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24 giu. - E' da sfatare l'idea che l'Italia detenga il triste primato in Europa per incidenti sul lavoro e morti bianche. Lo evidenzia l'Inail dati alla mano.
Secondo l'ultima rilevazione resa disponibile da Eurostat, che tiene conto degli incidenti con assenze dal lavoro di almeno 4 giorni e non contempla gli infortuni in itinere (ovvero quelli sul percorso casa lavoro e viceversa), il nostro Paese non e' affatto maglia nera in Europa.
Nel 2006, ultimo anno disponibile, l'Italia ha infatti
registrato un indice infortunistico pari a 2.812 infortuni per 100mila
occupati, inferiore alla media delle due aree UE (3.469 per l'Area-Euro
e 3.013 per l'Europa a 15), collocandosi per tasso di incidenza al di
sotto di importanti Paesi come Spagna, Francia e Germania.
Stesso discorso per gli infortuni mortali, dalla cui rilevazione
l'Eurostat esclude quelli in itinere e quelli dovuti a incidenti
stradali nel corso del lavoro, in quanto non registrati da tutti i
Paesi.
Anche in questo caso, infatti, con 2,9 decessi per 100mila occupati nel
2006 l'Italia, pur presentando un indice leggermente superiore alla
media UE, si pone al di sotto di grandi Paesi come Portogallo, Austria,
Grecia, Spagna e Francia.
E il dato risulta ancora piu' significativo
se si tiene conto che - dal punto di vista delle morti sul lavoro - il
2006 rappresenta per il nostro Paese un anno sfavorevole e in
controtendenza.
C'e' da considerare, peraltro, come il fenomeno si e'
poi sensibilmente ridimensionato, in virtu' dei dati relativi ai casi
mortali del 2007 e del 2008.
La raccomandazione che giunge dall'Europa, dunque, e' quella di tenere
conto dei differenti criteri di rilevazione adottati dai vari Paesi,
utilizzando tassi di incidenza standardizzati. I criteri utilizzati,
infatti, possono essere estremamente diversi e, da questo punto di
vista, l'Italia appare tra i Paesi piu' completi
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