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Ultimo aggiornamento: 09.01.2009 ore 01:00
La Francia vara per la ricerca il credito d’imposta più vantaggioso d’Europa. E noi? Stampa E-mail
10/01/2008
10 gen. - di Francesco Fusco - E’ un comunicato choc che dovrebbe far riflettere il Governo e il Parlamento italiano, che si balocca in diatribe senza senso e in lotte intestine prendendo spunto da quale legge elettorale o per trovare soluzione a un problema vecchi di 15 anni come la spazzatura della Campania quello emanato il 9 gennaio dall’Agenzia Francese per gli Investimenti Internazionali.
franciacornice.jpg “ll Governo francese vara il credito d’imposta a sostegno di attività di ricerca e sviluppo più vantaggioso in Europa. La riforma innalza dal 10 al 30% la copertura delle spese in Ricerca e Sviluppo annue rimborsabili, fissando il tetto massimo di finanziamento a 100 milioni di Euro.
Oltre tale soglia si beneficerà comunque di un credito del 5% delle spese mentre viene abolito definitivamente il vecchio limite fissato a 16 milioni di Euro. “Questa misura dimostra il forte impegno della Francia nel sostegno all’innovazione. Molte aziende – sia Francesi che straniere – beneficeranno di questi importanti incentivi, che contribuiranno ad attirare in Francia le più importanti realtà nel campo della ricerca.” ha dichiarato Philippe Favre, Presidente dell’Agenzia Invest in France. Per le aziende che non hanno mai beneficiato del credito d’imposta o per quelle che non ne hanno usufruito negli ultimi 5 anni, il credito d’imposta sarà ancora più elevato.
Saranno coperte il 50% delle spese del primo anno ed il 40% delle spese del secondo anno. La copertura finanziaria di tale misura fiscale e inoltre destinata a triplicare entro il 2012. Il nuovo, e più vantaggioso, credito vuole porsi quindi come misura concreta a sostegno della crescita economica, incoraggiando le aziende presenti in Francia nei loro sforzi nel campo della ricerca e sviluppo.” Mentre in Italia ci gingilliamo, con il linguaggio ipocrita del “politically correct” fra le responsabilità di Sassolino e veniamo additati come “sporcaccioni in declino”, ascoltiamo le sparate di Pecoraro Scanio contro i rigassificatori e il nucleare salvo poi approvare l’invio dell’esercito in Campania quando si è già nel baratro, seguiamo le diatribe tra Ferrero e Damiano, o Mastella e Grillo, Visco e Speciale, gli altri paesi Europei, per fronteggiare anche la crisi derivante dalla globalizzazione e dall’Euro sempre più forte, si muovono per aiutare le loro aziende a primeggiare con nuovi prodotti e nuovi sistemi di produzione. E si pongono come obiettivo attrarre nel Paese nuovi ricercatori.
Quelli che da noi sono ancora precari, hanno stipendi da fame, e vedono mortificata ( parliamo di quelli preparati, non dei raccomandati) la loro professionalità da stipendi da fame perché le aziende non possono spendere più di tanto, o altre chiudono perché hanno prodotti obsoleti superati dalla concorrenza. Parole su parole, ma fatti, veramente incisivi niente. E non basta eliminare qualche punto di cuneo fiscale, come chiesto da Confindustria, inseguire la trimurti sindacale sul rinnovo dei contratti, parlare di 100 euro come traguardo di aumenti salariali per incrementare i consumi interni o di tassare i redditi finanziari per far cassa.
Si tratta di aria fritta, simile ai tanti discorsi e alle tante promesse fatte in 15 anni per la Campania accompagnate da tanti soldi, miliardi di euro buttati al vento per creare clientela. Non risolvono, sono pannicelli caldi. Per ritrovarci fra poco al punto di prima.
La Francia insegna che si può uscire dal deficit ( come ha fatto dopo i rimbrotti dell’Europa) la Spagna incrementa il PIL, e noi stiamo a guardare beandoci delle parole e delle comparsate a Porta a Porta o a Ballarò, irritati dalle domande più incisive fatte dai conduttori, svicolando, mai dando risposte che siano tali. Quando avremo in Italia qualcuno capace di avere il coraggio per fare? Francesco Fusco
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