| Aumentata del 59% in 7 anni la vendita della "pillola del giorno dopo" |
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| 14/11/2007 | |
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15 Nov. - Da giugno 2006 a
luglio 2007 sono state vendute in Italia 356mila pillole del giorno dopo. Quasi
mille al giorno. Oltre la metà delle acquirenti ha meno di vent'anni (55%), il
resto delle pillole è andato alle signore dai 20 ai 50 anni (45%). La ragazzina crede nel loro amore. «Stiamo insieme
da quasi tre mesi, ci conosciamo e ci amiamo », confida a internet. Di lui si
fida. Nulla può succedere. Malattie, Aids, figli: solo parole.
E per un g/rande amore così «il preservativo non è necessario », perché «se si usa un attimo il cervello, non serve». Tanto poi «per fortuna esiste la pillola del giorno dopo». Il boom La pensano così in tante.
Ragazzine e donne. Da giugno 2006 a
luglio 2007 sono state vendute in Italia 356mila pillole del giorno dopo. Quasi
mille al giorno. Oltre la metà delle acquirenti ha meno di vent'anni (55%), il
resto delle pillole è andato alle signore dai 20 ai 50 anni (45%). Donne che
hanno scelto di pensare dopo anziché prima, che alla prevenzione dei
tradizionali metodi contraccettivi preferiscono la soluzione dell'ultimo
minuto. Più facile. Ma anche più dolorosa. E non sono poche ad averla assunta più di una volta. Eppure l'offerta di contraccettivi non è limitata. Pillola tradizionale, anelli, spirali, preservativi, cerotti sarebbero un buon aiuto a limitare o eliminare la trasmissione di malattie sessuali e a evitare gravidanze non programmate. Invece, pur essendo la pillola ancora il metodo più diffuso, non è più così scelta per proteggersi, in particolare dalle under 20. E il preservativo diventa «solo un oggetto fastidioso »: dal '95 al 2005 l'incremento di vendite è stato solo di duemila pezzi (da 98.200 a 100.200). E se il numero degli aborti tra le italiane nel 2005 è molto calato (132.790 casi, meno 60%) rispetto al picco dell'82 (234.801), di quelle quasi 133mila interruzioni volontarie di gravidanza, 4.040 sono state effettuate su ragazze tra i 15 e i 17 anni. Contraccezione negli anni «Questo dimostra il fallimento dell'educazione contraccettiva: negli ultimi dieci anni c'è stato un disinvestimento sulla contraccezione e un metodo d'emergenza come la pillola del giorno dopo diventa un metodo contraccettivo, soprattutto tra le giovanissime », riflette Alessandra Graziottin , ginecologa, direttrice del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele di Milano. Spiega: «Negli anni '80, l'attenzione è stata altissima: c'era l'Aids». Si sono fatte un mucchio di campagne per l'uso del preservativo, anche tra gli adolescenti, «ricorda l'opuscolo con Lupo Alberto? ». Poi, dal '95, «l'Aids da malattia mortale è diventata malattia croni ca e la guardia è stata abbassata, dimenticando che esistono altre malattie ». Ogni giorno la dottoressa si trova di fronte decine di madri e figlie: «Quando chiedo alle ragazze che contraccettivo usano e mi rispondono "nessuno", le mamme ridono. E io vorrei strozzarle! Ma come "nessuno"? Ed elenco le malattie che rischiano di contrarre proprio a causa di quel "nessuno"». Le altre malattie Già, perché la mancanza di contraccezione sta portando ad un aumento nella diffusione delle malattie veneree. Papillomavirus, chlamydia, herpes genitale, gonorrea, sifilide: «C'è stato un raddoppio di casi - sostiene la Graziottin -, per la chlamydia siamo a 6 volte di più». E infatti il ministero della Sanità la scorsa estate ha lanciato la campagna «Non solo Aids » (numero verde 800.861.061) per sottolineare che ci sono anche altre malattie trasmissibili sessualmente. E il prossimo primo dicembre, giornata mondiale contro l'Aids, uno spot della regista Francesca Archibugi ricorderà che anche l'Aids non è scomparsa: ogni anno in Italia vengono registrati quasi 4.000 nuovi casi. L'educazione sessuale «Ma sono tanti i ragazzi e le ragazze che nonostante tutto ancora non si decidono ad usare il preservativo, però non è tutta colpa loro». Perché, ragiona Camila Raznovich, «non c'è la minima educazione sessuale». La vj di Mtv conduce da anni «LoveLine», programma tv che parla di sesso. Ne ha sentite e ne ha lette parecchie sul forum, soprattutto di giovanissimi. Come Luana che scrive: «Io non uso nulla... in realtà non penso alle malattie, non credo che una persona sia così cattiva da non dirlo se avesse qualcosa...». O Anonima: «Io e il mio ragazzo qualche volta lo usiamo qualche volta no, ma senza è veramente meglio». Perciò la Raznovich chiede «l'ora di educazione sessuale obbligatoria nelle scuole, come l'inglese e l'informatica, ma subito, dalle medie: è fondamentale», insiste, perché «i ragazzini sanno tutto di tecnologie ma nessuno gli spiega che le malattie si prendono ancora e che ancora si resta incinta». È d'accordo anche la Graziottin, che in più suggerisce una responsabilizzazione dei maschi: «La contraccezione è sempre più solo un affare da donne, invece l'amore si fa in due, i ragazzi vanno coinvolti». Così come è necessario riscoprire i consultori. Un'inchiesta fatta tra gli adolescenti del Nord-Est rivela che il 64% delle ragazze e l'86% dei ragazzi non sa neanche dove siano. Da parte sua, il ministro della Sanità Livia Turco appoggia e promuove l'educazione sessuale, soprattutto a scuola, ma chiede anche di «investire sulla relazione, sull'apertura all'altro, su una vera educazione sentimentale per i giovani». Compiti non delegabili però solo a scuola e professori: «Dobbiamo assumerci collettivamente una responsabilità sociale più vasta, che coinvolga tutti, nessuno escluso, pubblicità, media, tv, cinema ». (Corriere della Sera) |
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