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Ultimo aggiornamento: 16.05.2008 ore 20:56
1.451 TOP MANAGER "eleggono" l'Italia il paese meno sensibile alle problematiche ambientali Stampa E-mail
23/01/2008
23 gen. - Dalla XVIIª edizione dell'Ups Europe Business Monitor, sondaggio annuale in cui 1.451 top manager in sette Paesi europei sono stati chiamati ad esprimere le proprie opinioni su diversi temi che influenzano il business in Europa, emergono alcuni dati significativi, tra i quali il primato negativo dell'Italia in materia di ecologia.

ambiente280x200.jpgGermania e Svezia si sono piazzate prime a pari merito in cima alla classifica delle nazioni europee più verdi ottenendo il 23% ciascuna del totale dei voti. Tuttavia, mentre la Germania deve il suo successo al voto di metà dei propri dirigenti (48%), i più favorevolmente colpiti dalle credenziali verdi della Svezia sono stati gli intervistati in Belgio, Regno Unito e Italia che hanno così contribuito al suo primo posto accanto alla Germania.

Con un significativo auto-voto da parte di un terzo dei propri dirigenti, l'Italia viene, invece, indicata come la nazione europea meno sensibile alle problematiche ambientali, con il 14% dei voti totali. L'Italia finisce così in fondo alla classifica, dietro Grecia (11%) e Federazione Russa (9%), come nazione meno verde d'Europa.

Secondo il 59% dei manager in Europa, però, non tutto è perduto nella corsa per salvare il pianeta.

Quando si tratta di tutelare l'ambiente, i dirigenti in Europa ripongono la propria fiducia per lo più nell'Unione Europea, con il 43% convinto che l'UE dovrebbe essere l'autorità predisposta a definire standard ambientali obbligatori per l'industria. L'UE registra alti livelli di consenso soprattutto nei Paesi Bassi, in Belgio e Spagna (rispettivamente 68%, 65% e 55%). In forte controtendenza rispetto agli altri dirigenti in Europa, i top manager nel Regno Unito non hanno fiducia nella capacità dell'Unione nel fissare gli standard ambientali (18%) e tendono a preferire invece i governi nazionali (43%). Al contrario, i dirigenti in Europa non si fidano della capacità di stabilire standard a tutela dell'ambiente di associazioni industriali (solo 6%) o di organizzazioni non governative ecologiste (3%). (La Stampa)

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