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Ultimo aggiornamento: 06.07.2008 ore 02:00
Tumori: con la media del 19,2% le fumatrici milanesi superano il record nazionale Stampa E-mail
26/10/2007
A Milano la percentuale più alta d´Italia: il tasso di donne fumatrici raggiunge il livello record di 19,2% contro la media del 17,6% del resto d´Italia. È il nuovo dato allarmante emerso nella conferenza "Donne, fumo e tumore al polmone" promosso da Onda,
l´Osservatorio nazionale sulla salute della donna, in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi, l´Istituto Europeo di Oncologia, l´Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori e la Lilt, posacenere.jpgla Lega italiana per la lotta contro i tumori. Il fumo e lo stile di vitafrenetico e stressante portano le ragazze e le donne più giovani che vivono nel capoluogo lombardo a consumare un numero eccessivo di sigarette.
Le donne milanesi hanno così ottenuto un record negativo per la loro salute: sono, infatti, quelle che più di tutte, in Italia, si ammalano di tumore al polmone. Se negli anni Settanta in Italia morivano 2.300 donne all´anno a causa di questo male oggi ne muoiono 6.200.
Un dato che aumenta continuamente.
Gianni Ravasi, presidente della Lilt milanese, spiega che «il problema allarmante è che il fumo è in grande crescita proprio nella popolazione femminile, che è quella con maggiore predisposizione genetica verso il tumore al polmone. Esiste poi un modo tutto femminile di fumare che fa preferire le sigarette leggere, nell´illusione che facciano meno male. Ma le sigarette leggere sono, paradossalmente, proprio le più pericolose, perché vengono aspirate con forza nei polmoni. Meglio, piuttosto, i più maschili sigari toscani, che non vengono aspirati».
Ma perché le donne milanesi sono portate a fumare di più? Bisognerebbe indagare nella psicologia femminile: «Non si tratta solo di uno scimmiottamento dei comportamenti maschili, né degli effetti inevitabili dell´emancipazione culturale che porta ad avere comportamenti simili tra maschi e femmine – afferma Ilaria Malvezzi, direttore della Lilt. Sembra esserci qualcosa di più. Qualcosa che ha a che fare proprio col carattere femminile. Facciamo molta più fatica a far smettere di fumare le giovani donne piuttosto che i maschi. Mentre le famiglie sembrano sottovalutare troppo spesso i pericoli del fumo. Spaventate da altri rischi più grandi come la droga o gli incidenti stradali, lasciano correre qualche sigaretta. Con effetti devastanti sulla salute».
E’ anche vero, però, che la donna di oggi ha alle spalle un vissuto più complicato di quello dell´uomo, fatto di figli, casa e lavoro. «La sigaretta diventa così l´alleato migliore per vincere ansie e stress legati a questo triplo ruolo - prosegue Francesca Merzagora, presidente di Onda. Ma le donne fumatrici oltre a sviluppare più tumori hanno più difficoltà al concepimento e finiscono con andare in menopausa più precocemente». La ricerca oncologica più avanzata, per fortuna, non ci offre solo notizie allarmanti .
«Negli ultimi anni - spiega Paolo Bidoli, nuovo direttore dell´Unità di Oncologia medica dell´ospedale San Gerardo di Monza - nuove terapie molecolari, i cosiddetti "farmaci intelligenti", quali gli inibitori delle tirosin-chinasi, stanno dando ottimi risultati. Sono i farmaci biologici, in grado di agire in modo selettivo contro precisi bersagli, il futuro della ricerca a cui guardiamo con maggiore fiducia». Mentre uno dei più promettenti strumenti di prevenzione del tumore polmonare è rappresentato dalla Tac spirale a basso dosaggio nelle persone a rischio. «Una tecnica che consente di rilevare noduli polmonari di piccolissime dimensioni - spiega Giulia Veronesi, vice direttore del dipartimento di chirurgia toracica dell´Istituto Europeo di Oncologia. - Ci aspettiamo che la ricerca in questo ambito darà i suoi frutti in termini di riduzione della mortalità per tumore polmonare, in una prospettiva di uno o due decenni». Secondo uno studio pubblicato sulla rivista dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e presentato a Palermo nell'ambito del Congresso dell'Associazione Nazionale di Oncologia Medica, comunque, dal 1970 la mortalità globale per i tumori è diminuita del 20% per l’uomo e del 24% per la donna.
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