| Il 55% DI NO, ai parenti della pecora Dolly nel piatto. |
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| 11/11/2007 | |
11 nov. - Una netta maggioranza del 55 per cento
ritiene necessario che l'Italia e l'Europa proibiscano sempre
la possibilita' di vendita di carne, latte e formaggi
proveniente da animali clonati che dopo quasi undici anni dalla
scoperta della pecora Dolly, pubblicata sulla rivista Nature
del febbraio 1997, si sono moltiplicati nei diversi continenti.
E' quanto emerge dall' indagine descrittiva on line condotta
sul sito www.coldiretti.it dalla
quale si evidenzia peraltro che per ben il 36 percento e'
necessario che l'Italia e l'Europa consentano la vendita di
questi alimenti con una etichettatura obbligatoria che permetta
ai consumatori di distinguerli. Solamente l'8 percento ritiene
che la scienza ha dimostrato che questi alimenti sono
perfettamente equivalenti agli altri ed e' quindi necessario
consentirne la vendita senza alcun tipo di indicazione, mentre
l'1 per cento non e' in grado di dare una risposta.
Se da parte dell'Onu viene l'invito alla comunita'
internazionale a mettersi d'accordo su un'eventuale messa al
bando mondiale della clonazione umana, negli Stati Uniti la
Food and drug administration (Fda) ha gia' dato
l'autorizzazione alla libera circolazione degli alimenti frutto
delle clonazioni che non dovranno essere distinti dagli altri
con etichette particolari e la stessa Commissione europea ha
chiesto all'agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa)
di valutare sotto il profilo scientifico la sicurezza
alimentare e al gruppo europeo sull'etica di aggiornare il loro
parere sulla tecnica della clonazione che si prepara a uscire
dai confini della semplice ricerca.
La clonazione riguarda gia' molti animali da allevamento e,
tra l'altro, oltre alle pecore e' stata annunciata recentemente
la clonazione stabile di un maiale per quattro generazioni dal
genetista giapponese Hiroshi Nagashima dell'Universita' Meiji
di Tokyo, mentre sperimentazioni sono state effettuate anche in
Italia con il toro Galileo, la cavalla Prometea e anche un
muflone selvatico. I risultati dei numerosi sondaggi che hanno
dimostrato che i cittadini americani non sono interessati
all'acquisto di latte proveniente da animali clonati, ha
convinto al momento la Dean Food, principale industria casearia
degli Stati Uniti, a non utilizzare il latte prodotto da mucche
clonate sebbene il verdetto della Food and Drug Administration
(Fda) stabilisca che non ci sono differenze tra mucche, maiali
e pecore clonate rispetto agli animali tradizionali. Una
decisione che segue quella gia' espressa da aziende piu'
piccole come Ben & Jerry's Ice Cream e Organic Valley, che
avevano gia' scelto di seguire la strada intrapresa dalla
societa' texana, nel timore di andare incontro a un calo delle
vendite. (AGI)
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