete (13 per cento), il fumo, nonchè la prevenzione delle recidive dell'ictus, possano comunque contribuire in maniera significativa a controllare o a ridurre anche il rischio di deterioramento cognitivo nella popolazione anziana.
Solo per citare l'ipertensione arteriosa, nel nostro Paese oltre un terzo degli anziani ipertesi non è trattato, e circa la metà dei pazienti trattati non ha un controllo soddisfacente della pressione arteriosa".
(Fonte: Repubblica.it
)
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