BULGARIA: A RISCHIO IMPASSE LE ELEZIONI LEGISLATIVE DEL 5 LUGLIO
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02 lug. - Elezioni legislative in Bulgaria, a rischio
impasse. Il voto del 5 luglio sarà infatti un banco di prova per
testare i nuovi equilibri di forze delineati dalle elezioni europee di
inizio giugno. Da una parte la necessità per il premier uscente, Sergei
Stanishev, di riconquistare la piazza e dall'altra la volontà del
sindaco di Sofia Boiko Borisov, leader del Gerb, di scalare le vette
della politica locale.
In mezzo, la possibilità che l'esito del voto consegni un quadro poco chiaro, senza una maggioranza precisa, che rischia di lasciare il Paese nell'incertezza, in un momento di grave crisi economica e con una nuova ondata di processi per corruzione.
Secondo i sondaggi, la formazione di centro-destra Gerb potrebbe vincere le elezioni, ottenendo il 32% delle preferenze, un risultato che non gli permetterebbe di governare senza l'appoggio di altri partiti.
A tallonare il partito di Borisov, infatti, sarebbero i Socialisti che potrebbero ottenere tra il 17% e il 22%. E se il Gerb esclude fin da ora la possibilità di una grande coalizione, gli analisti prevedono che i negoziati per la formazione del governo potrebbero durare a lungo, anche per tutta l'estate, per concludersi poi con un nulla di fatto e il ricorso ad elezioni anticipate già in autunno. Sia a destra che a sinistra è evidente, però, che la formazione di un governo stabile e in tempi brevi sarebbe la ricetta migliore per curare le ferite di un'economia che ha subito duramente i colpi della crisi.
Secondo il capo dei consulenti economici del Gerb, Simeon Diankov, "è importante, più che mai, che il governo entri in attività rapidamente. La Bulgaria inizia ad entrare nel periodo più duro della crisi". Una richiesta che arriva direttamente dall'unione degli industriali bulgari Ceibg, che ha lanciato un'iniziativa chiamata "Patto di stabilità" per spingere il prossimo esecutivo a avviare "un piano di azione immediato per l'ingresso nell'Eurozona" e "i negoziati con il Fondo Monetario internazionale per un sostegno economico", come hanno fatto già la vicina Romania e l'Ungheria. Un'iniziativa che è stata accolta freddamente dai Socialisti.
Il primo ministro uscente Sergei Stanishev ha ricordato che il "Fmi non distribuisce denaro in cambio di niente. Le condizioni che ha posto a Paesi coma la Romania, la Lettonia e l'Ungheria sono tagli importanti e anche restrizioni in materia di politiche nazionali". Tra queste la revisione del bilancio, che dovrà fare i conti con la riduzione degli investimenti esteri diretti del 50% nei primi quattro mesi dell'anno e il Pil che è entrato in recessione dopo -5% del primo trimestre, successivo a -1,6% dell'ultimo trimestre 2008.
A parlare a favore è stato invece Borisov che puntando alla poltrona di premier, pur ammettendo "che non si corre solo per quello", ha già garantito che il suo possibile governo prenderà la strada di un'iniziativa di sostegno all'economia, anche con il ricorso al Fmi.
E se la partita non si gioca soltanto tra Gerb e Psb, gli altri 12 partiti e le quattro alleanze affilano le armi per ottenere un posto tra i 240 del Parlamento bulgaro.
Il partito della minoranza turca Mdl, membro della coalizione governativa uscente, potrebbe ottenere dal 9 al 12%, secondo gli ultimi sondaggi, mentre gli ultranazionalisti di Ataka sperano in un 8-10%. I sondaggi dividono lo spettro parlamentare tra 7-8 partiti, una situazione che complicherebbe inevitabilmente le consultazioni per la formazione dell'esecutivo, soprattutto se si considerano i veti contro Ataka e sulla coalizione destra-sinistra. Quest'ultima possibilità, l'unica che probabilmente potrebbe garantire una maggioranza in Parlamento, non è esclusa proprio dal premier uscente secondo cui "lo scenario peggiore sarebbe un'anarchia politica in tempo di crisi".
Tutti i partiti, però, annunciano di avere un obiettivo comune: ripulire l'immagine di Sofia, appannata dai numerosi scandali di corruzione. Un traguardo che ha come maggiore destinatario Bruxelles, che l'anno scorso ha congelato i fondi europei destinati alla Bulgaria per i mancati risultati nella lotta alla corruzione. La campagna elettorale è stata anche segnata dai ripetuti appelli, anche televisivi, contro la compravendita di voti, molto diffusa soprattutto tra la minoranza rom, un male endemico della Bulgaria anche nelle passate elezioni.
Tangenti, regalie e distribuzione di beni alimentari alle comunità più povere sono prassi consolidata dalla transizione dal periodo comunista nonostante la possibile condanna a sei anni di prigione e la multa di 10 mila euro, per chi viene accusato di questo reato. Che si tratti di una modalità riconosciuta lo dimostrano i dati del sondaggio di Nciom secondo cui il 12% degli aventi diritto è disposto a votare per chi lo paga. Per controllare l'andamento delle votazioni di domenica l'Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa (Osce) ha inviato una missione di osservatori. Un'altra caratteristica di questo voto è che per la prima volta in corsa per un seggio ci sono anche indagati sotto processo, che godono dell'immunità con lo status di candidato. Tra questi i fratelli Galev, due uomini d'affari, veri padroni della città di Dupnitza, accusati di estorsione.
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