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Ultimo aggiornamento: 09.01.2009 ore 01:00
450 mila persone si rivolgono ai Centri di salute mentale. La metà ha meno di 44 anni Stampa E-mail
08/12/2007
8 dic. - Più di 450 mila pazienti l'anno. Una marea montante di persone affette da diverse forme di disagio psichico che ogni anno cercano aiuto ai Centri di salute mentale, 707 presidi sparsi in maniera abbastanza omogenea sul territorio nazionale

salute mentale__280x200.jpg Ogni anno circa 450 mila persone si rivolgono ai Centri di salute mentale. La metà ha meno di 44 anni.

A Roma c'è una sola pattuglia dei vigili urbani che può effettuare il Tso, il Trattamento sanitario obbligatorio riservato ai malati di mente.

E se nella stessa giornata due interventi capitano in quartieri opposti della città, tra l'uno e l'altro possono passare anche cinque ore. Il Tso rappresenta l'ultima forma di ricovero coatto ancora esistente nel nostro Paese e si applica in casi ...

Più di 450 mila pazienti l'anno. Una marea montante di persone affette da diverse forme di disagio psichico che ogni anno cercano aiuto ai Centri di salute mentale, 707 presidi sparsi in maniera abbastanza omogenea sul territorio nazionale e preposti ad accogliere psicotici, ma anche persone con disturbi dell'umore e ansiosi.

A fotografare, dal punto di vista quantitativo, la mappa del disagio in Italia è una ricerca, finanziata dal ministero della Salute e dalla Regione Piemonte, condotta dal Centro studi Ricerche in Psichiatria. Da cui emerge un disagio ben più diffuso di quanto si immaginasse.

Nel dettaglio: ogni anno si rivolgono ai centri oltre 230 mila nuovi malati dei quali rimangono in trattamento circa 85 mila. Ovvero: più della metà, dopo aver cercato aiuto, si disperde, torna nel silenzio o preferisce - come risulta dall'inchiesta di Altroconsumo - affidarsi alle strutture private.

Lo studio di Altroconsumo sonda il comportamento di chi è alle prese con le malattie dell'anima. Contrariamente a quanto accade negli altri paesi europei, meno del 7% si affida al medico di famiglia e nella metà dei casi non trae alcun giovamento. Una percentuale preoccupante perché già oggi la depressione provoca 60mila suicidi nella UE. Positivi invece i giuduzi di chi sceglie medici specialistici.

Troppi invece tornano nel silenzio, pregiudicando così qualunque possibilità di guarigione, o, almeno, di sollievo. Perché ai disturbi mentali c'è rimedio, assicurano i sanitari; e persino la schizofrenia si può tenere sotto controllo, come ha mostrato una recente ricerca dell'Università di Verona: il 24% dei malati migliora significativamente e oltre la metà non peggiora. A patto, però, che seguano un programma che, accanto alla terapia farmacologica, sappia accompagnarli nel percorso di vita, attraverso ricadute e miglioramenti, aiutandoli con interventi psicosociali, fornendo il ricovero in ospedale, quando necessario, ma anche l'aiuto di centri di accoglienza diurna.

La legge 180, che mezzo mondo ci invidia, prevede che i malati possano riferirsi a presidi di primo soccorso (i Csm, appunto) e che questi, poi, siano in grado di assicurare coordinamento e continuità delle cure e presa in carico, ovvero la certezza che il paziente venga seguito anche quando viene mandato a strutture operative più complesse, il day hospital, le comunità di accoglienza e, nei casi più gravi, l'ospedale vero e proprio. "I centri ci sono e più della metà ha i collegamenti con ospedali e comunità tali da poter seguire il paziente nell'iter terapeutico. Dopo trent'anni possiamo finalmente dire che la legge tiene", commenta

Intanto non ci resta che annotare che oltre la metà degli italiani affetti da disagio psichico in cura nei Centri hanno meno di 44 anni. E che, nel caos delle città, si rivolgono ai centri molte persone affette da ansia o da semplici disturbi dell'umore. Schizofrenia e disturbi della personalità ammontano a circa il 47% dei malati in cura. Insomma, si conferma il quadro di un disagio in crescita, magari non psicotico ma molto, molto grave. (L'Espresso)

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