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10 gen. - di Francesco Fusco -
E’ un comunicato choc che dovrebbe far riflettere il Governo e il
Parlamento italiano, che si balocca in diatribe senza senso e in lotte
intestine prendendo spunto da quale legge elettorale o per trovare
soluzione a un problema vecchi di 15 anni come la spazzatura della
Campania quello emanato il 9 gennaio dall’Agenzia Francese per gli
Investimenti Internazionali.
“ll Governo francese vara il credito d’imposta a sostegno di attività
di ricerca e sviluppo più vantaggioso in Europa. La riforma innalza dal
10 al 30% la copertura delle spese in Ricerca e Sviluppo annue
rimborsabili, fissando il tetto massimo di finanziamento a 100 milioni
di Euro.
Oltre tale soglia si beneficerà comunque di un credito del 5%
delle spese mentre viene abolito definitivamente il vecchio limite
fissato a 16 milioni di Euro. “Questa misura dimostra il forte impegno
della Francia nel sostegno all’innovazione. Molte aziende – sia
Francesi che straniere – beneficeranno di questi importanti incentivi,
che contribuiranno ad attirare in Francia le più importanti realtà nel
campo della ricerca.” ha dichiarato Philippe Favre, Presidente
dell’Agenzia Invest in France. Per le aziende che non hanno mai beneficiato del credito d’imposta o
per quelle che non ne hanno usufruito negli ultimi 5 anni, il credito
d’imposta sarà ancora più elevato.
Saranno coperte il 50% delle spese
del primo anno ed il 40% delle spese del secondo anno. La copertura
finanziaria di tale misura fiscale e inoltre destinata a triplicare
entro il 2012. Il nuovo, e più vantaggioso, credito vuole porsi quindi
come misura concreta a sostegno della crescita economica, incoraggiando
le aziende presenti in Francia nei loro sforzi nel campo della ricerca
e sviluppo.”
Mentre in Italia ci gingilliamo, con il linguaggio ipocrita del
“politically correct” fra le responsabilità di Sassolino e veniamo
additati come “sporcaccioni in declino”, ascoltiamo le sparate di
Pecoraro Scanio contro i rigassificatori e il nucleare salvo poi
approvare l’invio dell’esercito in Campania quando si è già nel
baratro, seguiamo le diatribe tra Ferrero e Damiano, o Mastella e
Grillo, Visco e Speciale, gli altri paesi Europei, per fronteggiare
anche la crisi derivante dalla globalizzazione e dall’Euro sempre più
forte, si muovono per aiutare le loro aziende a primeggiare con nuovi
prodotti e nuovi sistemi di produzione. E si pongono come obiettivo
attrarre nel Paese nuovi ricercatori.
Quelli che da noi sono ancora
precari, hanno stipendi da fame, e vedono mortificata ( parliamo di
quelli preparati, non dei raccomandati) la loro professionalità da
stipendi da fame perché le aziende non possono spendere più di tanto, o
altre chiudono perché hanno prodotti obsoleti superati dalla
concorrenza. Parole su parole, ma fatti, veramente incisivi niente. E
non basta eliminare qualche punto di cuneo fiscale, come chiesto da
Confindustria, inseguire la trimurti sindacale sul rinnovo dei
contratti, parlare di 100 euro come traguardo di aumenti salariali per
incrementare i consumi interni o di tassare i redditi finanziari per
far cassa.
Si tratta di aria fritta, simile ai tanti discorsi e alle
tante promesse fatte in 15 anni per la Campania accompagnate da tanti
soldi, miliardi di euro buttati al vento per creare clientela. Non
risolvono, sono pannicelli caldi. Per ritrovarci fra poco al punto di
prima.
La Francia insegna che si può uscire dal deficit ( come ha fatto
dopo i rimbrotti dell’Europa) la Spagna incrementa il PIL, e noi stiamo
a guardare beandoci delle parole e delle comparsate a Porta a Porta o a
Ballarò, irritati dalle domande più incisive fatte dai conduttori,
svicolando, mai dando risposte che siano tali. Quando avremo in Italia
qualcuno capace di avere il coraggio per fare?
Francesco Fusco
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